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Liberata nel porto di Bari un'altra tartaruga curata dal WWF a Molfetta
26 luglio 2009
BARI -
Caretta Caretta è il nome scientifico della tartaruga liberata in mare dal WWF presso il porto di Bari. L'esemplare è stato ritrovato dagli stessi militari della Capitaneria in mare con ben due ami infilzati nel collo e nell'intestino L'esemplare, ha l'apparente età di 13-14 anni di età, 18 kg e dal sesso non facilmente deducibile per la puerile età. “Siccome il primo amo è arrugginito, si capisce che questo è da anni trafitto nella tartaruga. Il secondo, per via della sua peculiare forma, è un amo con lenza di tipo giapponese proprio della pesca a palangrese”, afferma il coordinatore regionale del WWF Puglia, Pasquale Salvemini, il quale da 20 giorni si è preso cura del rettile insieme agli altri componenti del centro del WWF di Molfetta.
La tartaruga ha subito un intervento da parte del Prof. Antonio di Bello della Facoltà di Medicina Veterinaria di Bari, che si è dimostrata sempre disponibile a contribuire con il proprio operato.
Quindici
ha partecipato alla liberazione di questa tartaruga, che è stata affettuosamente denominata “Bella” da una attivista del WWF. Imbarcata su un veicolo acquatico della Capitaneria di Porto di Bari e condotta fuori dal porto, la tartaruga è stata resa libera dove l'acqua non era inquinata e più propizia all'ambientazione del rettile munito di due targhette di riconoscimento sulle pinne anteriori riportanti il numero seriale attraverso il quale, in caso di un nuovo recupero, possa essere nota la sua storia clinica.
L'appuntamento si rinnova per un'altra tartaruga recuperata proprio ieri a 15 miglia di distanza dal porto di Mola di Bari (foto) da alcuni diportisti e consegnata al circolo navale Dafne, il quale ha affidato al WWF di Molfetta il compito di salvare un'altra tartaruga da una morte certa.
“Anche questa tartaruga subirà un intervento per essere liberata da un amo con la lenza, e verrà liberata questa volta presso la prima cala di Molfetta tra circa 20 giorni” sostiene Salvemini (foto), un uomo continuamente in azione spinto da una passione per gli animali e dall'avversità per tutti gli illeciti che l'uomo compie per un lucro a breve termine nei confronti dell'ambiente e di quegli esseri più deboli che molte volte si identificano con gli animali, ma non solo. Perché le conseguenze degli atti illeciti ricadono anche sugli altri uomini, e sui nostri figli (nella foto Pasquale Salvemini del Wwf).
Rovinare scogliere per prendere dattili, che impiegano decine di anni per svilupparsi, incendiare boschi, cementare spiagge e tante altre azioni sono tutte contro la vita degli altri, contro gli equilibri della natura, contro i nostri stessi equilibri. Perché l'uomo non è un dio in terra, ma è a pari livello con qualsiasi altro essere, non è dispensatore di vita, ma al massimo può renderla migliore sempre però tenendo conto del rispetto verso gli altri. Questa educazione va impartita dalle famiglie, poi dalle scuole e dalla società. La cultura del rispetto, per gli altri e dunque per la natura, deve essere alla base del nostro bagaglio culturale, deve essere il fondamento del nostro vivere civile.
Autore:
Saverio Tavella
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Navigatore Solitario
26 Luglio 2009 alle ore 00:00:00
"GAIA ATLAS of PLANET MANEGEMENT"-1970. --------------- Il mare offre all'uomo abbondanti risorse per il suo sostentamento, ma per ignoranza e per veri e propri errori, stiamo mettendo in pericolo tutta questa enorma ricchezza, provocando un pericoloso impoverimento di molte attività ittiche, la quasi estinzione delle balene di grosse dimensioni, un diffuso inquinamento delle acque ricche di pesci e il degrado e la distruzione di molti habitat costieri. La caccia da parte dell'uomo costituisce ormai da lungo tempo una minaccia per i mammiferi marini. Non solo le balene, ma anche delfini, manati, dugonghi, lontre di mare della Calofornia, leoni di mare, certe specie di foche e orsi polari, tartarughe di varie specie, hanno subito perdite ingentissime. Sono più di cento le specie che hanno assoluto bisogno di protezione, ma le misure di salvaguardia non sono sufficienti. Se affronteremo il problema a livello generale assicureremo anche un benessere a lungo termine per tutta quanta la comunità oceanica, uomo compreso.- L'equipaggio del Raimbow Warrior, la nave di Greenpeace così racconta.- La focena, una femmina ancora in fase di allattamento, aveva sostenuto una lotta terribile, prima di annegare. Adesso però, il suo corpo era avvolto da cinque strati di una particolare rete a filamento unico che i pescatori giapponesi stendono sul mare per centinaia di miglia. Anche noi, nel corso dei nostri viaggi, ci siamo spesso imbattuti in queste "reti fantasma", immensi frammenti laceri di reti che, separatosi dal corpo principale, vanno alla deriva chiudendo in una trappola mortale innumerevoli creature marine. Negli ultimi anni abbiamo dato maggiore impulso alla campagna contro le flotte di pescherecci giapponesi che distruggono sistematicamente l'equilibrio ittico del Pacifico e del Nord Atlantico: questo tipo di pesca disennata è, però, solo una delle tante follie che minacciano gli oceani del mondo. Ad essa bisogna aggiungere le gravi forme di inquinamento industriale e petrolifero; la discarica di scorie nucleari e tossiche; gli sconvolgimenti del fondo marino provocati dalle attività minerarie a grande profondità, e la distruzione, lungo le coste, dei ricchi ecosistemi che vanno dagli stagni salmastri alle paludi a mangrovie, e alle barriere coralline. La principale delle nostre imbarcazioni, utilizzata in tanti scontri contro cacciatori di balene, inquinatori e scaricatori di scorie, si chiamava RAINBOW WARRIOR (Guerriero dell'arcobaleno), nome preso a prestito da un'antica leggenda degli indiani del Nordamerica. Questa leggenda prediceva che "quando la Terra sarà malata e gli animali staranno per estinguersi, compariranno i Guerrieri dell'Arcobaleno per proteggere la vita selvatica e guarire il mondo". E questi guerrieri saranno di ogni razza, colore e religione e esprimeranno la loro fede attraverso le azioni, non le parole. L'impresa di convertire quel vecchio peschereccio arrugginito era quasi disperata, e fu affrontata con decisione da volontari provenienti da ogni parte del mondo. La prova del fuoco del movimento, però, avvenne quando gli equipaggi dei nostri gommoni solcarono le onde al largo delle coste islandesi, andando a formare una barriera umana tra gli arpionatori e le loro prede. L'aspetto più entusiasmante del nostro lavoro è il modo in cui abbiamo mobilitato il sostegno del pubblico. Quando la "SIRIUS", un'altra nave di Greenpeace, salpò per andare a compiere un'azione di protesta a Nordenham, in Germania Occidentale, contro la discarica delle scorie di biossido di titanio nel DEUTSHE BUCHT (il Golfo tedesco) fu accompagnata da 54 pescherecci e portava un carico di lettere di sostegno delle federazioni della pesca inglese, olandese e francese. I proprietari della fabbrica furono talmente presi alla sprovvista da questa reazione che cominciarono a ridurre gli scarichi in mare e a potenziare gli impianti di riciclaggio. Oggi infatti non è più possibile continuare a utilizzare gli oceani come discariche di tutti i rifiuti. Essi sono ben altro.
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A Modo Mio
26 Luglio 2009 alle ore 00:00:00
Non a modo mio. "A modo" del professore Edward O. Wilson, Università di Harvard, anni '60. "Il peggior disastro che potrebbe verificarsi non è l'emergenza energetica, nè il collasso economico, nè una limitata guerra nucleare, nè la presa di potere di un governo totalitario, tutte catastrofi che, per quanto terribili, potrebbero essere corrette nel giro di qualche generazione. L'unico processo degli anni in avvenire per rimediare al quale occorreranno milioni di anni è la perdita di varietà genetica a seguito della distruzione degli habitat naturali. Ecco la follia che ben difficilmente i nostri discendenti ci perdoneranno."
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