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La scuola non è un parcheggio utile ai genitori e la Dad non piace a nessuno
15 novembre 2020

Il Coronavirus e le misure per il contenimento del contagio restano l’argomento principale e più importante per l’opinione pubblica, divisa tra chi le ritiene troppo severe e chi insufficiente. “Quindici” nelle sue ormai tradizionali inchieste, ha voluto approfondire l’argomento. Ecco le domande che abbiamo posto ai nostri interlocutori: 1 - L’aumento dei contagi da Covid ha costretto il presidente della Regione Emiliano a chiudere le scuole in Puglia. Lei è d’accordo? 2 - A Molfetta alcuni genitori hanno protestato davanti alle scuole. E’ giusto, oppure si sottovaluta il pericolo e la protesta è dettata dalla difficoltà di tenere i ragazzi a casa, con i relativi problemi (lavoro soprattutto) o addirittura perché a molti genitori fa comodo “parcheggiare” i figli a scuola? 3 - Siamo di nuovo alla didattica a distanza, come è stata accolto questo ritorno di metodo che per i più grandi potrebbe divenire anche una soluzione per il futuro? 4 - Crede che almeno le scuole elementari possano restare aperte? 5 - Alcuni giovani continuano a fare assembramenti e a girare senza mascherina. Sono soprattutto i locali sotto accusa per il rischio contagi. Vanno chiusi questi locali? 6 - Questa seconda ondata del virus sembra più pericolosa della prima, cosa ne pensa? Crede che le strutture sanitarie riusciranno a reggere? 7 - Le misure del governo, i famosi Dpcm, si fanno sempre più rigide. Teme il ritorno al lockdown totale? Meglio una chiusura totale oggi per salvare il Natale, oppure comunque le festività (con quello che comportano in termini sociali e soprattutto economici) sono a rischio? 8 - Cosa pensate del possibile coprifuoco in Italia dalle 21 alle 5 come sta avvenendo in qualche Paese europeo? 9 - Crede che le forze dell’ordine stiano agendo con severità, oppure c’è ancora molta tolleranza nei confronti di chi viola le regole? 10 - Cosa ne pensate di quelli che negano la pericolosità del virus? CLAUDIA, DIRIGENTE SCOLASTICO 1. Per quanto riguarda la chiusura delle scuole, sono d’accordo perché il sistema dei tracciamenti non regge. 2. Il problema di tenere dei minori soli a casa è un problema serio. Nonostante questo, la Scuola non assume funzioni di “babysitting” soltanto. Certo, nelle scuole, si sono verificati molti casi e molti contagi, quindi il problema c’è. 3. La didattica a distanza presenta tanti problemi. In realtà, non tutti riescono a seguire, manca la relazione con gli altri e questo pesa soprattutto ai più piccoli, quindi la DAD è assolutamente inadeguata per i bambini di prima e seconda della scuola primaria. Molti non hanno nemmeno dei mezzi di connessione consoni. 4. Penso e spero che almeno le scuole elementari possano restare aperte. 5. Bisognerebbe responsabilizzare di più i ragazzi. 6. Se i contagi dovessero aumentare, credo che le strutture sanitarie non reggeranno. Già ora, il sistema sanitario è in difficoltà, non si riesce a seguire i tracciamenti, tanto che i dipartimenti di prevenzione chiedono aiuto alle scuole. 7. Temo il lockdown, però se saremo costretti, lo si farà. 8. Il coprifuoco dalle 21 alle 5 rappresenta una restrizione pesante, inquietante e fortissima della libertà personale, però insieme a questo provvedimento c’è la tutela della salute dei cittadini e degli anziani. 9. C’è troppa tolleranza nei confronti di chi non rispetta le regole. 10. Quelli che negano la pericolosità del virus sono stati finora fortunati a non esserne toccati. MARIA, INSEGNANTE SCUOLA SUPERIORE 1. Sì, sono d’accordo perché penso che per tutelare la salute di tutti sia necessario, in questa situazione, fare dei sacrifici. È vero che la scuola è un luogo sicuro, i contagi qui sono minimi anche quando c’erano gli alunni; il problema sono i trasporti e gli assembramenti fuori dalla scuola che non hanno aiutato e hanno portato a questa soluzione “comoda”: meglio chiudere la scuola che investire su pullman e treni. 2. Il comportamento dei genitori in parte è comprensibile, ma non voglio pensare che si stiano ribellando alle restrizioni solo perché la scuola è un comodo parcheggio per molti, ma voglio pensare che gli adulti si ricordino della loro scuola e in qualche modo vorrebbero regalare la stessa esperienza di gioco, socializzazione e apprendimento che hanno avuto loro. La scuola a distanza censura la crescita di questi bambini che sono chiusi tra le 4 mura di casa non si sa per quanto, però questa chiusura è doverosa per proteggere questi bambini dal virus sconosciuto. Allo stesso tempo penso che i genitori debbano essere aiutati perché non tutti possono contare sui nonni, ben venga il bonus baby sitter con cui possono ripagare anche i nonni del loro impegno e delle spese. In alcuni casi per i genitori è possibile fare richiesta di lavoro agile, smart working che non è propriamente una soluzione perché lavorare e fare la Dad non è il massimo, però almeno ci permette di stare accanto ai nostri bambini che spesso vedono i loro genitori solo prima di andare a dormire. 3. Inizialmente, molti ragazzi delle superiori hanno accolto bene la DAD, perché l’opportunità di stare a casa nel letto e seguire il prof è allettante. Per questi ultimi è anche più facile avere silenzio, meno l›attenzione che serve all›apprendimento. Ma dopo i primi giorni sono venute fuori le problematiche tecniche legate a dispositivi mancanti e non funzionanti o di rete lenta e in alcuni casi inesistente. I limiti della DAD sono tanti e segnano ulteriormente le distanze, le differenze tra i ragazzi volenterosi ma impossibilitati a seguire e quelli che hanno i mezzi ma non l’attenzione. A scuola si è tutti uguali davanti ad un professore o davanti ad una lavagna perché è la scuola a fornire questi mezzi, perché c’è la presenza che non potrà mai esser superata dal pc. Penso che la DAD possa esser di supporto allo studio ma non potrà superare l’empatia di una lezione in presenza nonostante non sia facile reggere la concorrenza del letto. Il pc permette un passaggio e un’acquisizione di informazioni minori, schematiche e non per tutte le discipline. Come fare una lezione dialogica di filosofia attraverso uno schermo? Un saggio breve per un compito di italiano o la lettura di una poesia? Un’interrogazione di matematica senza lavagna? Quindi per me la DAD resta una didattica dell’emergenza, una didattica che può supportare quella un presenza, ma non si escludono a vicenda, al massimo si completano. 4. Credo che quelle fasce di età siano da preservare dal punto di vista della salute ma anche dell’apprendimento. I bambini a quell’età imparano cose che gli serviranno per la vita futura, non solo per le scuole successive, ma si creano le basi della conoscenza, del sapere. Leggere, scrivere e contare come parlare: si imparano ad una certa età. Superata questa fascia d’età, l’apprendimento non è impossibile, ma più difficile. Per cui sì, penso che sia necessario permettere loro di seguire la scuola sempre in sicurezza anche perché la DAD a questa età grava su bambini nativi digitali…il troppo stroppia, oltre che stanca. L’attenzione a questa età è molto più breve e limitata degli adulti e il pc non aiuta. Per cui sì, dobbiamo preservare almeno per loro dalla dad al 100%, glielo dobbiamo visto il mondo che gli stiamo lasciando. 5. I ragazzi sono spesso irresponsabili, nemmeno ingenui perché sanno di infrangere le regole che sono fatte (secondo loro) per non essere rispettate. È proprio a causa della loro spavalderia che le scuole sono state chiuse ed anche i locali. L’unica cosa che mi dispiace è che i locali debbano pagarne le spese, soprattutto perché, le pizzerie e i locali, le regole le rispettavano e le facevano rispettare, ma per l’incoscienza di pochi paga la comunità intera. 6. Mi auguro che gli ospedali reggano in questo periodo, ma ho dei dubbi, spero che le restrizioni adottate portino benefici nei prossimi giorni, come è avvenuto a maggio, altrimenti la luce infondo al tunnel non può che farsi più lontana. “Tracciare, testare e trattare” (se non sbaglio) è il motto dei cinesi e noi se vogliamo almeno contenere il virus dobbiamo continuare su questa strada che ci viene suggerita dall’oriente. 7. Io penso che tornare ad una chiusura totale sia meglio perché questi dpcm sembrano solo ritardare l’inevitabile. È vero che la situazione è diversa rispetto a marzo, però all’epoca abbiamo chiuso tutto nonostante i numeri palassero di un contagio limitato al nord, ora perché non fare la stessa cosa quando adesso abbiamo un contagio più esteso? È vero che l›economia non regge una nuova chiusura, ma la sanità? Ce la può fare ancora per molto? Quindi io, non per essere pessimista, ma penso che anche il Natale lo passeremo sotto tono ed eventualmente con pochi intimi. 8. Penso che il coprifuoco sia una buona cosa per limitare il più possibile le occasioni di incontro anche se la gente esce prima delle 21 solitamente, quindi penso che serva solo a dissuadere i più a non uscire anche se si rischia l’effetto contrario nei centri commerciali: poco tempo corrisponde a meno gente dilazionata e più ammassata. 9. Guardando Molfetta, penso che ci sia poco controllo, soprattutto davanti alle scuole superiori non ho visto polizia urbana o altri a gestire l’afflusso di pullman e ragazzi con conseguente incentivo a rispettare le regole, quindi penso che si possa fare di più. In città non lo so… è da un po’ che non faccio una passeggiata. 10. Dei negazionisti penso che non si possano definire ignoranti, poiché non ignorano il problema anzi pensano che non esista proprio, quindi o non si documentano abbastanza o si documentano andando a cercare ciò che avvalora le loro tesi, come per i camion di Bergamo: li hanno visti, ma per loro pensare che fosse tutta una montatura è più semplice. Il covid esiste e non va negato, ma affrontato. © Riproduzione riservata

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