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La Piazzetta Paradiso
15 novembre 2021

Ogni giorno molti di noi transitano da diversi luoghi comuni senza osservare le diversità presenti; questo atteggiamento superficiale porta a far sì che col tempo non si sanno ricordare e distinguere i cambiamenti, le innovazioni e le motivazioni che li hanno generati. L’oggetto di questa ricerca è la storia di Piazzetta Paradiso messa all’incrocio tra Via Paradiso e Via Manzoni, non sugli assi stradali ma rientrante e a ridosso di due fabbricati. In origine la strada rurale Paradiso era la via che conduceva a Terlizzi. Essa iniziava dal Borgo di Molfetta col toponimo Piscina Comune; dall’incrocio tra di Via Sottotenente Ragno con Via Annunziata assumeva il toponimo strada dell’Annunziata. Proseguiva toccando a raso a levante l’attuale Piazza Paradiso e, ancora verso sud con un tracciato a esse fino a Corso Fornari e poi oltre. Essendo ora una zona fortemente urbanizzata e centrale nella città, si ritiene interessante conoscere l’evolversi e lo sviluppo edilizio della zona in esame. Intorno 1520 un tale Gianfrancesco Azzariti, per mano del notaio Antonello Barisano, assegnò nel testamento al Capitolo Cattedrale di Molfetta 90 grana da prelevarsi dal reddito di una sua cocivina situata in loco Paradiso o Piscina d’Indino sulla strada per Terlizzi. La cocivina, in seguito, dai compatroni del tempo fu divisa in 2 parti fra le famiglie: de Agno e lo Vicario che a loro volta le suddivisero in altre porzioni. Nel 1754 una porzione di detta cocivina, di circa 1 vigna e 10 ordini, rientrava nei beni di Giuseppe Corrado Gadaleta; si trattava di un ficale con torre, giardino e cortile per buoi. La cocivina confinava con un fondo del Seminario di Molfetta (l’attuale Piazza Paradiso). Il sacerdote don Mauro Giuseppe Gadaleta alla sua morte donò la cocivina a Antonia Cosenza in Airoldi. A sua volta Giovanni, suo figlio, nel 1821 la vendette ai coniugi Pietro Carabellese fu Giuseppe e a Isabella Rotondo fu Nicola. Morto nel 1830 Pietro Carabellese senza figli successero i suoi fratelli Felice, Michele, Saverio e Leonardo. Il Piano Regolatore del 1865 realizzato dall’ing. Corrado de Iudicibus prevedeva lo sviluppo della città a sud-ovest con l’asse principale l’attuale Via Roma. Uno dei primi fabbricati a essere costruiti furono quelli dei fratelli Carabellese, confinanti sulla futura Via Roma e sulla strada rurale Paradiso che scorreva a ponente (1871 millesimo inciso sulla chiave di volta del portone su Via Paradiso, 33). Questi fabbricati avevano una pianta ad L perché seguivano l’andamento dell’antico corso della strada rurale. Questa rassentava il fabbricato segnato dai n. civici da 23 a 31, poi volgeva a sinistra rasente lo stesso fabbricato (n. civico 33) e poi di nuovo verso sud (n. civici 35 a 37) proseguendo oltre tra i futuri fabbricati a costruirsi, spostandosi a ponente, riprendendo l’asse viario all’incrocio con Ten. Pappalepore. Nel 1892 il sig. Giuseppe de Ruvo acquistò una porzione di suolo a sud e a ponente della strada rurale Paradiso su Via Manzoni, facendo costruire un fabbricato segnato oggi dal n. civico 41. Essendo rimasta un’esigua area di sua proprietà sullo spigolo della piazzetta il de Ruvo chiese di poter fabbricare, ma il Comune si oppose perché deturpava sia Via Manzoni che Via Paradiso. Valutato in £. 300 il valore dell’area da espropiare con D. R. di Re Umberto I in data 29 novembre 1894 il Comune fu autorizzato all’acquisto del suolo. Questo spiega il formarsi di questa piazzetta. Vediamo adesso il ridimensionamento dei fabbricati appartenenti ai Carabellese. Pietro Carabellese fu Felice era proprietario del fabbricato con trappeto sottostante circoscritto dai n. civici 61 e 63 su Via Roma, dai n. civici 23 a 33 su Via Paradiso. Saverio e Felice Carabellese erano proprietari del fabbricato con trappeto sottostante circoscritto dai n. civici 35 e 37 su Via Paradiso e dai n. civici 32 a 38 su Via Solferino. Questo fabbricato in origine aveva un prolungamento su Via Solferino e con l’apertura dell’incrocio con Via Manzoni, la porzione interessata venne espropriata e demolita. Vennero così assegnati i n. civici da 34 e 36 su via Manzoni. Nel 1896 l’intero fabbricato fu venduto alle sorelle Isabella e Susanna Minervini fu Saverio. Su parte di questo suolo su Via Solferino nel 1894 fu aperta una fabbrica di sapone di proprietà di Tatulli Crescenzo di Mauro. L’intero fabbricato nel 1975 circa fu demolito e ricostruito con criteri moderni. Si noti che agli usci originali oggi ne sono stati aperti altri per cui la numerazione presenta delle variazioni. © Riproduzione riservata ————— Bibliografia: Archivio Diocesano Molfetta, Fondo Capitolare, Platea del Capitolo di Molfetta, 1778, vol. I; Archivio Comunale Molfetta, Categoria (=cat.) 2, vol. 51bis; cat. 4, vol. 57, vol. 58, vol. 60; cat. 17, vol. 347; Catasto Onciario di Molfetta 1754; Archivio Stato Bari, Sezione di Trani, notaio Giovanni Antonio Magrone, vol. 860; notaio Giovanni Capocchiani, vol. 1039; notaio Vincenzo Raffaele Massari, vol. 1490; notaio Ferdinando Spadavecchia, vol. 1924, vol. 1933; notaio Matteo Massari, vol. 54 nuovo versamento.

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