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La mia prima volta come segretario di seggio Vi racconto la mia esperienza: il regno del caos tra timbri, fi rme, Verbali e contestazioni
15 aprile 2010

Che il compito del Segretario dell’Uffi cio Elettorale di Sezione sia uno dei più rognosi e fondamentali, è fuor di dubbio. Persona di fi ducia nominata dal presidente, lo supporta nell’organizzazione e nella burocrazia della sezione e provvede alla compilazione dei verbali e relativi estratti delle operazioni dell’uffi cio elettorale, alla registrazione dei voti, insieme con gli scrutatori durante lo spoglio delle schede votate, alla raccolta degli atti da allegare ai verbali, alla confezione dei plichi contenenti i verbali stessi o le liste della votazione. Insomma, un fac totum, il supervisor del seggio. A quasi due settimane dalle regionali, ricordo con nostalgia la mia prima esperienza da segretario di seggio: sezione 29, Scuola Elementare Scardigno. Raccontarlo rapidamente è un modo per celebrare, quasi esorcizzare, il mio salto nel vuoto, compiuto tra il 27, all’apertura del seggio, e il 29 marzo, quando io e il presidente Fabio (evito di riportare i cognomi, ndr) abbiamo portato i plichi in Comune. Accettata la nomina, dopo la telefonata di Fabio, amico di Liceo, l’entusiasmo è stato subito surrogato dall’incertezza: avrei avuto la capacità di gestire una situazione a me sconosciuta? «Un’esperienza terribile e faticosa», «devi scrivere i verbali», «attento ai rappresentati di lista, quelli danno rogne », «se sbagli la conta di voti e votanti, sarai costretto a ricontare e farete tardi», le frasi ricorrenti tra le mura di casa. A una settimana di distanza, la memoria mi accenna i momenti più intensi e impressivi. Non ho avuto il tempo di rinfrescarle i giorni successivi alla chiusura: sono rimasto in uno stato di ammaccamento post-elettorale, un riposo forzato cui il mio corpo mi ha obbligato, avido di recuperare le forze psico-fi siche consumate tra verbali, penne, fogli e conta-riconta di schede. Alle 16.00 del 27 marzo il seggio si era composto: io, Fabio, e gli scrutatori, Raff aella, Maria, Anna e Girolamo, quest’ultimo subentrato allo scrutatore nominato dal Comune, che ho scoperto, solo alla chiusura dei plichi, essere un vecchio amico di mio padre. Timbri, fi rme, fogli e tabelloni: avrò letto i verbali una dozzina di volte durante le elezioni, per facilitarmi le operazioni successive allo scrutinio. Anzi, questa volta il segretario non avrebbe dovuto nemmeno scrivere i nomi dei candidati: un sospiro di sollievo, la stampa aveva pensato anche a questo. Solo 9 rappresentanti di lista accreditati con delega: il pensiero correva già a lunedì, al momento in cui avremmo avuto contestazioni. Un rappresentante, la domenica, mi ha obbligato ad aprire il verbale: non apparteneva alla sezione 29, ma era stato costretto dal partito a votare da noi. Come direbbe qualcuno, «un voto pilotato». Chissà quanti come questo: un vero e proprio mercimonio. Caff è, cappuccino, espressino a intervalli irregolari, tra la mattina e il pomeriggio. Pause-pranzo domenica e lunedì: la prima di un’ora, la seconda appena 30-40 minuti. Ho mangiato così velocemente che ho lasciato primo, secondo, contorno e frutta a metà. Conseguenza, una forte pesantezza di testa a poche ore dallo spoglio. Per fortuna, qualche medicinale mi ha tonifi cato: non è il momento di prendere abbagli, la conta dei voti non deve essere sbagliata. A dirla tutta, non volevo errori, altrimenti avremmo perso molto più tempo di quello che, poi, abbiamo impiegato. Per questo, portavo il conto dei votanti e, durante le mie brevi assenze, se ne occupavano Presidente e vice. Non ci sono stati problemi nel nostro seggio. Nel plesso, però, si sono verifi cati episodi spiacevoli. Nella sezione 37 il seggio era stato composto alle 16.00 e, mancando due scrutatori, il Presidente aveva nominato le prime due persone al di fuori del seggio: dopo qualche minuto si presenta uno dei due scrutatori aventi diritto. Troppo tardi. Apriti cielo! Questo ha rallentato le operazioni dei colleghi, che sono stati costretti ad aprire il verbale per riportare l’accaduto con fi rme e controfi rme. Nella sezione accanto alla nostra, invece, un rappresentate di lista voleva consegnare la delega domenica pomeriggio, ma, secondo il regolamento, questo non era possibile. Schiamazzi, parole e gesti veementi: mancava poco si arrivasse alle mani. Almeno qui, nessun intervento dei candidati ex machina, come alla sezione 49 della Scuola Elementare Berlinguer. Una certa affl uenza, 431 votanti su 892, inclusa la rappresentate di lista: il 48,31%, non molto. I bambini d’accompagnamento, i cani in cabina, la questio dei cellulari, i votanti che non sapevano votare, le opinioni in combutta in una marea indefi nita del disappunto, le invasioni dei curiosi e degli azzeccagarbugli, scudettati e a volte no: tra di noi, almeno, nessuno scontro. Alle 14,30 del 29 marzo sono arrivati i primi rappresentati di lista: era il momento di sistemare le ultime carte, di contare le schede autenticate non votate e non autenticate, far di conto - anzi, dar di testa - e iniziare a organizzarsi per lo spoglio. «Speriamo non ci diano problemi questi rappresentanti», il nostro assillo. Girolamo estraeva le schede dall’urna, Fabio le mostrava e decretava i voti, Raff aella e Maria segnavano i verbali dei candidati al Consiglio Regionale e dei partiti, Anna, invece, i verbali dei candidati alla Presidenza. Io, il lavoro più seccante, fastidioso e aff aticante: segnavo per ogni scheda il voto al presidente, alla lista e al candidato consigliere. Non un lavoro inutile, perché con le mie «carte da amanuense» abbiamo ricontrollato i voti. Nessun reclamo, nessuna contestazione: beati noi. Un seggio tranquillo, il nostro, al contrario del solito seggio 37, dove una giovane rappresentate di lista ha contestato un voto: come se le sorti di queste elezioni dipendessero da quell’unico voto. Lì, a chiamare il partito che la istigava a creare confusione a sua insaputa: la febbre dei giovani, che diventano curiose e marionettistiche pedine nelle mani dei burattinai. Mentre loro incespicavano nelle sabbie mobili dello spoglio, noi mangiavamo la focaccia avanzata dalla mattina: alle 16,30 avevamo terminato lo scrutinio, alle 18 avevamo chiuso l’ultima busta, con foto di gruppo. Circa 200 voti per Vendola, un centinaio per Palese, appena 15 per la Poli Bortone, 15 schede nulle, 3 bianche; per Rizzi il voto al partito, disgiunto con Vendola. Parecchi voti disgiunti Camporeale-Vendola. Ore 18,30: la quiete dopo la tempesta. L’Odissea si conclude davanti all’uffi cio elettorale. Consegna delle buste agli impiegati del Comune, che mi accolgono come l’agnello sacrifi cale inviato dal regno del caos. Non resta che tornare a casa, a ristorarsi.

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