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La Free Runners Molfetta a Roma all'evento sportivo più partecipato d'Italia
21 marzo 2007

MOLFETTA - Roma che sa essere bella come nessun'altra città al mondo, ogni volta che ci poni lo sguardo ti racconta qualcosa, ti dà un'emozione. E' la sensazione che hanno potuto avvertire gli atleti della Free Runners Molfetta: Andrea Calò, Francesco de Gennaro, Giuseppe de Gioia, Sergio Gervasio, Domenico Mangiarano, Gaetano Milone, Pietro Roselli, Donato Stasi, Nicola de Iudicibus, Raffaele Roselli, al loro arrivo a Roma per partecipare alla XIII Maratona della città di Roma, l'evento sportivo più partecipato d'Italia che si è svolto il 18 marzo scorso. Veloce, unica percorrendo la storia, si parte dal Colosseo e ci ritorni, quasi lì dove corsero scalzi e vincenti i piedi di Abebe Bikila la volta che Roma fu olimpica (1960) e tutto vedi e sfiori della Città Eterna. Il popolo della Maratona ha avuto la sua felicità, percorrendo i 42 Km e 195 mt, sui sampietrini o sull'asfalto, alzando lo sguardo al Campidoglio e al Cupolone, bordeggiando i luoghi dell'antica Roma, della Roma medioevale, di quella umbertina, di quella razionale, i luoghi della Roma capitale dello sport e, perché no? della Roma caput mundi. Il popolo della Maratona è numeroso: ne hanno contati intorno ai sessantamila fra i maratoneti ufficiali e quelli della stracittadina; è un popolo che rappresenta tutti, dai bambini fino alla quarta età, non distingue colore e sesso, abilità e disabilità; è un popolo che ammette tutti, democratico quant'altri mai, nessuno respinge, tutti affratella. E quale migliore palcoscenico di Roma? Il premio vero ciascuno delle migliaia di corridori lo portava con sé: la Maratona ha anche la grande proposta di battere se stessi, i propri limiti, sensazione che il ns. atleta Pietro Roselli ha voluto sfidare in un momento particolare e che è riuscito a vincere. E' una corsa che ti prende dal via sì, ma molto prima ancora. Quando la sogni: è uno sport differente da altri, e Roma, accogliendola come fa con tutto e con tutti, le da vita come fosse una grande manifestazione di gioia e di fratellanza, come fosse il modo di guardare allo sport in altro modo da quello (pure avvincente) dell'esasperato “ sport show”.
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