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La figura di Don Grittani a cent'anni dalla nascita L'unico amico di Spiridione
15 aprile 2007

La conoscenza ed il ricordo di chi ha sacrificato la propria esistenza per un ideale di umanità, è compito primario di ogni comunità. In assenza di essi, laici e credenti navigano a vista nella quotidiana incertezza, e si adagiano nella opacità di un presente, qual è quello che viviamo, privo di prospettive e di fiducia nel futuro. La storia di chi ci ha preceduto, e, per la sua parte, e con i suoi ideali di fede civile o religiosa, ha contribuito al bene comune, va quindi custodita con cura, e all'occorrenza, difesa. Come ebbe a dire Jean Jaurés, i nomi incisi agli angoli delle strade sono la bibbia civile e morale di ogni città, e bisogna badare bene a conservare quelli che ci sono, e a non farne di nuovi che i posteri possano guardare perplessi. Ricorre quest'anno il centenario della nascita di Don Ambrogio Grittani, il “prete degli accattoni”, un nome noto ai molfettesi più anziani, ma forse sconosciuto ai più giovani. Cercheremo di tracciare brevemente la storia della sua vita e delle sue opere senza intenti agiografici, ma con l'unico scopo di sottrarla all'oblio. Ambrogio, ultimo di sei figli, nacque l'11 ottobre 1907 a Ceglie del Campo da Michele e Chiara Carone. Il padre, uno dei più facoltosi e dinamici commercianti del luogo, esportava in Europa mandorle di Ceglie ed olio prodotto nei suoi frantoi calabresi. Vedovo a trent'anni con tre figli, si era risposato nel febbraio del 1894 con Chiara Carone, figlia di ricchi proprietari terrieri di Bitritto. Michele, in un periodo segnato da un pesante malessere economico e sociale, era stato eletto sindaco di Ceglie, e aveva svolto una personale opera filantropica a favore dei poveri. Dopo una lunga serie di rovesci finanziari, muore nel settembre del 1908, e la vedova deve reggere il peso della famiglia con tutti i sei figli ancora in tenera età. Spentasi anch'essa nel gennaio del 1912, quando Ambrogio ha appena quattro anni, sarà la sorella Addolorata ad assumere il ruolo di capo famiglia, e a sostituire nell'affetto verso i fratelli, e in particolare verso il più piccolo, Ninì, come Ambrogio viene chiamato in famiglia, i genitori prematuramente scomparsi. Una lunga serie di episodi narrati nelle sue memorie o testimoniati dalla sorella, ci parlano del sorgere della sua precoce vocazione. Nel 1918 entra nel Seminario di Bari, vincendo le resistenze degli zii materni, ricchi ed autoritari proprietari, presso i quali aveva fino allora vissuto, e che avrebbero preferito avviarlo alla conduzione delle loro terre. Nell'ottobre del 1924, per completare il percorso scolastico con il Liceo ed i corsi di Teologia, si trasferisce a Molfetta, dove dal 1915 è presente il Seminario Regionale, ancora ubicato presso il Diocesano. Negli anni che seguono si perfeziona la sua preparazione al sacerdozio, sia sul fronte schiettamente teologico, che su quello dei nuovi fermenti e problematiche che serpeggiano nel cattolicesimo italiano. Il 25 luglio 1931 Ambrogio è ordinato sacerdote a Bari dall'Arcivescovo Curi nella parrocchia di San Giuseppe, ed il giorno seguente celebra la sua prima messa nella chiesa matrice di Bitritto. Nei due anni seguenti esercita il ministero nel piccolo borgo dell'entroterra barese, dove ha modo di sperimentare l'arretratezza culturale e la precarietà economica di un certo clero provinciale, ma dove si sforza comunque di inculcare e promuovere fermenti di rinnovamento. Intanto, nel novembre del 1931 consegue a Roma la laurea in Teologia. Nell'inverno del '33 si trasferisce a Milano per frequentare la facoltà di Lettere Classiche presso l'Università Cattolica: unisce agli studi l'attività sacerdotale, coadiuvando i prevosti di varie parrocchie. Sono anni decisivi per il completamento della sua formazione teologica e pastorale. Nell'inverno del 1936 è chiamato ad insegnare latino nel Pontificio Seminario Regionale di Molfetta: dopo due anni si laurea in Lettere Classiche. Nel settembre del '38 si trasferisce infine a Molfetta con la sorella Maria, ed inizia il lavoro di collaborazione pastorale nella Parrocchia del Sacro Cuore. Nella seconda parte di questi cenni biografici parleremo del suo infaticabile impegno a favore degli ultimi, e del sorgere, tra grandi difficoltà, della sua Opera.
Autore: Ignazio Pansini
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