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L'uscita della croce  
15 marzo 2007

Il molfettese medio si distingue dal resto degli Italiani perché nello stesso giorno nel quale in tutto il Paese ci si abbandona a scherzi e feste carnevalesche, le strade principali di Molfetta sono prive di qualunque divertimento. Solo una lieve sfumatura di coriandoli e stelle filanti, per merito di qualche bambino, ai bordi delle carreggiate, ricordano che è il martedì grasso. Sono relativamente poche le persone che passeggiano per le vie e alle dieci di sera, com'è solito nella nostra città, Molfetta si svuota come se fosse un piccolo paese di provincia. Tutto sembra procedere, quindi, com'è consuetudine se non fosse per ciò che ha avuto luogo nel cuore della notte, capace di portare per le strade centinaia di persone. Dove non riesce l'amministrazione, di sinistra o destra che sia, bisogna ammetterlo, riesce la Chiesa con le sue tradizioni. L'uscita della Croce va oltre il rito religioso e quello che dovrebbe essere valorizzato a Molfetta è, forse, il turismo pasquale: é incredibile vedere come la città si animi nel periodo della Quaresima, molto più che durante tutta l'estate. L'uscita della Croce è a mezzanotte, quest'anno tra il 20 e il 21 febbraio, in un'atmosfera davvero particolare. Per il visitatore, anche non credente, fermarsi ad osservare potrebbe essere davvero una esperienza piacevole. Camminando con i miei accompagnatori, verso le undici e mezza, in direzione di Corso Dante Alighieri, già Borgo, ero alquanto scettico sul fatto che avremmo trovato gente. Invece, giunti innanzi alla chiesa del Purgatorio ho dovuto subito ricredermi. Fermo al centro della folla, in attesa, avevo un ottimo punto d'osservazione. Quello che più stupisce è l'eterogeneità delle persone che assistono, a Molfetta, a questo tipo di eventi. E' bene insistere sul nome della nostra città perché negli altri centri urbani, almeno limitrofi, la situazione è diversa. Bambini condotti dai loro genitori, ragazzini e teenager, ventenni ed anziani erano lì. Tutte le generazioni viventi riunite, chi per tradizione, chi per fede, ad attendere l'uscita della Croce della quale è incaricata l'Arciconfraternita della Morte. Naturalmente restando in silenzio è stato possibile ascoltare tutti i discorsi fattibili, dagli argomenti più disparati: il ragazzo che chiede dell'epilogo della partita di calcio all'amico, l'adulto che parla con il conoscente del proprio lavoro, il bimbo che, incuriosito, chiede alla mamma come si svolgerà il tutto. E' la semplice porticina della parrocchia a permettere l'uscita della croce ed è questo piccolo avvenimento a zittire le millecinquecento persone circa, riunite nello spiazzo antistante compreso tra la Cattedrale e il Comune. Tutti sono in un silenzio rispettoso e l'unica cosa che scandisce il tempo è la campana con i suoi rintocchi. Ad essa ne fa eco un'altra, più lontana, la cui risposta, però, è più o meno pronta, a seconda della velocità del vento che spira nella nostra direzione. I colpi diventano presto la normalità ed è il loro termine, quasi inatteso, a lasciare senza fiato. Per qualche secondo si è sospesi nell'assoluta mancanza di rumori e suoni ed è inutile cercare attorno a sé lo sguardo di qualcuno perché tutti sono rivolti verso il simbolo cristiano. E' il rullo del tamburo a rompere quest'equilibrio per crearne uno diverso, dinamico. Anticipa, con altri strumenti musicali, i confratelli che sorreggono uno la Croce e altri due una coppia di lampioni ai lati dell'Emblema cristiano, e che costituiscono la testa della processione. Dietro di loro altri membri dell'Arciconfraternita e il padre spirituale della morte, Don Francesco, sono innanzi al corteo di fedeli che procede silenzioso. L'avanzata si svolge in silenzio, per alcuni tratti in un buio quasi assoluto. Anche se l'ora è tarda, essendo un giorno lavorativo, la città al passaggio del corteo sembra svegliarsi. Finestre si aprono e persone di diverse età, da palazzi di svariati tipi, si affacciano, fanno un segno di croce, qualcuno recita una preghiera per poi richiudere gli infissi. Sicuramente a contribuire all'atmosfera vibrante è anche il suono squillante e penetrante della tromba, quello dolce del flauto traverso e la cadenza ritmica della cassa che annunciano l'arrivo di Cristo. La musica si alterna alle preghiere, guidate da Don Francesco, e dalla maggior parte dei presenti, recitate. Davanti al Calvario, dopo un'ora e venti circa di cammino, tutti si fermano, per la predica dell'ecclesiastico. E' qui che ha teoricamente fine l'evento con il sacerdote che, dopo aver annunciato l'inizio della Quaresima, augura la buonanotte a tutti. In realtà diverse persone si trattengono e accompagnano la croce nuovamente al Purgatorio, dove, quest'anno, è rientrata all' 1 e 40 circa, in una notte quasi primaverile. Incredibilmente, e ciò avviene più a Molfetta che in altri luoghi, c'è una fortissima tradizione. Non è stato difficile incontrare persone che hanno spiegato d'essere lì per seguire un'usanza vicina a loro. Non stupisce neanche, a questo punto, sentire recitare preghiere in latino da ragazzi che durante il dì preferiscono stancarsi innanzi a videogames. Quella che può sembrare una situazione alquanto contraddittoria è in effetti una realtà della nostra città. Non è assolutamente di secondo piano il valore religioso di tutto questo tuttavia è utile risaltare anche il valore sociale del fatto. Inoltre l'atmosfera che si crea è davvero particolare, provare per credere. Il prossimo appuntamento è il 30 marzo con la processione della Madonna Addolorata.
Autore: Sergio Spezzacatena
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