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L'influenza suina a Molfetta
15 dicembre 2009

Dal Messico a Molfetta, il virus A/H1N1 nel giro di poche settimane ha infestato il mondo. Anche la nostra città si è mobilitata per la vaccinazione da quando il piccolo di 5 anni, Francesco Sciancalepore, si è ammalato di questo morbo ed è stato ricoverato all’U.O.C. di Terapia Intensiva di Cardiochirurgia Pediatrica dell’Ospedale “Giovanni XXIII” di Bari. Precisando che il bambino è stato dimesso in buone condizioni, la notizia della chiusura delle tre scuole materne statali Rosaria Scardigno (frequentata da Francesco), Jean Piaget e Montessori ha fatto il giro di tutta la Puglia. Semplicemente i tre istituti sono stati chiusi per qualche giorno con lo scopo di anticipare le operazioni di ozonizzazione, ovvero di disinfestazione, che, come sempre, si svolgono negli ambienti delle scuole d’infanzia, elementari e medie di Molfetta e che sono praticate di sabato pomeriggio e domenica mattina per non interferire con le normali attività scolastiche. Così mentre i bambini vengono educati dal tubo catodico ad applicare le norme di prevenzione da Topo Gigio, i genitori si sono appellati in massa al proprio medico curante. Questo lo sa bene il dr. Sergio Rutigliano, medico di famiglia molfettese specializzato in cardiologia. Quindici si è rivolto a lui per trovare risposta alle questioni che tutti noi ci siamo posti in questi giorni. Cosa è l’influenza A/H1N1? «I sintomi dell’influenza sono causati da una varianza del virus dell’influenza suina che ha infettato l’uomo ed ha assunto la capacità di passare da uomo ad uomo. E’ un tipo di virus che ritorna dopo quarant’anni e pertanto è inoffensivo verso le persone che hanno più di cinquant’anni di età. Il Ministero della Salute comunque pone sessantacinque anni come età standard, cioè di riferimento». Quali sono i sintomi? «Brividi, dolori diffusi, cefalea frontale, faringite che poi evolve in tracheite è ciò che rivela un paziente affetto dal morbo. Normalmente si ferma lì, mentre raramente, nello 0.02% dei casi, causa polmonite». La gente ha paura? Cosa vi chiede? «La paura è dovuta alle notizie diffuse dai mass-media, a volte contrastanti altre non attendibili, ed è stata manifestata dai pazienti chiedendomi come e cosa fare e se ci fosse pericolo per il loro specifico stato di salute». Perché è pericolosa? «L’organismo umano è sprovvisto degli anticorpi necessari a debellare il virus al contrario del virus stagionale che presenta ogni anno le stesse caratteristiche antigeniche». Per chi è rischiosa? «I bambini, i ragazzi, le categorie a rischio sono i più soggetti ad ammalarsi ed ad avere complicazioni. Gli adulti più difficilmente si infettano». Cosa bisogna fare per evitare il contagio? «Bisogna seguire le norme di profilassi, come lavarsi le mani, arieggiare i locali dove sono stati i contagiati e pulirne le superfici, evitare di starnutire senza coprirsi con un fazzoletto e così via». Se contagiati come ci si comporta? «E’ necessario rimanere in casa e chiamare il medico curante il quale valuta l’entità della malattia e un suo possibile evolversi che necessiti di ricovero. I soggetti a rischio sono sottoposti ad una cura specifica di farmaci antivirali come il Tamiflu e il Relenza, che richiedono la prescrizione. Per le persone normali una terapia sintomatica è sufficiente». Cosa è questo fantomatico vaccino? E’ consigliato farlo? «E’ consigliato per tutte le persone di età inferiore ai 65 anni. In particolare è indicato per coloro che hanno avuto gravi patologie anche negli scorsi anni e per i soggetti a rischio, ovvero allergici, ipertesi, asmatici, diabetici,obesi …». Perché solo il 40% dei medici è a favore del vaccino? «I virus sono mutanti: pertanto il virus potrebbe tornare completamente diverso e il vaccino non servire a nulla. Attualmente la sua pericolosità è medio-lieve nonostante la sua diffusione su larga scala». Perché le autorità dello stato e i militari in Germania usufruiscono di un vaccino diverso da quello della popolazione civile? «Penso che quello usato degli organi statali presenti una concentrazione doppia rispetto a quello civile come l’antidoto in circolo negli Stati Uniti d’America senza audiuvante. Questo perché le autorità non devono decimarsi, come nelle scuole, per il loro indispensabile ruolo sociale». «Delle 240 dosi giunte a Molfetta ne rimangono all’incirca una cinquantina - dichiara a Quindici il dott. Elio Massarelli, dirigente dell’ufficio igiene dell’Asl di Molfetta -. Le persone a cui hanno somministrato il vaccino sono state soggetti dai 6 mesi ai 65 anni,e in particolare soggetti a rischio». «Hanno precedenza alla vaccinazione, insieme a questi, i privati che lavorano a stretto contatto con la gente. Per fare un esempio coloro che lavorano negli aeroporti - continua - si sono rivolti al loro medico di sorveglianza del lavoro per “prenotare” il vaccino». Tanti sono stati i casi di contagiati a Molfetta che sono guariti e non sono stati fonte di ulteriore allarmismi sui giornali e, per quanto detto, solo un numero molto ridotto di concittadini si è vaccinato. Occorre, comunque, non sottovalutarne l’entità che può complicarsi specie se accompagnata da altri fattori patologici. Fare un po’ più attenzione alle normali e civili norme igieniche, come lavarsi spesso e bene le mani, sia tossire che starnutire in fazzoletti monouso, eviterà un’ulteriore diffusione del virus che non vede la nostra regione tra le più colpite, al contrario delle Marche (incidenza del 2,9%), seguite da Emilia Romagna (1,8%), Lazio (1,7%), Abruzzo (1,6%) e Campania (1,6%).

Autore: Saverio Tavella
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