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Il territorio molfettese: dal degrado urbano e ambientale all'educazione del cittadino
15 dicembre 2012

Una delle pecche più evidenti della città di Molfetta è il degrado urbano, ambientale e territoriale. Invece di approntare un atto d’indirizzo per la riqualificazione delle aree cittadine degradate, soprattutto nelle periferie e nelle zone di nuova edificazione, si continua a costruire e a cementificare l’agro. Le aree a verde in città sono abbandonate al vandalismo e all’incuria, ad esclusione di quelle poche affidate alla cura dei privati: i giardini del centro antico e alcune piazze e parchi di Molfetta, come il Parco di Rione Paradiso e il Parco di Mezzogiorno, sono l’emblema di una politica spendacciona e incapace di gestire aree pubbliche nel migliore dei modi e soprattutto senza pesare in modo violento e assillante sulla collettività. L’assenza di un Piano dei Servizi peggiora di sicuro la situazione al pari del mancato adeguamento al Piano Regionale delle Coste che sta solo favorendo la lottizzazione del litorale molfettese e non di certo il suo recupero e la sua valorizzazione. Altrettanto manifesti sono l’abbandono ambientale della città, l’inciviltà dilagante e il disinteresse di una buona parte dei cittadini, di quella “pancia malata” che sta smangiando la vivibilità urbana. L’agro stesso si è trasformato in una vera e propria discarica a cielo aperto di rifiuti non solo ingombranti ma anche pericolosi. Alla luce di questo panorama, quale dovrà essere la futura programmazione e impostazione amministrativa e politica necessaria per la riqualificazione urbanistica e ambientale della nostra città? Nicola Piergiovanni (SEL). « Si parte da un comune denominatore, lo sperpero dei soldi e delle consulenze. Parto dalla bellissima idea di qualche anno quando l’amministrazione Azzollini annunciò la sistemazione di Corso Umberto. Un progetto iniziato con un investimento di 3,6milioni di euro, diventato poi 12milioni di euro di euro. Di questi soldi alla fine si sono spesi 110mila di euro solo in consulenze. Ed è questo il primo cambio di tendenza che una futura amministrazione deve fare. Per un aspetto così importante che riguarda l’arredo e il recupero del centro della città, la futura amministrazione deve partire proprio da una situazione contraria a quella precedente. È opportuno stabilire prima le progettualità per rendere accoglienti queste zone della città e poi può pagare le consulenze. Questo è il cambio di tendenza che, secondo me, un’amministrazione futura, un’amministrazione guidata dal centrosinistra deve fare. Deve ritornare a creare momenti d’incontro come quelli di Agenda 21. Non solo Agenda 21 con tutto l’associazionismo, ma con tutta quella parte della città che vuole partecipare all’amministrazione della città. Basti pensare che all’incontro avuto con il necommissario prefettizio, quest’ultimo ha chiesto chi gestisse la manutenzione del verde perché, in pochi giorni, si è reso conto del degrado del verde esistente. Sul discorso del verde e dei parchi da noi denunciato, non è possibile che in cinque anni un’amministrazione sia stata totalmente assente a tal punto da non riuscire ad aprire il parco della 167, ma addirittura da far distruggere il Parco del Rione paradiso, costruito proprio durante l’amministrazione Azzollini. E posso continuare sui giardini del centro storico, realizzati e già pronti per essere distrutti. Ebbene, un’amministrazione deve essere in grado, dopo aver costruito, anche di rendere fruibile. Questo non è un modo di far politica, non è un modo di saper amministrare, ma solo un modo di danneggiare le risorse pubbliche. Questa è la dimostrazione che in quell’amministrazione gli interessi perseguiti non erano quelli collettivi, ma quelli personali. Questo è il cambio di tendenza che secondo me il centrosinistra deve dare ai cittadini». Gianni Porta (PRC). «Penso che su molti dati di analisi concordiamo, anche con chi è in platea. Quando tra marzo e aprile abbiamo raccolto nei quartieri alle spalle dell’ospedale più di 300 firme per chiedere le opere di urbanizzazione abbondantemente pagate negli anni passati, quando tra maggio e giugno nel quartiere 167 abbiamo raccolto più 400 firme per l’apertura del parco di mezzogiorno, così come più di 200 firme per la manutenzione ordinaria e straordinaria di piazza Paradiso, ci siamo resi conto che questa città è in stato di abbandono rispetto all’ordinaria amministrazione. Per fornire, però, una visione alternativa e programmatica noi abbiamo da proporre delle linee di fondo. Credo che la prossima amministrazione dovrà cominciare a lavorare al Piano urbanistico generale e, quindi, in un’ottica di pianificazione strategica. Va bene la gestione quando non va rispetto alle regole e rispetto a quanto riteniamo sia stato mal gestito, ma credo ci debbano essere delle questioni di fondo che debbano contraddistinguere noi da loro. Non si può più far cassa sul territorio, monetizzando gli spazi e i suoli, e quindi non si può più costruire su Molfetta. Bisogna investire sulla riqualificazione dell’esistente anche nella direzione di una riqualificazione bio-architettonica. Si può e si deve investire e pianificare non soltanto nei servizi, visto che Molfetta a dieci anni dal piano regolatore è sprovvista di un Piano dei servizi, ma anche su un Piano di messa in Sicurezza rispetto alle criticità, lame e rischio idrogeologico, che il nostro territorio ha registrato in questi anni per colpa di una pianificazione precedente un po’ troppo scriteriata. Riteniamo anche che si debba elaborare anche una nuova programmazione e pianificazione del traffico e della mobilità sostenibile. Il mio sogno sarebbe che Molfetta diventasse la Ferrara del Sud dove è possibile e normale avere piste ciclabili e una mobilità che non risente semplicemente dello spostamento con il veicolo individuale- privato. Potrei parlare del Piano Casa, del Piano dell’Agro, dell’esposto forse fatto solo da noi nei confronti di quel Piano Casa, e vedremo cosa ci risponderà la Regione e cosa ne sarà anche del piano dell’agro. Ma penso infine che noi non abbiamo la necessità di far le pulci a quanto è stato fatto, ma solo di comporre nuovi assi strategici». Pino Amato (UDC). «Il territorio è un tema delicato e molto importante per una città, per una città vivibile. Credo che in questi ultimi anni ci sia stato un saccheggio del territorio. Basti pensare che l’amministrazione aveva 10 assessori di cui non si sapeva chi fosse quello all’ambiente, chi fosse l’assessore al commercio. Se un cittadino doveva rivolgersi ad un assessore per chiedere il perché quel parco non fosse aperto o perché non ci fosse la manutenzione a quel verde, non c’era nessuno che potesse dargli una risposta. Io non sono un esperto del territorio, non sono un compartista: in questi anni ci sono stati parecchi compartisti che si sono adoperati e interessati al territorio di questa città. Ma comunque credo che un’inversione di tendenza ci debba essere perché bisogna ritornare ad essere attenti alle problematiche ambientali, al verde, alle piste ciclabili, già trattate nell’amministrazione di Guglielmo Minervini e realizzate in alcune zone. Il problema più grave, però, è che l’amministrazione precedente ha investito zero sull’ambiente: sul territorio ci sono state solo costruzioni su costruzioni. Noi non siamo contrari alle case. Quando un piano regolatore prevede la necessità di costruire, bisogna farlo. Tuttavia, bisogna unitamente approvare un piano dei Servizi. Molfetta sotto il profilo ambientale è un po’ indietro, anche per la cultura ambientale. Ricordo nel ’98 quando abbiamo fatto un investimento sui bambini, andavano nella scuole per portare la cultura ambientale fra i bambini e per far capire loro che il territorio, il verde e tutto quello che ci circonda è importante. Quindi, ritengo che la prossima amministrazione debba essere molto attenta al problema del territorio, del verde, della cultura ambientale e anche del traffico, perché purtroppo questa città è caotica ed è diventato difficile circolarvi. Vorrei fare un’ultima riflessione sulle strade. In tanti anni abbiamo interrogato e perseguitato quest’amministrazione sulla questione strade. In termini di contenziosi, negli ultimi dieci anni, abbiamo consumato oltre un milione di euro. Potevano sistemare tante strade. Questo la dice lunga sul tipo di politica che quest’amministrazione ha fatto e su che attenzione ha avuto verso questa città». Mino Salvemini (PD). «La cifra fondamentale nella gestione del territorio è che quest’ultimo vale in quanto esprime un valore che a sua volta si tramuta in manufatti edilizi. Questa è la concezione del territorio che ha avuto l’amministrazione Azzollini. Alla luce di questo si spiega benissimo tutta la faccenda della gestione dei parchi e quant’altro e del verde esistente, perché la gestione, l’allestimento, la manutenzione, la fruibilità e la vivibilità non produce, secondo l’amministrazione, alcun valore né economico né soprattutto elettorale. Tutto ciò che questa amministrazione ha fatto nella gestione del territorio ha avuto questa bussola come elemento centrale di riferimento e guida del suo agire. Devo poi aggiungere a quanto è stato detto per quel che concerne la riqualificazione dell’esistente che vi sono state delle criticità gravissime nelle zone di espansione in quanto, a causa dell’assenza di un programma pluriennale di attuazione che programmasse gli interventi, si sono avute delle gravi disfunzioni nel senso che vaste zone sono rimaste prive di opere di urbanizzazione primarie e secondarie con anche dei gravi danni privati. Questo è il panorama attuale. Condivido quanto detto da Porta, perchè le priorità, nelle nostre opzioni strategiche, vanno assolutamente invertite. Deve finire il paradigma dell’espansione e del consumo di territorio agricolo. Bisogna dare e privilegiare, nel piano urbanistico generale che deve essere approvato entro il 2016, criteri direttivi ai professionisti officiati per il nuovo piano regolatore generale, che deve prevedere il riuso dell’esistente, la fine dell’espansione urbana, la fine del consumo del territorio agricolo, la messa al centro dell’attenzione dello sviluppo del territorio, la qualità della vita. Per qualità della vita s’intende non solo zone verdi, ma anche piano urbano del traffico, piste ciclabili assenti a Molfetta, piano dei servizi». Annalisa Altomare (Lista Emiliano). «C’è da dire una parola chiara. Molfetta non si espande più. Il nostro agro deve riprendere se stesso perché è già ferito. Molfetta si trova in un momento importante. Se si riesce a invertire la tendenza e il metodo di fare politica in questa città, noi siamo all’immediata vigilia di una fase di programmazione a 360 gradi. Allora nella programmazione del nuovo piano regolatore che si dica chiaro che Molfetta non si espande più. Tutte le attenzioni della futura amministrazione devono essere concentrate per dare dignità e qualità all’attuale abitare. La pianificazione dei servizi è nodale perché il degrado urbano condiziona anche il degrado sociale. Alcune zone della nostra città che hanno in sé un degrado sociale sono anche degradate sotto il profilo urbanistico. Allora c’è la necessità di riqualificare creando flussi di popolazione all’interno della città perché quello che oggi è ancora out of bounds non lo sia più. Ma c’è un altro argomento sul quale voglio concentrare la nostra attenzione: lo questione dello smaltimento dei rifiuti nella città di Molfetta. E’ la scommessa dei prossimi anni. C’è bisogno di censire tutti i siti laddove ci sono discariche abusive di materiali per qualificarli, classificarli e avviarli al momento smaltimento. È quindi necessario pensare anche all’organizzazione delle Aziende Municipalizzate, di reinventarle e dar loro obiettivi un po’ diversi. Le nostre periferie sono oramai intasate di rifiuti ingombranti e pericolosi che vanno qualificati, classificati e avviati al momento smaltimento con l’investimento di risorse. Ed è un investimento che poi ritorna perché la qualità dell’ambiente e del territorio può essere utilizzata anche come volano di sviluppo». Quali dovranno essere le linee guida e le prescrizioni del nuovo piano Urbanistico generale? È possibile rieducare il cittadino al rispetto della sua città e con quali sistemi? Piergiovanni. «Si parte da un discorso di regole e si punta all’educazione civica del cittadino, un discorso di sensibilizzazione e partecipazione in modo da essere partecipante e progettista della sua città. Solo in questo modo si possono ottenere dei miglioramenti e uno scatto di civiltà. Non mi riferisco a tutti i cittadini, ma a una parte di cittadini non corretti. Solo puntando a renderli partecipi della città si potranno conseguire dei miglioramenti. Purtroppo, in questa città non ci sono più regole. Certa gente pensa di poter fare quello che vuole perché quelli che ci hanno governato hanno dato questa idea di città. Per fare questo abbiamo bisogno di un’unità non solo dei partiti, ma anche della struttura comunale e di tutte le forze politiche che insieme possono dare la forza di controbattere questa mancanza di regole, evidente in questa città». Porta. «La prossima amministrazione dovrà amministrare nella massima trasparenza e nel massimo rigore. Le cooperative edilizie dei cittadini aspettano la pubblicazione del bando aggiornato, l’assegnazione dei suoli e la possibilità di avere casa. Per quanto riguarda la questione urbanistica, non ci può essere ulteriore consumo di suolo e ulteriore espansione edilizia anche se questo pone un problema in ordine alle entrate. Infatti, con i tagli generali che avvengono a livello centrale per le amministrazioni locali è ovvio che ogni amministrazione locale sarà sempre più tentata di far cassa monetizzando il territorio. Noi abbiamo il problema di non poter procedere oltre. Ritengo che debba essere centrale la messa in sicurezza rispetto alla conformazione a rischio idrogeologico del territorio. Penso che nella pianificazione del piano urbanistico generale sia necessario trovare dei meccanismi per rimettere sul mercato le case e gli immobili non utilizzati. La previsione del nostro attuale Piano regolatore porterà alla costruzione di circa 123 ettari che forse corrispondono a un milione e più di metri cubi. Eppure oggi il bene casa, il diritto a una casa nella nostra città non è alla portata di tutti e non è assicurato. Se non elaborassimo una programmazione che possa risolvere anche questo problema, la pianificazione sarebbe ancora una volta vacua, astratta e, nel peggiore dei casi, oggetto di appetiti speculativi. no questa possibilità: questo è un danno enorme per una piccola azienda che deve affrontare questo problema. Quindi, questo è un problema da affrontare anche nella prossima amministrazione». Salvemini. «La prova che esistano delle convergenze programmatiche tra le forze politiche che siedono a questo tavolo, stasera è dato dal tenore degli interventi che sono stati convergenti su una questione che è assolutamente caratterizzante in ambito comunale, cioè gli assi di sviluppo del territorio e il Piano Urbanistico Generale. Quando si parla di gestione del territorio non ci si riferisce soltanto alle future costruzioni o al riuso delle costruzioni esistenti, ma alla pianificazione del territorio in tutti i suoi usi che non è soltanto il territorio costruito o la disciplina delle costruzioni. Ad esempio, l’impostazione, lo studio e l’individuazione di aree pedonali vastissime credo che debbano abbracciare quasi tutto il centro cittadino: è una questione caratterizzante che deve essere inclusa nel nuovo piano urbanistico in modo da farne una norma di carattere generale che non può essere derogata, così come il punto di parcheggi che non devono essere collocati al centro della città o sotto i condomini in modo che si debba arrivare con la vettura nel centro della città, ma devono essere parcheggi a corona. E poi ci devono essere dei mezzi di trasporto come park&ride. Poi interessante è l’avvicinamento tra centro e periferia poiché il disagio sociale deriva anche dall’emarginazione territoriale e urbana: dunque qui deve essere fatto un lavoro in futuro. Lo strumento della riqualificazione delle periferie deve essere usato. E qui entra in gioco anche la capacità di saper intercettare i finanziamenti comunitari, statali e regionali per la gestione del territorio perché non avremo mai i fondi per tutto quanto ci proponiamo di fare». Altomare. «C’è un aspetto sul quale mi voglio soffermare. Bisogna ripensare alle aree di espansione turistica anche se già qualcosa di terribile è stato fato sia sul versante di Ponente che su quello di Levante: dunque bisogna invertire la tendenza, ci deve essere il rispetto dell’ambiente, evitando sovrapposizioni di interventi di costruzione, può essere esso stesso volano di turismo. E nel momento in cui si andrà a pianificare il Piano Regolatore Generale e contemporaneamente il Piano del traffico e il Piano dei servizi si dovrà ripensare al turismo anche per dare una possibilità ulteriore di sviluppo alla nostra città. Per la questione dell’educazione civica, va pensata una diversa strutturazione urbana, dei servizi in termini di rieducazione al rispetto della città: se io trascuro la città come amministratore, il cittadino si sentirà più legittimato a trascurarlo. E poi a Molfetta bisogna riprendere a consultare la gente, il metodo della consultazione, la voglia di chiamare le associazioni che da sempre si sono interessate di questi temi: è una risorsa per la città, per il ceto politico, per la classe dirigente. Noi dobbiamo continuamente ascoltare per poter decidere meglio». È opportuno ripianificare e riqualificare per un’infrastrutturazione energetica alternativa, ricucire quartieri centrali da riqualificare e periferia, dar finalmente seguito al Parco urbano della Lama Martina, previsto nell’attuale Piano regolatore e mai attuato. Penso, insomma, che il nuovo piano debba imporsi il miglioramento della vita cittadina, ma anche la possibilità d’investimento per quegli operatori che producono materiali e infrastrutture energetiche che possono dare respiro alla nostra economia». Amato. «Bisogna salvaguardare il territorio che ci è rimasto perché è stato saccheggiato e ritornare sulla cultura della riqualificazione di quello che già abbiamo. Sulla questione del territorio ci deve essere un confronto serrato nella città perché in questi ultimi anni sono mancate le regole, i servizi e bisognerebbe parlare della questione delle coste e del Piano dell’agro. Per quanto riguarda, invece, la questione dell’educazione civica credo che sia opportuno partire dalle scuole, portare all’interno delle scuole la cultura dell’educazione civica, il senso del rispetto del territorio, dell’ambiente, delle aree della raccolta differenziata. Su questa ultima questione Molfetta ha raggiunto ottimi risultati. Va rivista la questione delle nostre aziende municipalizzate, che hanno poi delle perdite in bilancio. Ad esempio, l’Asm, che dovrebbe pulire la città e fare la raccolta differenziata, negli ultimi anni ha lascito Molfetta abbandonata a se stessa. Ci sono quartieri che per settimane intere non sono puliti. Poi c’è la questione dello smaltimento dei rifiuti: bisognerebbe individuare tutte quelle aree dove ci sono le discariche. A Molfetta abbiamo un problema grande, ovvero quello delle discariche dei materiali di risulta. Per tanti anni ne abbiamo discusso in consiglio comunale, ma nessuna amministrazione ha risolto mai questo problema. Basti pensare che le nostre piccole imprese artigiane per poter smaltire i rifiuti devono andare altrove perché a Molfetta non han

Autore: E.Cormio-A.Vecchio
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