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Il terremoto dell'11 maggio 1560 Tra scienza e devozione popolare
15 aprile 2004

L'11 maggio di ogni anno, a Molfetta, viene celebrata la festa della Madonna dei Martiri chiamata con l'appellativo di “Médonne du Tremelizze” (Madonna del terremoto), in ricordo e in ringraziamento per lo scampato pericolo della città nel terremoto dell'11 maggio 1560, avvertito in tutta l'Italia centro-meridionale (vedi C. Tridente: “Feste, Ricorrenze e Memorie a Molfetta”, ed. Mezzina 1998). Sicuramente dovette trattarsi di una scossa assai violenta, tanto è vero che lo storico locale Giovanni Antonio Bovio (in “Breve Historia dell'Origine, Fondatione e Miracoli della devota Chiesa de S. Maria de'Marteri di Molfetta, Napoli, 1635, pag. 42), accennando al terremoto avvenuto il 30 luglio 1627 con epicentro nei pressi di San Severo-Apricena, nel quale morirono circa 5.000 persone, considera quest'ultimo di pari intensità a quello del 1560, di cui stiamo parlando Secondo i dati da me raccolti presso l'Osservatorio di Geofisica e Fisica Cosmica dell'Università degli Studi di Bari, il sisma si verificò alle ore 4,40 di quel giorno, fu dell'8° grado (rovinoso) della scala Mercalli, pari a magnitudo 6,4 della scala Richter ed ebbe il suo epicentro al largo della costa tra Bisceglie e Barletta dove ci furono crolli e numerose vittime. In particolare, a Giovinazzo furono danneggiati alcuni vecchi edifici e fu lesionata una delle due torri campanarie (torre di sud-est) della Cattedrale. La scossa fu avvertita fortemente, ma senza danni, a Bari e Molfetta, dove raggiunse l'intensità del 5° grado della scala Mercalli, nonché a Napoli e parte della Campania. Il giorno 18 dello stesso mese, alle ore 9, si ebbe una replica sensibile, con ulteriori danni nei paesi già colpiti. Il sisma fu avvertito principalmente nelle seguenti località: Barletta 8° grado; Bisceglie 8° grado; Molfetta 5° grado; Giovinazzo 7° grado; Bari 5° grado; S. Paolo Albanese (Pz) 5° grado; Napoli 3° grado. Per il nunzio Vincenzo Cerrotti (in “Cronaca delle più gravi calamità successe in Bitonto dal 1560 al 1903”, antico manoscritto) il giorno 11 maggio fu di domenica e le vittime furono oltre 300. Ma perché Molfetta fu risparmiata dall'immane tragedia? Com'è noto, l'intensità di un sisma generalmente diminuisce di grado man mano che ci si allontana dall'epicentro; la zona maggiormente colpita è detta “megasismica” o epicentrale. Ciò premesso, Molfetta, pur essendo molto vicina a quella zona, percepì il terremoto con una intensità pari al 5° grado della scala Mercalli, mentre Giovinazzo, relativamente più lontana dall'epicentro, avvertì il movimento tellurico con una intensità pari al 7° grado. Il paradosso, alla luce di quanto tramandatoci dai nostri avi, non potrebbe che avere una sola spiegazione: Molfetta fu risparmiata da danni e vittime grazie alla protezione della Madonna dei Martiri. Non di questo avviso sono ovviamente gli esperti dell'Osservatorio di Geofisica, per i quali, il diverso grado di intensità di un terremoto può dipendere da una serie di fattori quali: le diverse caratteristiche geologico-strutturali lungo il percorso delle onde sismiche, gli effetti di dispersione e attenuazione che possono aversi lungo le direzioni di propagazione, nonché la difforme velocità di rottura, intesa come velocità di propagazione della frattura nell'interno della roccia. Vediamo ora cosa accadde o si presume sia accaduto all'alba di quel giorno a Molfetta: il terremoto fu preceduto da un forte vento che sollevò nembi di polvere e di minute pietruzze, scosse le finestre delle case e destò tutti i cittadini ancora immersi nel sonno. Grida di paura e di disperazione echeggiarono in quell'immane flagello. Reggeva allora la sede episcopale della città Mons. Nicolò Maiorani (nativo di Melpignano, nominato Vescovo da Papa Giulio III il 15 dicembre 1555, rimasto nella sede episcopale per 11 anni) il quale nella sventura si mostrò vero padre amoroso verso i suoi figli angosciati. Abbandonato il suo palazzo, deposte le sue insegne vescovili, si portò in mezzo al popolo confortandolo ed esortandolo a guardare il Santuario della Madonna dei Martiri e ad avere fiducia nella Vergine. Tutti, all'unisono, invocarono il nome di Maria e si diressero al Suo tempio, accompagnati dallo stesso Vescovo, per implorare grazia e protezione a Maria. Una volta giunti al Santuario, possiamo immaginare quali siano state la suppliche alla Madonna, invocata a gran voce e con le lacrime agli occhi: Médonne Séndisseme de le Mértere aiutece ; (Madonna Santissima dei Martiri aiutaci) Médonne de le Mértere salvece do tremelizze; (Madonna Santissima dei Martiri salvaci dal terremoto) Médonne de le Mértere agghie chembasseiòne de néue ; (Madonna dei Martiri abbi compassione di noi) Médonne de le Mértere mittece sòtt'ò ménde tòie ; (Madonna dei Martiri mettici sotto il tuo manto) Médonne de le Mértere, sìende chèsse vàusce, fanne la gràzeie, ca te dimme re còese ca tenimme cchiù care; (Madonna dei Martiri, senti queste voci, facci la grazia, che ti doniamo le cose più care che abbiamo). Médonne de le Mérter'a Méri nèn scimme dadd'ò ci nén fè la gràzeie. (Madonna dei Martiri Maria non ce ne andiamo di qui se non ci fai la grazia). Riconoscenti per lo scampato pericolo, ogni anno i molfettesi, insieme alle autorità civili, si recano processionalmente in Basilica per ringraziare la loro Patrona la quale non ha mai distolto il suo sguardo misericordioso dalla città. Ella è lì che guarda le nostre case, le nostre famiglie, le nostre angosce, i nostri problemi, le nostre difficoltà. E' lì che asciuga le nostre lacrime e veglia come sentinella su ogni cuore che si dona a Lei. E questa presenza e vicinanza materna è per noi molfettesi motivo di fiducia, di abbandono, di serenità, di pace. Cosmo Tridente
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