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Il sindaco di Molfetta, Paola Natalicchio risponde a muso duro a diffamazioni e falsità del centrodestra
07 dicembre 2015

MOLFETTA – Alla fine il sindaco di Molfetta Paola Natalicchio, che guida una giunta di centrosinistra che sta cambiando il volto della città, non ce l’ha fatta più di fronte alle diffamazioni dei consiglieri del centrodestra (ma anche agli sgambetti di qualche personaggio che si dichiara di centrosinistra) e ha risposto a muso duro, con una calmorosa replica sui social network, destinata a divenire virale.

L’invidia e il rancore per aver perduto il potere e soprattutto per aver lasciato libere le stanze del potere (con i mobili sfarzosi e poltrone fantozziane, acquistati con i soldi dei cittadini), vedere che altri amministratori dimostrano di essere in grado, senza spreco di denaro pubblico, senza errori, senza scandali, arresti e quant’altro, di governare bene la città e soprattutto di mettere le toppe a tutti i danni fatti dagli altri, proprio non riescono a mandarla giù. Non si deve sapere che Molfetta è stata lasciata in ginocchio, che sono rimaste solo le macerie che vedono tutti. Ma si deve far dimenticare alla gente il passato funesto.

E così si inventano rimborsi per panettoni, scontrini inesistenti. Insomma, la stessa tecnica diffamatoria fascista, tipica del centrodestra, messa in atto contro il sindaco di Roma, Ignazio Marino, per costringerlo alle dimissioni. Questi personaggi molfettesi, dopo essersi esibiti in consiglio comunale, mai seduti, sempre in piedi nei loro interventi, per timore di non essere inquadrati bene dalle telecamere e poter gesticolare ampiamente quasi a sottolineare la gravità dei fatti, ora si esibiscono nei social network. Insomma, non riuscendo ad essere convincenti con le loro inutili parole, ora vanno spargendo veleno e fango, contro chi lavora a tempo pieno (non come i sindaci del week end, che non conoscevano nulla di quello che avveniva nella loro città e dei problemi dei cittadini) e fa sacrifici, senza partecipare a lauti pranzi, bensì nutrendosi con “panini di quart’ordine”, come scrive il sindaco Paola Natalicchio.
E per rendere più credibili le loro menzogne e le loro calunnie, si servono anche di miserabili mercenari, disturbati e con qualche evidente problema caratteriale, pronti a vendersi per un piatto di lenticchie. Per ora ci fermiamo qui, dando appuntamento ai nostri affezionati lettori, che ringraziamo della stima e della fiducia, all’editoriale del direttore nel prossimo numero della rivista mensile “Quindici” che sarà in edicola dopo il 15 dicembre.

Per dovere di cronaca, ma anche con l’orgoglio della città e di una testata, fatta di uomini liberi e moralmente ineccepibili, giornalisti che hanno sempre espresso le proprie opinioni senza condizionamenti e senza prebende o voti di scambio, senza giornalismo copia e incolla, né articoli asserviti o suggeriti, dobbiamo dare correttamente atto al sindaco Paola Natalicchio di essere stata capace non solo di amministrare bene questa città (pur tra mille imboscate anche interne), ma soprattutto in modo pulito e trasparente, come non avveniva da 10 anni. Lo vediamo ogni giorno. E la stampa non può che rallegrarsi di questo Palazzo di vetro, dove tutto è messo a disposizione dei cittadini, dove tutti possono giudicare, senza i misteri del passato, conosciuto dopo che hanno avuto il loro epilogo nelle aule giudiziarie.

Con la stessa trasparenza, riteniamo sia utile mettere a disposizione dei lettori, anche di coloro che non frequentano Facebook, lo sfogo legittimo del sindaco, che sta sollevando un’ondata di consensi, aumentando la sua popolarità fra la gente, e facendo precipitare i suoi miserabili detrattori, questi sì nel vero fango, quando proprio loro dovrebbero avere il pudore di tacere, per evitare che le loro parole si trasformino in boomerang. La città ha il diritto di sapere la verità ed è giusto e corretto farla conoscere a tutti anche attraverso l’informazione tradizionale e non con lo sfogatoio di Facebook dei pettegolezzi del bar sport.

«Ignobile e misera la politica del centrodestra cittadino che cerca nel nostro economato gli scontrini dei nostri rimborsi, il lusso immaginario delle nostre trasferte di lavoro – scrive il sindaco Paola Natalicchio, con una nota “al vetriolo” -. Che insinua che avremmo comprato panettoni e giocattoli ad uso personale. Che afferma che le nostre trasferte non sono dotate delle giuste "giustificazioni".
Ignobile, misera l'opposizione della calunnia, della diffamazione e del pettegolezzo che vuole animare populismo e demagogia: "così fan tutti", "son tutti ladri", "da che pulpito viene la predica". Quando vado in trasferta fuori per il Comune di Molfetta solitamente mangio panini di quart'ordine e bevo bottigliette d'acqua da mezzo litro. Viaggio quasi sempre in treno. Qualche volta se con me ci sono dirigenti e assessori e siamo in tanti, al posto dell'aereo, noleggiamo un pulmino per risparmiare. Centelliniamo i taxi anche quando siamo nelle grandi città e si può controllare perché' portiamo a rimborso molti biglietti della metro e del bus.
Le mie ultime trasferte sono documentate dal mio stesso Facebook, essendo tutte alla luce del sole e per ragioni che servono a Molfetta: Roma per gli incontri sul Porto, per risolvere con l'aiuto di un esperto il caso Multiservizi e per partecipare alla Casa dell'Architettura a un incontro su Europan e i progetti del nostro Waterfront, Milano per il convegno mondiale sulle Food Policy, Torino per l'assemblea nazionale Anci, Modena a fine settimana per il direttivo nazionale di "Città Sane". Solitamente parto all'alba e torno quasi di notte: vado a lavorare. La notte dormo qualche ora e la mattina dopo mi rimetto a lavorare. I regali di Natale che mi arrivano, panettoni compresi, li do in beneficienza alla Caritas e alla mensa di don Franco.
E' il terzo anno che lo faccio tanto che ormai di regali non me ne mandano quasi più. Faccio così anche con i biglietti dei concerti. Gli organizzatori si offendono, talvolta, e forse hanno ragione loro. Non ho mai voluto il pass per la macchina: se parcheggio sulle strisce blu pago il grattino o il biglietto del parcometro, anche se mi muovo in città praticamente solo per ragioni di servizio. Non ho l'autista, anche quando vado a Bari prendo la mia macchina e non mi faccio nemmeno rimborsare la benzina. Chiunque stia cercando gli scontrini delle mie bottiglie di vino da 100 euro, delle mie cene con i parenti, dei miei bonus e dei miei privilegi o chiunque stia pensando che è questa la strada per colpire la mia onestà, la mia credibilità, la mia pulizia perde il suo tempo. Se avete tempo da perdere, accattoni del populismo, accomodatevi pure. Rovistate, raspate come topi, mordete pure qualche asse di legno che avete scambiato per formaggio. Vieni, Mariano Caputo, se è questa la politica che ti è rimasta da fare. "Rimborsopoli e panettonopoli", menzogna e fango. Questo sei e per questo meriti che si parli di te. Tu che arredavi le tue stanze di mobili sfarzosi comprati con denaro pubblico. Io, il sindaco che siede su quella che era la scrivania della tua segretaria e che non si porterebbe a casa sua nemmeno un tappo della penna bic».

Queste parole sono un’ulteriore conferma che chi non ha argomenti, ricorre al pettegolezzo e alla calunnia, per screditare chi dà ogni giorno prova di onestà, correttezza e capacità amministrativa (non dimentichiamo che in passato non si era in grado o non si volevano fare, come vi racconteremo sul prossimo numero, nemmeno le delibere, con errori che sono costati e stanno costando migliaia di euro di soldi dei contribuenti). Un sindaco che rinuncia non solo alle auto blu, ma anche a un legittimo viaggio a Bruxelles, per dedicarsi alla salvezza dei lavoratori della Multiservizi. Va anche detto che c’è chi, commentando le parole del sindaco su Facebook, ha ricordato il vecchio adagio: “ciascuno col proprio metro, l’altrui misura”.

APPUNTAMENTO AL PROSSIMO NUMERO DELLA RIVISTA “QUINDICI” IN EDICOLA FRA 10 GIORNI. VI RACCONTEREMO UNA MOLFETTA CHE STA FATICOSAMENTE CAMBIANDO, TRA POLEMICHE E OSTACOLI, ANCHE ATTRAVERSO L’OPINIONE, DEL DIRETTORE FELICE DE SANCTIS, NEL SUO ATTESO EDITORIALE, UN “AFFONDO” COME SEMPRE TAGLIENTE E INCISIVO, TUTTO DA LEGGERE.

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