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Il precariato pericolo nel percorso formativo dell'individuo
15 ottobre 2009

15 ottobre 2009 “teste pensanti” sono da considerarsi alla stregua di note stonate, nella società dei tronisti e delle escort. Nuoce ai ragazzi, perché, nelle orde di classi da trenta e anche più scolari, qualsiasi tipologia di strategia didattica individualizzata sarà impensabile. Nuoce ai docenti, che, in occupazione precaria, non possono progettare serenamente il proprio futuro, salvo poi incorrere negli strali del Vaticano se si opta per una libera convivenza o si decide di accantonare una santa astinenza che, sino ai ventotto anni, può essere ancora pensabile, ma a quaranta… È lecito chiedersi se questa situazione giovi a qualcuno. Di certo alle molte scuole private che, quest’anno, avranno registrato il boom delle richieste di assunzione di chi, disperando nelle pubbliche chiamate, cerca di garantirsi almeno quella manciata di punti necessaria a non scendere a precipizio in graduatoria. Non si sa perché molte di queste scuole (non si vuol fare di tutta l’erba un fascio), pur godendo dei fi nanziamenti di un governo che per il privato ha sempre un occhio di riguardo, operino spesso assunzioni fi ttizie e a costo zero, sfruttando l’impellente necessità di macinare punti di molte giovani insegnanti. Che accettano di coprire cattedre anche di diciotto ore, auto-pagandosi i contributi e senza percepire un centesimo di stipendio, e, quando ascoltano in televisione quanto si guadagna per una cena presidenziale tra fi lmati celebrativi e chiacchiere vacue, ricordano con rabbia, ma con estrema dignità, gli anni di sacrifi ci spesi sui libri. © Riproduzione riservata PARLANO I GIOVANI Danni agli alunni per il precariato scolastico Il precariato in ambito scolastico è un problema quanto mai attuale, soprattutto a seguito delle nuove riforme che non hanno fatto altro che tagliare i fondi, e quindi conseguentemente ridurre il numero di ore. Non bisogna però credere che questo problema non colpisca, anche se con disagi minori, l’universo giovanile. Ci racconta infatti M.: “La mia classe si è trovata in netto svantaggio rispetto a quelle degli altri corsi in matematica a causa del continuo avvicendarsi di supplenti, che non ci dava la possibilità di adeguarci a un metodo stabile”. Ancora peggiore è stata la situazione di G. e la sua classe: “Durante il nostro ultimo anno alle superiori la nostra classe è rimasta per mesi senza l’insegnante di inglese e solo alla fi ne del quadrimestre è stato chiamato un supplente, che ci ha portato agli esami, ovviamente poco preparati, con giudizi sommari, dati, per mancanza di tempo, con un’unica interrogazione ciascuno ”. D’altronde anche un professore ci dà conferma del fatto che spesso i presidi sono portati a rimandare il più possibile l’assunzione di un supplente fi sso a causa della scarsità di fondi. Infatti si preferisce pagare ore supplementari ai professori che sono già nella scuola, perché, assumerne di nuovi, comporterebbe il pagamento di alcune indennità non legate al numero di ore svolte.Un’ulteriore preoccupazione relativa al problema del precariato,sorge, per gli studenti delle secondarie superiori, nella scelta della facoltà universitaria a cui iscriversi. Secondo F.: “Iscriversi alla Facoltà di Lettere, che è quella che più di tutte mi interessa, è come condannarsi al precariato, soprattutto se vuoi lavorare come professore. Tuttavia intraprendere un’altra facoltà, che potrà anche non interessarmi, non mi da la certezza di un lavoro sicuro, visto che le leggi attuali non danno nessuna garanzia di stabilità”. Molti ragazzi inoltre sentono gli effetti di questa situazione proprio perché spesso è uno dei genitori, o in alcuni casi entrambi, a vivere il precariato in prima persona. Ci riferisce A.: “Mia madre è spesso assente da casa, anche per lunghi periodi, dato che le vengono assegnate supplenze anche in località abbastanza lontane. La mia famiglia ne risente molto, non solo per le ristrettezze economiche, ma anche per la sua lontananza, e io stessa mi sento scoraggiata riguardo al mio futuro, dato che vivo indirettamente l’esperienza di mia madre, che a 45 anni non ha ancora un posto fi sso”. Giulia Maggio Ornella Messina © Riproduzione riservata Il precariato dei professori ha un duplice aspetto, uno positivo e uno negativo. A dirlo è un neodiplomato che non ha visto nel suo corso una continuità di tutti i professori lungo la sua formazione liceale. Cambiare ogni anno professore ha permesso di apprendere vari metodi di studio e di arricchire il mio patrimonio culturale di vari punti di vista per una medesima realtà o per una stessa materia. In questo modo da alunno ho realizzato una cernita, scegliendo il metodo di studio più congeniale a me, creando una sintesi tra i molteplici modi in cui si presenta una data cosa e realizzando una mia forma mentis, un personale modo di pensare alla quale fanno capo anche tutte le esperienze scolastiche e non. Perché i docenti sono, anche inconsapevolmente, educatori. A questo risultato, comunque, non si giunge con facilità, specie se si è privi di fondamentali punti di riferimento. La facoltà di giungere a creare una propria personalità nello studio, come nella vita, richiede una maturità che va crescendo con l’individuo partendo sempre da fi gure di riferimento che durante il percorso di formazione rimangano ancora e punto dal quale relazionarsi verso e con l’esterno e gli altri. Le prime forme di conoscenza dell’individuo sono proprio i genitori, ai quali in un primo momento ci affi diamo, per poi persino identifi carci. È proprio in questo periodo di vita che l’uomo deve confrontare questa conoscenza, quella di queste fi gure, la sua, con quella di altri individui. È dal continuo confronto che si realizza la propria e personale cultura e identità. Così avviene nella scuola. La fi gura del maestro unico nelle scuole elementari sancita dal nostro ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini non è una cosa positiva per la crescita del bambino, il quale, oltre ai genitori, non ha altro termine di paragone e fi nisce con l’identifi carsi con il pensiero del docente. E nel caso in cui questo venga a mancare? L’alunno si ritroverebbe spaesato e non abituato ad avere a che fare con altre forme di pensiero ed insegnamento. Cambiare professore ogni anno è abbastanza traumatico, poiché bisogna apprendere un nuovo metodo di studio, capire il modo di spiegare del professore e come è articolata la sua interrogazione, ovvero capire il modo migliore di relazionarsi con lui, con la sua materia, la sua conoscenza, e la propria, creare un tutt’uno con ciò che si sa e con ciò che va ad alimentare questa tuo nuovo sapere. Con la continuità di docente, anche se si ha a che fare sempre con nuovi e diversi argomenti, è stato già assimilato il procedimento per apprendere la cosa nella maniera in cui il professore instaura il suo metodo di studio, cioè il criterio con cui si rapporta con l’altro sapere, le altre materie, l’altra persona, l’altra identità ovvero l’altro studente. Non parliamo poi dell’impatto che lo studente avrebbe con la scuola media, dove lo attendono nuovi e tanti professori e relative tante altre materie. E’ questa una delle fasi più critiche per un alunno, nel caso non si mantenga la continuità di insegnanti dovuta al precariato dei professori, costretti ogni anno a cambiare alunni e sede. Alunni coi quali fondamentale è instaurare un rapporto di tipo professionale ed educativo che tenga conto delle personali e specifi che esigenze e situazioni di ogni alunno o di ogni classe. Stessa cosa vale per la scuola superiore, dove interrompere la continuità dei docenti e persino il programma scolastico, fa conseguire carenze da parte degli alunni risanabili solo col tempo o con gli studi futuri. Non avere una continuità di professori, comporta un forte dispendio di energie e di tempo al quale deve necessariamente corrispondere un livello di maturità già abbastanza elevato per evitare che lo studente non sia in grado di capire il nuovo criterio di studio e farlo proprio, creando delle lacune nocive. La maturità si ha solo quando una cosa la si sa e ci si può relazionare con altro. Anzi ci si deve. Ogni volta che si inizia un nuovo percorso didattico, dunque, è da evitare il cambio di professore. Solo una volta che lo studente possiede la padronanza della materia si può sostituire l’insegnante.

Autore: Saverio Tavella
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