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Gli studenti di Molfetta parlano di Costituzione con l'on. Luciano Violante La manifestazione nell'ambito degli "Incontri con l'autore" organizzati dalla libreria "Il Ghigno"
15 dicembre 2006

MOLFETTA - “C'è un certo divario nel nostro Paese perchè ci sono troppo domande e poche risposte”. Luciano violante risponde così alla domanda postagli dal giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno e direttore di “Quindici”, Felice de Sanctis, circa il rapporto giovani e istituzione. L'ambiente è alquanto familiare e disinibito presso il teatro Don Bosco che ha ospitato l'on. Luciano Violante, già presidente della Camera dei Deputati, attualmente presidente della Commissione Affari costituzionali, in occasione di un incontro con gli studenti organizzato dalla libreria “Il Ghigno”. (Nella foto, da sinistra: la prof. Isa de Marco del Ghigno, Guglielmo Minervini, Felice de Sanctis, Luciano Violante). Introdotto da un intervento dell'assessore regionale per la cittadinanza attiva Guglielmo Minervini, l'on. Violante subito tocca l'argomento fulcro del suo ultimo libro “Lettera ai giovani sulla costituzione”: l'importanza dei giovani. Ha spiegato come essi siano deboli perché attualmente non hanno a disposizione tutti i mezzi necessari per affermarsi e, soprattutto, perché vittime di un futuro precario, dai contorni non definiti e non definibili. Violante incita noi giovani a costituire uno Stato forte fondato su regole forti, ovvero quei valori che vengono espressi dalla Costituzione; valori che trovano il loro potere solo quando i cittadini li rispettano, quando percepiscono le sentenze della Costituzione come leggi morali personali, alle quali è impossibile disobbedire. Poi spiega perché sia tanto difficile trovare una guida nello Stato: un tempo lo Stato riusciva a guidare il cittadino. Ma un tempo la realtà in cui il cittadino era inserito, si consumava entro i confini nazionali. In una società come quella che noi viviamo, la società globalizzata, la vita del cittadino italiano è indirettamente collegala alle oscillazioni delle tensioni internazionali. (Nella foto, un disegno di Violante di Alberto Ficele, realizzato durante l'incontro) La globalizzazione smaterializza l'agire del cittadino, che prima era racchiuso su scala nazionale, in una serie di micro-relazioni in un ampio mondo globalizzato. Questo è il motivo fondamentale per cui le istituzioni non esercitano più un certo controllo su quanto incide sulla vita del cittadino. Se poi a questo si aggiunge il fatto che la nostra è una società liquida, cioè priva di idee portanti, è facile spiegare l'impotenza dello Stato sul cittadino. Violante, saggiamente, ripone la sua fiducia nei giovani, e lo fa invitandoli a ritrovare quei valori scritti nella Costituzione. Se noi giovani riscopriamo quei valori, allora sarà possibile riportare la società a livelli di idealismo tali da poter consentire un vivere guidato dallo Stato. Al breve, ma chiaro ed efficace, intervento del presidente Violante, sono seguite le domande degli studenti. Molti chiedono delle università e del mondo del lavoro, qualcuno cerca chiarimenti sulla Costituzione, altri cercano un dibattito politico che la sede e la veste in cui Violante è presente, non concedono. Ciò che emerge è il desiderio di farsi ascoltare da una politica che ci ignora. Ed è vero. Molfetta stessa vanta un ceto politico che promette tanto per i giovani, ma che parla senza ascoltare la loro voce.
Autore: Alina Cormio
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