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Francesco Carabellese dati biografici, ricordi e momenti personali
15 novembre 2009

Nella Commemorazione di Francesco Carabellese a 50 anni dalla morte (v. “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 30 novembre 1959, p.9), sulla facciata della abitazione in via Catecombe, 40, fu scoperta una lapide, con l’epigrafe: IN QUESTA CASA NACQUE FRANCESCO CARABELLESE CHE ALLE STORIE MUNICIPALI CONFERI’ DIGNITA’ DI SCIENZA. 1873 - 1909. In quella strada è registrata infatti all’Anagrafe del Comune di Molfetta (il cui Uffi cio ringrazio dell’informazione) la nascita di Francesco Carabellese. Quando però egli nacque, il 14 maggio 1873 “ad ora 1ª pomeridiana”, e il giorno 15 fu tenuto a battesimo nella Parrocchia Cattedrale dal nonno Francesco fu Antonio Carabellese e fu Lucia Annese (come dal Libro dei battesimi 1864-1887, f.186t, della stessa Parrocchia, in Archivio Diocesano, Molfetta: =ADM), i suoi genitori, Antonio Carabellese di Francesco e di Marta Spada vecchia, e Chiara Panunzio di Felice e di Anna Maria Pansini, entrambi ventiduenni, dopo il loro matrimonio celebrato il 27 gennaio nella Parrocchia di S.Gennaro (v. Libro dei Matrimoni dal 1866 al 1872 p.376) della stessa Parrocchia, in ADM), sono registrati nello Stato delle anime 1872-1873 della Parrocchia Cattedrale (p.219) (in ADM), strada Catecombe 44 (attuale n.c.46), in una casa al primo piano, abitata anche da altre due famiglie. Il n. c. 40 invece, corrispondente a una modesta abitazione al pianterreno, divisa dalla precedente casa dalla via S.Damiano, era abitata da una sola famiglia (di tale Salvemini Corrado fu Francesco) sia prima che dopo la nascita di Francesco Carabellese, i cui genitori nel 1874 abitarono alla strada Nuova, 66 (ora via Ten.Ragno) (v. Stato delle anime 1873-74 della Parrocchia S.Gennaro, in ADM, in cui è registrata anche la famiglia del nonno paterno con la moglie e 6 fi gli (Corrado, Anna Maria, Teresa, Mauro, Benedetta e Giuseppe) nella vicina strada S.Rocco, e quella del suo fratello sacerdote, D. Giuseppe Carabellese con la sorella Maria nell’adiacente Largo Pozzo dei cani). Successivamente la famiglia Carabellese andò ad abitare in Strada Piscina Comune, 55 (ora via Domenico Picca), dove nacquero Corrado (1.7.1884) e Felice (21.4.1886) dopo la morte in tenera età di altri 5 fratelli (Marta, Pasquale, Marta Maria, Anna Maria, Felice), come dagli Stati delle anime della Parrocchia Cattedrale dal 1874-75 al 1886- 87 (in ADM). Nel 1887 la famiglia Carabellese tornò ad abitare in via Catecombe, ma nella casa al n. 8, dove Francesco trascorse gli anni del liceo, frequentato nel Seminario vescovile e terminato nel 1891, quando, nell’autunno dello stesso anno, si iscrisse all’Istituto di Studi superiori di Firenze. Il 5 dicembre 1891, dopo la nascita di altri due fi glioletti (Michele e Marta) morti anch’essi prematuramente, nacque l’altro fi glio Michele, che dodicenne fu episcopista assieme al fratello Felice, e, Capitano di Fanteria, pluridecorato al valor militare, morì combattendo il 1918, come ricorda la lapide commemorativa (opera di G. Cozzoli), murata sulla facciata (v. in Molfetta: frammenti di storia. vol.II, 1998, p.393). Negli Stati delle anime della Parrocchia Cattedrale degli anni successivi, la famiglia Carabellese è di nuovo registrata dal 1894-95 nella stessa casa, con l’ultimogenita Antonia (n.6.6.1894) e la presenza di Francesco, “Professore di lettere a Bitonto”, dove, come egli stesso scrive nella lettera al maestro Villari (Bitonto, 24, VI, , 96) “da Firenze fui chiamato ad insegnare storia in un istituto pareggiato” (v. F.Carabellese, Il_mio primo anno d’insegnamento, Bitonto 1896, p.3). Ludovico Pepe e Bartolomeo Capasso L’anno dopo - scrive Caraballese nel Necrologio (in “Rassegna Pugliese”, n. 12, dicembre 1901, p.253-4) - “venne un giorno a trovarmi Ludovico Pepe, di Ostuni, portandomi la notizia che sarei stato deputato dall’autorità scolastica a fare un’ispezione del suo insegnamento di storia nella scuola tecnica di Monopoli, perchè ottenesse un titolo di abilitazione. Ma come? io dovevo andare a fare un’ispezione a Ludovico Pepe? Prima d’allora non lo conoscevo personalmente, eppure ero a lui aff ezionato come per fama uom s’innammora. Egli venne a raccomandarsi, ignorando ch’io ero uno studioso ad ammiratore delle cose sue. Quell’ispezione, sebbene confermatami uffi ciosamente, fu affi data ad altri, la cui relazione, inviata al Ministero con un po’ di ritardo smarrivasi per istrada: così egli corse rischio di vedersi non confermato nell’uffi cio di Monopoli”. Ancora in quei primi anni, in cui “ero aff atto sconosciuto cultore” degli studi del Pepe, “la prima volta che posi piede al Grande Archivio di Napoli – scrive Carabellese – m’accolse con sì squisita ed aff abile amabilità Bartolomeo Capasso, ‘insigne fondatore e caposcuola degli studi storici nel mezzodì d’Italia, il quale senz’accorgersi s’abbassava fi no a chi, con riverenza quasi religiosa, era tutto intento a far tesoro de’ consigli preziosi, che erano ad un tempo lampi di luce rischiaranti la via a chi era nel buio, e incoraggiamenti vivi a proseguire in essa con men timidi passi. E così mi ac colse sempre, sia all’Archivio che alla Società, che formavano la sua seconda famiglia, egli sempre primo ad usarmi delle attenzioni, ad informarsi degli studi,dove pur poco profi tto facevo, mi raccomandava per lettera o a viva voce, mi rispondeva immediatamente dando la notizia precisa a me lontano, e quasi forestiero di Napoli così sempre (Bartolomeo Capasso in “Rassegna Pugliese”, n.1-2, 1900). Contro i fatti antiitaliani di Innsbruck Nel maggio del 1903 a Innsbruck si verifi carono gravi disordini fra stu denti italiani (italiani di lingua ma sudditi austriaci delle terre irreden te di Trento e Trieste) e austriaci (per lo più Tirolesi avversi per i corsi accademici italiani alla loro università), in seguito al tentativo di questi ultimi di impedire a Giovanni Lorenzoni, presidente della Società studenti trentini, di tenere la lezione inaugurale del ‘corso parallelo’ in lingua italiana presso la facoltà giuridica di quella Università. A Bari un Comitato di studenti organizzò un comizio di protesta, che si tenne il 22 nell’atrio del loro istituto, al quale si unirono “molti cittadini e parecchi professori” e fu “entusiasticamente acclamato” a par lare Francesco Carabellese, docente del Regio Liceo (v. Per i fatti di Innsbruck. La dimostrazione di ieri, “Corriere delle Puglie”(=CdP), 23 maggio 1903, p.2). Lo stesso Carabellese, il giorno dopo, in una conferenza sulla Dante Alighieri, stabilita già il 30 aprile dal Consiglio direttivo del Comitato stu dentesco barese della “Dante”, di cui era presidente onorario il preside dello stesso Liceo, e tenutasi nell’ aula del Consiglio comunale (v.CdP, 7 maggio 1903, p.3), si soff ermò a parlare, “deplorandoli”, dei fatti di Innsbruck: lesse diversi articoli di giornali irredenti e socialisti e parecchie lettere di suoi amici del Trentino, dalla lettura dei quali scritti “si rileva - scrive il cronista - il desiderio ardentissimo di una Università italiana a Trieste, quantunque il governo austriaco ne prometta una fuori Trieste” (v. Una conferenza sulla “Dante Alighieri”, CdP, 26 maggio 1903, p.3). Nei mesi successivi, gli universitari organizzati nella “Società Studenti Trentini”, su suggerimento di Cesare Battisti e di Scipio Sighele, presero l’iniziativa di istituire ad Innsbruck una “università libera italiana”, in cui i corsi sarebbero stati affi dati a docenti fatti venire dall’Italia (v. Salvemini e i Battisti, Carteggio 1894-1957, Trento 1987, p.33). Il governo austriaco però proibì l’apertura dell’Università, e quando arrivò il prof. Angelo De Gubernatis, dell’Università di Roma, per l’inaugurazione, gli studenti austriaci lo accolsero a fi schiate. Quando poi la polizia invase l’aula dove egli doveva parlare, gli intimò di tacere e sgombrò la sala, seguirono dei tumulti, con qualche ferito. Contro i fatti di Innsbruck fu telegrafato al prof. De Gubernatis e al Cir colo accademico italiano di quella città da un Comitato di studenti univer sitari di Bari, che organizzò, il 3 dicembre, un comizio di protesta nell’atrio dell’edifi cio scolastico di via Garruba (v. CdP del 3 e del 5 dicembre 1903). A questo comizio partecipò, tra i professori, Francesco Carabellese che tenne un discorso pubblicato poi dal Comita to studentesco nel numero unico “Per i fratelli” (v. CdP, 12 dicembre 1903). In seguito, gli stessi studenti espressero pubblicamente, con una lettera al Direttore del “Corriere”, i sentimenti “della nostra riconoscenza - essi scrivono - per l’egregio prof. Franco Carabellese e per tutti coloro che si prestarono a ciò che più degno fosse dell’alto intento l’opera nostra” (CdP, 6 dicembre 1903’). Presidente della Sezione Insegnanti Intanto, Francesco Carabellese, che aveva rappresentato la Sezione di Bari al Congresso nazionale di Cremona della Federazione Nazionale Insegnanti Scuole Medie, tenutosi nel mese di settembre - come ricorda l’amico suo Nitti -, fu eletto il 6 dicembre Presidente del Consiglio direttivo del la stessa Sezione, che “fi n dalle sue prime riunioni - scrive il “Corriere delle Puglie” del 16 dicembre 1903 (Federazione delle scuole secondarie Sezione di Bari) - deliberò di non desistere da un dignitoso ed ope roso movimento, per poter ‘giungere al miglioramento della condizione economica dei professori delle scuole secondarie. Ed proseguire l’opera intrapresa da due anni, il presidente sig. Carabellese si diè premura di dirigere una lettera circolare, a nome della Sezione, a tutti i deputati e senatori della provincia, affi nché avessero ottenuto alla Camera dall’onorevole Vittorio Emanuele Orlando ministro dell’Istruzione, dichiarazione esplicita, concernente il miglioramento dei professori secondari, dichiarazio ne che fosse valevole a riempire la lacuna, lasciata senz’accenno, dal Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti nel suo programma di Governo. Quando, il 12 dicembre, il ministro Orlando fece alla Camera delle dichiarazioni positive “sul buon diritto degli insegnanti secondari”, il Consiglio Direttivo della sezione FNISM di Bari -scrive ancora il “Corriere” del 16 dicembre - espres se la sua riconoscenza a tutti i deputati pugliesi, che s’iscrissero nella discussione del bilancio dell’istruzione, per proteggere una causa giusta, per lunghi anni non curata”. A raff orzare poi queste aspettative, all’inizio del nuovo anno il presiden te Carabellese, in un discorso ai soci conchiuse dicendo ai colleghi: “stringiamoci fortemente insieme nella cerchia della nostra Federazione con l’adesione sincera e l’attiva collaborazione di tutti noi, e riuscen do così a fortifi carla validamente, potremo scorgere non lontano il giorno del pieno riconoscimento dei nostri sacrosanti diritti. Non disperiamo, nè diffi - diamo di questa forza federale che può diventare potente se lo vogliamo. “Che se il Ministro dell’Istruzione pubblica, promettendo pochi giorni sono, che cercherà di migliorare al più presto le nostre condizioni, uniformandosi ai voti approvati nel Congresso di Cremona ha riconosciuto uffi cialmente l’importanza dell’opera compiuta dalla nostra Federazione, è proprio questo il momento di non accusare da parte nostra alcuna stanchezza e diffi denza, ma piuttosto di unirci ad essa più strettamente, e raddoppiare il comune lavoro (CdP, 8 gennaio 1904, Alla Sezione federale dei professori di scuole secondarie). Negli anni successivi, Francesco Carabellese è registrato sempre nella casa paterna di via Catacombe 8, fi no al giorno del suo matrimonio con Eugenia Favia di Pasquale e di Luisa Trizio, sposata nella Parrocchia Cattedrale di Bari, il 19 luglio 1909 (come annotato nel già cit. Libro dei Battesimi). Nella stessa città, dove egli abitò in Strada Nuccia Serra, 2, di fronte al vecchio Duomo (v.”La nostra Molfetta”, settembre 1959, N. unico della Pro Loco dedicato a Francesco Carabellese nel 50° della morte), lo”Storico spegnevasi ancor giovanissimo la sera del 23 novembre 1909, alle ore 19, 30, come riferisce il “Corriere delle Puglie” del 24 nella Cronaca di Bari (p. 5), dove scrive anche che, alla notizia della sua morte “la Giunta Comunale sospese in segno di lutto la seduta ordinaria” di quella sera, “e per le benemerenze acquistate dall’illustre professore verso il paese con i suoi studi e la sua operosità, deliberò che i funerali si facessero a spese del Comune”. Carabellese nel cimitero di Bari ebbe “una modesta quasi umile tomba; ma quando, molti anni dopo, lo stesso Comune di Bari voleva dare alle sue ceneri più degno posto, si seppe che esse non c’erano più ed erano scom parse con la stessa tomba. Era accaduto che, al tempo dell’epidemica febbre spagnuola, nuove tombe erano state in fretta e furia sovrapposte alle vecchie, ed erano state asportate o infrante le lastre di pietra o di marmo che le distinguevano. Vecchi addetti al lavoro del cimitero ricordavano che durante quelle manomissioni c’era un forte vento, e le ceneri dei defunti si sollevavano nell’aria dalle casse scoverchiate. Forse dunque anche le cene ri di Francesco Carabellese si volatilizzarono al soffi o del maestrale (Peucezio - Michele Viterbo, Francesco Carabellese storico dei Comuni di Puglia, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 22 novembre 1959, p.3).

Autore: Pasquale Minervini
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