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Fausto Bertinotti a Molfetta: "democrazia a rischio, ripartire dall'uguaglianza" Presentazione ieri sera del libro "Chi comanda qui". Le riflessioni dell'ex presidente della Camera sul presente e sul futuro del Paese
10 novembre 2010

MOLFETTA - «La domanda è: in futuro staremo meglio o peggio? La mia risposta è: peggio. A meno che… ».
Parla di presente, di passato e soprattutto di futuro del Paese, in una pienissima Sala Finocchiaro in Fabbrica San Domenico, Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera e segretario di Rifondazione Comunista fino al 2006, alla presentazione a Molfetta del suo libro “Chi comanda qui” voluta ieri sera dalla libreria Il Ghigno e dalla presidenza dell’ ITCG “Gaetano Salvemini”.

«Ma è un “a meno che” che riguarda te, non è l’attesa provvidenzialistica del sole che si leva la mattina: interroga te, cosa sei disposto a fare perché non vada peggio» ha detto Bertinotti al pubblico, rappresentato anche da tanti ragazzi dell’istituto tecnico commerciale molfettese, «perché i grandi flussi della storia, anche se non dipendono solo da te, non possono avvenire senza di te».
 
Quella di Bertinotti è una analisi sulla condizione attuale dell’Italia, su ciò che si è perso del sogno democratico iniziato oltre 60 anni fa, ma soprattutto su quelli che possono essere gli scenari futuri, a cosa si va incontro, e a cosa invece si potrebbe andare incontro: « tanta gente, malgrado il clima avverso, non si è piegata ad essere niente. C’è un’Italia bella, a volte bellissima, nascosta. Sta anche cambiando il vento in Europa, con una ricrescita della partecipazione dei movimenti. Anche in Italia, quel Berlusconi che appariva così potente fino a qualche tempo fa oggi è una pallida espressione di sé». E’ l’unico riferimento che Bertinotti fa all’attuale momento politico del Paese, e alla possibile crisi di Governo.  «Ma la soluzione di questa crisi, la fine del berlusconismo, non è detto che dia vita a una società migliore. Se a Berlusconi sostituiamo una banca centrale che governi la nostra vita, non è detto che sia meglio. E’ il tempo in cui si decide se noi e i nostri figli vivremo in società democratiche o società oligarchiche».

E poi, una lunga riflessione, stimolata dal preside dell’istituto, Sabino Lafasciano, su quello che è stato il punto di partenza del cammino democratico italiano: la firma dei padri costituenti su quel documento che doveva essere il plinto dello Stato Italiano, e che oggi viene sempre più messo in discussione, sempre più a rischio, la Costituzione. Le suggestioni, lo spirito, l’unicità di quel momento prova a raccontarle Fausto Bertinotti. «Disse una volta Pietro Calamandrei a una platea di giovani parlando della Costituzione: “pensate che dietro ogni parola di quel documento c’è un giovane come voi che ha perso la sua vita”. Non era retorica. La Costituzione non è solo un insieme di regole, ma rappresenta la tensione all’uguaglianza, l’espressione di un momento storico in cui si pensava, dopo la guerra e dopo un punto che sembrava irraggiungibile nel male, che ciò che sarebbe venuto dopo sarebbe stato meglio del passato. Oggi, per la prima volta da allora, le nuove generazioni stanno peggio, materialmente e spiritualmente: siamo precari perché è il futuro ad essere incerto».

«Allora», prosegue Bertinotti,  «la Costituzione conteneva l’idea dell’uguaglianza sociale: se smarrisci quest’idea, smarrisci anche l’idea di regola. L’ambizione dei costituenti era andare oltre le premesse delle costituzioni repubblicane, che limitavano il potere assoluto per una divisione dei poteri. Ma perché non avevano retto all’urto nazifascista? Perché il potere non era realmente detenuto dal popolo: bisognava mettere l’uguaglianza al di sopra dell’economia. Fu una rivoluzione cuturale: fino ad allora le costituzioni parlavano di sovranità e di popolo, dicevano chi comanda qui. Per la prima volta, nella Costituzione Italiana, si parla di lavoro, come mai era avvenuto nelle altre costituzioni nella storia, il costituente dice una cosa esplosiva, parla di rimuovere tutti gli ostacoli economici e sociali».

Ma c’è anche da raccontare cosa si è perso di quel sogno, della straordinarietà di quel documento, nel tempo:  «ai successivi trent’anni gloriosi di lotta in questa direzione, sono seguiti altrettanti di marcia inversa. Questo processo ha determinato la messa in discussione di quella marcia di uguaglianza, così come al tripartizione del potere, fino alla crisi della democrazia, come riequilibrio dei poteri a favore di chi non ce li ha. Oggi c’è un sovrano occulto dietro il sovrano manifesto: il Mercato. Non bisogna solo pensare a cacciare il tiranno, ma a ricostruire quella molla che si chiama uguaglianza. Rischiamo di essere nella notte della democrazia europea. A meno che… ».

© Riproduzione riservata

Autore: Vincenzo Azzollini
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C'ero. Salone pieno, a metà o poco più di studenti e docenti collaboratori del Preside che, in qualche modo, dovevano essere presenti. L'altra parte a rappresentare uno spaccato dell'attuale società molfettese: Sx post DS e radical chic, impiegati pubblici, qualche pensionato e qualcuno che doveva necessariamente farsi vedere. Poi c'ero io che, per curiosità, avevo da tempo programmato e di esserci e mi ero organizzato. Manifestazione condotta, direi anche, in maniera intelligente da un intervistatore comunque “ginocchioni” Bertinotti sembrava un marziano, uno che non avesse, nel bene e nel male, contribuito a determinare la situazione nella quale galleggia la ns società. Funzionario sindacale, sindacalista della CGIL, tra i maggiori responsabili della sconfitta sindacale derivante dalla famosa marcia dei 40.000 della Fiat a Torino, si è sempre vantato di non aver mai sottoscritto accordi con la Fiat (tanto ci pensavano gli altri). Frequentatore assiduo di salotti radical chic, si è staccato dal PDS e, dopo aver “ucciso” politicamente Garavini (suo compagno nel sindacato) è diventato il segretario di Rifondazione Comunista. Per ns sfortuna e per sfortuna di Prodi è successivamente diventato Presidente della Camera dei Deputati. Ha condotto la Sx post DS ad una bruciante sconfitta, portandola fuori dal Parlamento. Della sua azione sindacale, politica e parlamentare, non vi è traccia. Il libretto che ha presentato sollecita il ritorno ai valori e agli Ideali contenuti nella Costituzione Italiana, contrastando la cosidetta Costituzione Materiale. Peccato che nessuno abbia potuto elencargli i tanti esempi di iniziative da Lui assunte/sostenute di consolidamento della Costituzione Materiale, rispetto a quella pensata/scritta dai Padri fondatori. Peccato, anche per i giovani presenti, ancorchè un poco distratti.

1° Parte - Per dirla in parole povere, senza voler accusare nessuno in particolare, c'è stato da parte della politica una cecità totale nel non voler vedere una società che giorno per giorno effettuava quei cambiamenti i quali necessitavano un rinnovo sia legislativo, sia di uomini. Uomini ancorati al passato, sempre alla ricerca e alla conservazione, alla trasmissione di privilegi personali, familiari e, in termine contemporaneo, di casta. Necessitavamo e necessitiamo di uomini non "addomesticati", ma "educati" alle nuove esigenze sociali di una società che, sulla basi dell'esperienza storica trascorsa, avrebbe dovuto effettuare quei cambiamenti mai effettuati per mancanza di coraggio, anche per motivi biologici di uomini oramai stanchi e alla ricerca di una posizione vantaggiosa e di prestigio anche da pensionati. Multirazziale, multiculturale, ecologia, globalizzazione, povertà, welfare state, nuova realtà familiare, condizioni della donna, tutte realtà non affrontate per incapacità, ipocrisia, ignoranza e ......"tanto non mi tocca". Ora questi problemi sono diventati a dir poco tragici, al punto da far pensare e dire, "è troppo tardi!". Chi ne sopporta le maggiori negatività drammatiche sono le nuove generazioni, i nostri figli, i nostri nipoti, i figli dei nostri figli. Nessun freno alla società dei consumi è stato posto dalla politica, dalla scuola e educatori, dagli stessi genitori addomesticati al consumo più esagerato e inutile; il profitto è il solo fine di tutta la moderna economia. (continua 2°parte)

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