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Emiliano: Bari è e resterà area metropolitana Una scelta che coinvolge anche Molfetta
24 agosto 2006

BARI - “Bari è nei fatti una città metropolitana e intende giocare fino in fondo la partita perchè questo le sia riconosciuto dal Governo”. Sono parole del sindaco di Bari, Michele Emiliano (nella foto), a commento della possibilità che il governo Prodi esclusa il capoluogo pugliese dal futuro assetto delle città metropolitane. Secondo Emiliano “con il suo porto, aeroporto, ferrovia, nonché Università, Politecnico, centri di ricerca, Fiera del Levante e Acquedotto Pugliese, Bari è nei fatti al servizio di un'intera area metropolitana attorno alla quale gravitano oltre un milione di abitanti”. Ma non basta: “Bari è la più grande area metropolitana naturale della regione euroadriatica, terminale del Corridoio 8 paneuropeo”. Per concludere: “Le ragioni, quindi, per riconoscerla città metropolitana sono reali. A oltre quindici anni dall'approvazione della legge 142/90, i tempi sono maturi per avviare la costituzione delle città metropolitane e Bari intende giocare fin dall'inizio questa partita”. Non è una questione di poco conto, né tale da riguardare esclusivamente la città di Bari, anche il futuro di Molfetta in qualche modo sarebbe coinvolte da questa decisione. La legge 142/92 individuò le “aree metropolitane”, all'interno di esse i Comuni capoluogo, nel nostro caso Bari, e quelli ad esso uniti da contiguità territoriale, possono costituirsi in “città metropolitane”, con ordinamento differente, finendo per acquisire le funzioni attualmente svolte dalla Provincia. Se passasse la proposta di Bari “città metropolitana”, così come Emiliano ha ribadito in questi giorni, comprendente 12 comuni, quelli esclusi, fra cui Molfetta, rimarrebbero in una Provincia di Bari svuotata di significato e soprattutto sarebbero tagliati fuori da finanziamenti, progetti e piani di sviluppo che riguarderanno questa Bari allargata. Un problema che spesso è stato portato all'attenzione delle cittadinanza, ma che non si può dire abbia mai coinvolto più di tanto i molfettesi, forse perché si tratta di una questione che appare troppo tecnica o perché è parso che questa realtà non si dovesse mai realizzare fra un rinvio e l'altro. Michele Emiliano, però, non ha alcuna intenzione di demordere: “Da responsabile del Mezzogiorno dell'Anci - conclude - chiederò al presidente Leonardo Domenici di approfondire la questione del riconoscimento, tenuto conto che per la pianificazione del territorio, la gestione integrata delle acque, l'energia, le politiche culturali e turistiche, le dotazioni infrastrutturali, alcune aree metropolitane già esistono nei fatti. Lo stesso tema della mobilità, da Bari a Napoli, come da Genova a Bologna, è una questione che va affrontata su scala intercomunale. Credo che Romano Prodi saprà senz'altro ascoltare, così come ha fatto sin dall'inizio della sua campagna politica, le ragioni dei sindaci”.
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La realtà delle aree metropolitane (lungi da un riconoscimento legislativo) si è trovata in meno di dieci anni, al centro dell'attenzione del legislatore: la L. 142/1990 per inserirla nella riforma generale dell'amministrazione locale; la L. 265/1999 e il recente d. lgs. 267/2000 che ha costituito il nuovo Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali. L'importanza della l. 142/1990, sta nell'aver finalmente preso atto di una realtà effettivamente esistente sul territorio. L'attuale panorama urbano italiano si presenta con una distribuzione della popolazione a macchia di leopardo, con zone ad elevata concentrazione ed altre a bassissima densità. Pochi centri urbani capaci di fornire servizi, hanno esercitato una straordinaria forza d'attrazione nei confronti di quei piccoli centri che dovrebbero assolvere funzioni di servizio a livello locale. La conseguenza più vistosa, la «gerarchizzazione del territorio», consistente nella formazione costante di centri e di periferie, di aree forti e di aree dipendenti, vale a dire di una conurbazione centrale, nella quale sarebbero confluite le più importanti funzioni urbane, e di periferie in condizione di pressoché integrale assoggettamento alla prima. E' in questa contrapposizione che nasce e si identifica l'area metropolitana. Si tratta di un'area urbana che si è estesa oltre i limiti amministrativamente determinati, risultando da una stretta integrazione fra la città centrale (il capoluogo) e gli agglomerati circostanti, vale a dire tra un centro normalmente di grandi dimensioni e polifunzionale, e quella serie composita di centri minori, che vi sono ancorati da un rapporto di dipendenza socioeconomica e funzionale. Oggi si e' aperta una vera e propria “questione istituzionale” bisognosa di essere affrontata attraverso una strumentazione più solida e vincolante, anche nel rispetto delle peculiarità istituzionali ed economiche dei singoli luoghi. La legge 142 ha accolto il modello, che già largo favore aveva incontrato nella precedente progettazione, del doppio livello di governo, utilizzando il Comune e la Provincia ed intervenendo sulle rispettive competenze, in conformità con il nuovo ruolo che essi sono stati chiamati ad assumere. Per quanto concerne più specificamente la individuazione delle aree metropolitane, il legislatore ha indicato nominativamente le città a cui fanno capo le aree metropolitane, menzionando espressamente Bari ma non ha designato in maniera altrettanto netta i comuni destinati a rientrare nelle rispettive aree, facendo un generico riferimento a quei comuni i cui insediamenti abbiano con essi rapporti di stretta integrazione in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali. Il legislatore ha, pertanto, rifiutato un modello di area come categoria astratta ed omogenea, uno schema unico entro cui sussumere rigidamente tutte le situazioni; si è limitato a precisare i parametri in presenza dei quali può legittimamente presumersi l'esistenza di un'area metropolitana e può quindi procedersi alla delimitazione. La formulazione della norma è parsa consentire una scelta fra due possibili moduli: a) l'ipotesi di 'area ristretta' comprendente soltanto la “conurbazione”, vale a dire il comune capoluogo di Provincia ed i centri urbani collegati ad esso senza soluzione di continuità; b) l'ipotesi di 'area vasta' comprendente anche le diverse aree rurali, unite al conglomerato urbano da rapporti del tipo indicato dalla legge. Il recentissimo d. lgs. 267 del 18 agosto 2000, ha attuato la delega di cui all'art.31 l. 265/1999 recante «Disposizioni in materia di autonomia e ordinamento degli enti locali, nonché modifiche alla legge 8 giugno 1990, n. 142», costituendo il nuovo Testo Unico sull'ordinamento degli Enti locali. Nel fornire una nuova regolamentazione del funzionamento degli enti locali, ha anche definitivamente accolto le aree metropolitane come livello di governo locale. Ai fini della costituzione dell'area metropolitana, tra il comune “egemone” ed i centri orbitanti deve sussistere una «stretta integrazione territoriale», oltre alla “stretta integrazione in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali” già richiesta nella L. 142 e qui riproposta. Non potranno ritenersi ricompresi nell'area metropolitana facente capo ad un comune, quei centri che, pur collegati ad esso per le interazioni economiche e funzionali, non presentano, tuttavia, quell'inserimento sul territorio che ne farebbe delle propaggini del primo. La Città metropolitana è il nuovo ente risultante dal comune capoluogo e dai comuni ad esso legati da rapporti di contiguità territoriale; essa riceve un proprio Statuto che viene adottato dall'Assemblea degli enti locali interessati, all'uopo convocata dal Sindaco del comune capoluogo e dal presidente della provincia. E' previsto a questo punto un effettivo coinvolgimento delle comunità interessate, attraverso il referendum a cui la proposta di istituzione dell'ente metropolitano deve essere sottoposta. Mi sono annoiato da solo! Ovvio e' che anche il nostro governo e parlamento comunale dovranno intervenire in un dibattito istituzionale e in una "guerra" di riconoscimento. Molfettese, come vedi, in giro c'e' anche questo. Buon giovedi. lgr
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