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Eliminati i pontili galleggianti di fronte al mercato ittico di Molfetta Storie e pezzi di identità molfettese che se ne vanno
22 maggio 2024

 MOLFETTA - I pontili galleggianti, di fronte al mercato ittico di Molfetta, sono stati portati via qualche settimana fa: la zona è stata sgomberata per fare spazio ai lavori che porteranno all’allargamento della banchina. Il porto, infatti, sarà del tutto trasformato: i pescherecci ormeggeranno dove prima c’erano i pontili galleggianti, mentre a partire dalla vecchia capitaneria verranno sistemati nuovi pontili galleggianti che ospiteranno barche da diporto: quella zona, infatti, sarà adibita a molo turistico.

Con quei due pontili galleggianti va via un pezzo di storia di Molfetta. Quei pontili erano un luogo di meticciato, in cui si incrociavano diverse città. C’erano i pescatori sportivi, ovvero quelli che pescano da riva con le canne da pesca. Accanto a questi, i cosiddetti “varcheceddare”, coloro che pescano con i “gozzi” o con le piccole lancette in legno: una figura paradigmatica molfettese, insomma, cui si associa generalmente il pesce più fresco e quello di scoglio, talmente significativa nella nostra cultura da aver dato il nome ad una famosa marcia di Vincenzo Valente.

Quei pontili, però, sono nati e hanno continuato a sopravvivere in uno stato di abusivismo costitutivo. Costruiti nel 2005, non sono mai stati regolarizzati in termini di accesso e gestione. La vita che si è sviluppata sui pontili, dunque, è stata segnata sin dall’origine da una perenne clandestinità: i pescatori sportivi ci pescavano ma contravvenendo agli ordini della capitaneria, i varcheceddare ormeggiavano le loro barche senza disporre di permessi, servizi e custodia.

È proprio questa relazionalità “clandestina” che ha generato la contaminazione a cui accennavamo: i pontili erano una zona franca, da cui le barchette partivano per sfidare le mareggiate, mentre i pescatori trascorrevano nottate a cacciare le spigole col bigattino e il gamberetto vivo. Quelle passerelle di legno, poi, ospitavano il confronto fra questi variegati mondi composti da marinai, briganti, pescatori e filibustieri, che trovavano, alle porte della città, fuori dalle luci del corso e dei locali, il luogo in cui descrivere un’altra socialità e altri mondi possibili. Qui, i racconti si svolgevano al confine fra la realtà e la fantasia, mentre i ritmi del sole e delle maree descrivevano una temporalità unica, che in città era offuscata dai palazzi e dalle luci dei centri commerciali. Accanto ai due pontili, un tempo collegati da una passerella, è nato, più di recente, un pontile privato che ha ospitato delle barche a vela, ma che nulla aveva a che fare con i pontili originari.

Questi, proprio per il loro essere sempre in bilico, oltre la stabilità delle regole, al di là della normalità del cemento circostante, erano anche un luogo abitato da personaggi pittoreschi, che si muovevano al di fuori dell’ordinario. Oltre le banchine, lì dove c’è già il mare, quelle passerelle di legno riluttanti alle regole e ai controllori erano uno spazio in cui il quotidiano si colorava di imprevedibilità, coraggio, fantasia, ma anche, talvolta, spavalderia e strafottenza. Per me, che su quei pontili ho fatto pescate memorabili di orate, spigole e cefali, è stato un luogo di incontri, scoperte e amicizie. Lì mi sono fatto cullare dalle luci dei tramonti, dalle curve delle canne da pesca, dal ritmo regolare dei remi delle barchette, che, insieme, definivano il contorno di un altro modo di stare al mondo, oltre il trambusto delle strade in città. Qui, la realtà quotidiana, quella che si svolgeva sul cemento, al di qua dei cancelli dei pontili, lasciava il posto ad un orizzonte più mobile, in cui pezzi di immaginazione, desiderio, emozioni, prendevano a contornare uno spazio a tratti onirico, eppure appagante.

Oggi che i pontili non ci sono più, un pezzo di quello spazio, che è terreno di identità, relazione e riconoscimento, va via, e per me scompare un pezzo di casa. Certo restano pezzi di porto che hanno una storia ben più lunga: i “meloni”, di fronte a piazza minuto pesce, il pontile di pietra accanto alla vecchia capitaneria, che però è chiuso da tanti anni, così come una parte importante del molo foraneo. Il vecchio porto è in una fase di radicale trasformazione. È un mondo che scompare, ma che resta nei ricordi e nell’identità di chi ha vissuto quei luoghi.

© Riproduzione riservata

Autore: Giacomo Pisani
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