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E poi ci sono i falsi poveri C’è chi approfitta Dalla gratitudine all’arroganza
15 gennaio 2019

C’è sempre un modo per aiutare i poveri, ma bisogna capire chi ha bisogno di aiuto e chi vuole solo approfittare, chi ha bisogno di una mano e chi non vuole essere supportato. La povertà a Molfetta è un problema che ormai interessa anche le classi medie, la realtà è che il reddito è molto basso e molti hanno bisogno di essere aiutati. Ma l’aiuto che ricevono non è solo quello materiale: «L’ascolto, l’accoglienza, il conforto, l’aiuto morale, l’educazione e l’istruzione, questo è il vero aiuto. Noi non siamo benefattori di beni solo materiali», parla una volontaria dell’associazione Caritas del Duomo di Molfetta, quest’ultima aiuta più di 30 famiglie al momento (la Caritas lavora “in rete” con molte altre associazioni come Unitalsi, gli Scout di Molfetta che aiutano nella distribuzione degli alimenti, le confraternite, se si ha bisogno, un’associazione aiuta l’altra). «È difficile aiutare i poveri: da un lato ti aspetti che siano riconoscenti, dall’altro capita molto spesso che sfoggino la loro arroganza per non sentirsi da meno di te. Inoltre, molti hanno anche sfruttato queste associazioni, infatti è ormai da tempo che la Caritas necessita del certificato Isee per aiutare individui o famiglie, chi ha un reddito superiore a 5.000 euro non può usufruire delle agevolazioni che la Caritas offre». “Povero” è una parola molto grossa e non indica solo chi non ha una casa o non ha famiglia, ma può indicare anche chi non ha cultura o chi non ha istruzione e per fortuna a Molfetta ci sono pochi di questi casi, come sono pochi i casi in cui si instaura tra aiutante e aiutato un’amicizia: «Certo, la Caritas offre prima di tutto un aiuto per quanto riguarda gli alimenti o le bollette e gli affitti, ma quello che negli anni è svanito è il rapporto umano, la maggior parte delle persone che aiutiamo pensano che tutto sia dovuto e molto spesso non mostrano la loro gratitudine, anzialcunidiventanoanchearroganti». L’arrivo dei migranti e l’incremento di questo fenomeno ha contribuito al cambiamento dei centri Caritas: si presta attenzione a chi ha davvero bisogno poiché non ci sono beni da sprecare e tutto viene registrato. «Sono molto spaventata – continua la volontaria – da come i ragazzi e le ragazze, i giovani delle famiglie che aiutiamo siano abituati a questa vita e rimangano in questo giro senza desiderare una svolta alla loro esistenza, di come non facciano fanno nulla per migliorare la loro condizione, questi ragazzi molto spesso non terminano nemmeno gli studi. Quello che manca ai ragazzi è la forza di volontà di venire fuori da questa situazione, bisognerebbe trovare un lavoro e provare a renderli autonomi, non rendere le famiglie dipendenti dal reddito di cittadinanza ». C’è un’esperienza vissuta all’interno della Caritas che l’ha segnata particolarmente? «Ho avuto la possibilità di conoscere una famiglia che è venuta a vivere a Molfetta, erano un uomo malato di cuore, sua moglie e suo figlio adolescente con problemi. Hanno vissuto nella loro macchina per un anno intero, fino a quando il Comune non è riuscito a trovare loro una sistemazione. Abbiamo cercato di mandarli alla mensa di San Domenico, ma si rifiutavano di farsi vedere perché si vergognavano, avevano davvero bisogno di aiuto». Purtroppo il fenomeno della povertà a Molfetta è presente, anche se non in maniera preoccupante e il Comune, insieme a tutte le associazioni fa quello che può, dà il lavoro e aiuta le famiglie ad uscire da questa situazione e prova a eliminare la povertà, che è sinonimo di tristezza e dolore. © Riproduzione riservata

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