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E il teatro insegna la cultura del riciclaggio Uno spettacolo del Teatrermitage
15 marzo 2000

“Antuono asino d’oro” è uno spettacolo pensato e creato, dal Teatrermitage, per i ragazzi, ispirato ad un racconto popolare di antiche origini che, nel Seicento, Giovambattista Basile inserì nella sua raccolta di fiabe napoletane “Lo cunto de li cunti overo lo trattenimento de li peccerille” ed al quale si ispirarono successivamente i fratelli Grimm. Nel Novecento, anche Italo Calvino, nella sua raccolta di fiabe, narra una storia simile, ispirandosi, questa volta, ad un racconto di origine salentina; evidentemente, però tutti gli autori attingono alla stessa unica matrice di cui oggi esistono dunque varie versioni, alle quali si aggiunge anche la rivisitazione del Teatrermitage con la sua particolare scenografia. La storia è quella di Antuono (Menico Copertino), un ragazzo povero e molto ingenuo, che non vuole studiare, né diventare grande, forse per il timore di doversi separare dalla madre, ma che in compenso combina molti guai. Sarà, però, proprio la sua amata mamma, dopo l’ennesimo quarantotto, a cacciarlo via da casa nella speranza che possa ritornare cresciuto. Per fortuna Antuono, vagabondando, incontra Nanni (Francesco Tammacco), un orco buono e sensibile, che tiene Antuono con sé, cercando, con i suoi insegnamenti, di dare un significato alla vita dello sciocco ragazzo. Nanni, figura centrale della fiaba, ha un dono importante che vuole trasmettere ad Antuono: riesce a costruire acquari, giostrine e sculture fantasiose, utilizzando soltanto materiale di scarto, oggetti che non servono più agli altri. Egli possiede, ad esempio, un acquario realizzato con i raggi di una ruota di bicicletta, nel quale possono nuotarvi il pesce-latte, che ha il corpo fatto da una confezione di latte, ed il pescifricio, quello che più lo mangi e più ti diventano i denti bianchi. Nella giostrina ci sono bamboline e stelle fatte da vecchie lattine colorate. Alla fine dell’apprendistato, Antuono si riscatterà, perderà in sciocchezza ed acquisterà in scaltrezza. Tornato a casa, “adulto” e ricco, potrà finalmente riabbracciare la sua mamma e liberarla dalla fame. “L’idea di realizzare gli elementi scenografici con materiale di riciclo” spiega il regista Vito d’Ingeo “nasce dall’esigenza di trasferire sulla scena l’idea della trasformazione, questo processo che cambia Antuono da ragazzo svogliato che era, in ragazzo maturo; perciò giocando sul discorso ciclico della trasformazione, spontaneo è venuto pensare alla creazione di oggetti riutilizzabili”. D’altronde la trashart oggi non è solo una tendenza, ma appunto un’arte. Certo, far diventare delle bottiglie di detersivi un asino vero o tramutare un carrettino della spazzatura in un laghetto, è possibile grazie alla fantasia dei ragazzi. Loro, attenti spettatori, partecipano divertiti allo spettacolo e, chissà, che anche questo non possa servire ad educarli al rispetto dell’ambiente ed al riciclo. Cinzia Ligustro
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