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Due classi dello Scientifico di Molfetta in visita alla banca del cordone ombelicale di S. Giovanni Rotondo
19 marzo 2016

MOLFETTA - Le classi quinte del Liceo Scientifico “A. Einstein”, accompagnate dai docenti Anna Laudisa e Angelo Michele Pappagallo, si sono recate presso il poliambulatorio sito in San Giovanni Rotondo per tastare con mano un altro miracolo che la scienza ha creato: l’uso del cordone ombelicale per curare le malattie del sangue.

Ma come? Dunque all’interno del cordone ombelicale sono presenti cellule staminali, questo, prelevato, può essere fonte di salvezza per molte di quelle persone che hanno perso la speranza di vivere, che vivono consapevoli del fatto che quel giorno può essere l’ultimo. Dunque una speranza di vita per chi purtroppo non ne ha più.

Le tecniche sono le più raffinate e la ricerca e l’elaborazione delle cellule staminali le più meticolose. Si passa attraverso tre stanze, magari considerabili come Inferno, Purgatorio e Paradiso, percorsi attraverso i quali il nostro medico Dante dovrà affrontare numerose peripezie per arrivare poi alla salvezza. Nell’inferno vi è l’accettazione, l’apparato più burocratico, il laboratorio delle carte, ove si ricevono tutte le informazioni riguardanti le donazioni. Poi si passa in un’altra camera nella quale la sacca di sangue viene trasferita nella “Top and Bottom”, una centrifuga grazie alla quale il sangue viene diviso in tre parti. Al centro è localizzato ciò che poi nel Purgatorio verrà prelevato: piastrine e cellule staminali. Alla fine dell’Inferno, Dante entra nel Purgatorio e il nostro medico nella sala di criopreservazione, dove sotto raggi ultravioletti, si preleva il liquido vitale, il sole dopo la pioggia, il caldo dopo un inverno arido e gelido: le cellule staminali. Qui si trattano le sacche con il DMSO (dimetil-solfuro) che serve per l’eliminazione dei cristalli di ghiaccio che rischiano di lacerare le cellule e renderle inutilizzabili. Infine si arriva al Paradiso, tutte le prove sono state superate e, quindi, la sacca viene portata nei congelatori e nei bacini di azoto che preservano fino a vent’anni il liquido ematico, rendendolo utilizzabile per eventuali chiamate di compatibilità. Così il nostro Dante ha compiuto il suo  valoroso viaggio e può tornare a casa soddisfatto e consapevole di aver salvato una vita… Un eroe!

Ma i primi eroi sono le madri partorienti, quando decidono di donare il cordone ombelicale, destinato ad essere buttato, e che invece, adeguatamente trattato, può salvare una vita! Un ringraziamento va all’associazione ADISCO, sezione di Molfetta, che, tramite la sua presidente, prof.ssa Cosima Raguseo, ha consentito a noi studenti di effettuare un percorso di conoscenza e sensibilizzazione alla cultura della donazione, ai docenti di scienze del Liceo Scientifico “A. Einstein”, prof.sse Anna Laudisa, Maria Bianca Maizza e Natalizia Spadavecchia, che hanno accolto, con entusiasmo e professionalità, la proposta e accompagnato gli studenti in questo percorso di sensibilizzazione, ai medici dell’ospedale di San Giovanni Rotondo, in particolar modo al dott. Matteo Santodirocco, dirigente della Medical Director Puglia Cord Blood BAnk “Casa Sollievo della Sofferenza”, struttura sanitaria d’eccellenza presente sul territorio pugliese.

Michele Spadaro
(classe 5ª sez. C del Liceo Scientifico “A. Einstein” di Molfetta)

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