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Domani sarà dedicato a Guglielmo Marconi l'orologio della Provincia di Bari
Ci sarà anche un collegamento radio fra Bari e Bar in Montenegro
28 ottobre 2010
BARI -
Domani, venerdì 29 ottobre alle ore 10.30 nell’Aula Consiliare della Provincia di Bari si terrà la cerimonia di dedica dell’orologio del Palazzo a Guglielmo Marconi alla presenza della figlia dell’illustre scienziato, Principessa Elettra Marconi, e del nipote, Guglielmo.
Interverrà il Presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli.
L’iniziativa fa seguito all’impegno, preso pubblicamente dal Presidente Schittulli nell’ottobre del 2009 in occasione del Centenario del Premio Nobel per la Fisica attribuito a Marconi, di intitolare l’orologio della Torre del Palazzo della Provincia di Bari al grande scienziato italiano.
Il primo collegamento radiotelegrafico commerciale attivato da Guglielmo Marconi avvenne nel 1904 proprio tra la città di Bari e Antivari ( l'attuale Bar) in Montenegro.
Per commemorare tale evento alle ore 10.45 di venerdì 29 ottobre l’Associazione Radioamatori italiani attiverà un collegamento radio tra il Presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, e la Principessa Elettra Marconi con il Sindaco di Bar, Zarko Pavicevic.
Alla cerimonia interverrà la Fanfara Dipartimentale della Marina Militare di Taranto diretta dal Primo Maresciallo Luogotenente, Saverio Cataldo
Mele,
che eseguirà l’inno a Marconi.
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29 Ottobre 2010 alle ore 17:48:00
Dicemnbre 1901: "L'Illustrazione italiana", probabilmente la più prestigiosa rivista nazionale dell'epoca, nell'ultimo numero di dicembre del 1901 commentò il fatto con un indovinatissimo gioco di parole: "Tutti parlano di strenne, di regali di capo d'anno; ma il più bel regalo ai due mondi lo ha fatto il nostro Marconi. L'inventore del telegrafo senza fili ha mandato per mezzo del telegrafo coi fili l'esclamazione "Ho dato al mondo un bel dono di Natale". La stampa di tutto il mondo era stata chiarissima, Marconi aveva fatto compiere alla scienza un passo in avanti gigantesco. Quasi tutti gli scienziati ritennero autentico il successo di Guglielmo Marconi, e senza indugio. Un episodio piuttosto divertente, e certo molto significativo, ebbe luogo in un ristorante di Ottawa la sera di Capodanno del 1902. Qui lo scienziato si vide servire, come contorno a una sugosa bistecca, un piatto di fagiolini "alla Marconi". Ne chiese ragione al maitre e si sentì rispondere: "Li ho chiamati così perchè sono senza fili, maestro!" Chi era in realtà Marconi? Attraverso quali passaggi - non solo di studio, ma anche umani e psicologici - era giustamente pervenuto alla fama mondiale? Nasce a Bologna il 25 aprile 1874, figlio di un agiato proprietario terriero, Giuseppe, e della sua seconda moglie, l'irlandese Annie Jameson. A soli cinque anni, i suoi giochi preferiti erano le pile e i campanelli elettrici. A sei anni sapeva tutto su Galvani e Volta, Morse per lui era quasi un semidio. Il primo giorno di scuola, a Casalecchio di Reno, si fece espellere, piccolo com'era, per non essere scattato in piedi sull'attenti all'apparire del maestro e per essersi rifiutato di riempire la sua prima pagina di quaderno di puntini e di lineette. Di se stesso, chiaramente, non s'era ancora fatto un qualsiasi concetto, neppure astratto, e in chiave piuttosto negativa, se l'erano fatta i genitori, lontanissimi dall'intuire di avere messo al mondo un genio.
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Post Card from Molfetta
29 Ottobre 2010 alle ore 15:37:00
1°Parte - Da non credere: Guglielmo Marconi , lo scienziato autodidatta. Premio Nobel per la Fisica nel 1909, all'età di 35 anni. Non si trovò un professore che riuscisse a capire come quel ragazzo non fosse un perditempo, ma una mente superiore. Il suo stesso linguaggio sconcertava gli insegnanti, poiché non parlava di “elettricità”, ma di “elettrologia”, termine consentito solamente solo a pochi iniziati. Colui che sarebbe diventato uno dei più grandi geni di tutti i tempi non avrebbe mai avuto in tasca un regolare diploma, né tanto meno una laurea. - Guglielmo Marconi intuisce le numerose possibilità di applicazione delle radioonde, scoperto di recente, e realizza una serie di invenzioni di enorme importanza. Il 12 dicembre 1901, viaggiando alla velocità di 300.000 chilometri al secondo e cioè alla velocità della luce, la lettera “s” dell'alfabeto telegrafico Morse (tre punti) attraversò per la prima volta l'Atlantico non in un cavo sottomarino transoceanico, ma nel cielo, nell'etere. Per trentadue volte in un minuto la “s” fu trasmessa da Poldhu (Cornovaglia, Inghilterra meridionale) a Saint John di Terranova (Canada). All'interno di una piccola costruzione chiamata Torre Cabot, erano al lavoro un giovane italiano che matematico e fisico non poteva definirsi poiché non era neppure diplomato, il bolognese Guglielmo Marconi, e i suoi due assistenti canadesi Kemp e Fulton. (continua 2°parte)
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Post Card from Molfetta
29 Ottobre 2010 alle ore 15:34:00
2° Parte - Quando i primi impulsi radio della “s” scavalcò l'Atlantico, Kemp trasalì. Anche Marconi lo udì benissimo, ma per conferma chiese gentilmente: “Ha sentito qualcosa signor Kemp?” – “Forte e chiaro, maestro!”, rispose entusiasta l'altro. Era nata finalmente la radiotelegrafia a grande distanza. Il governo italiano non aveva mai preso sul serio i suoi studi sull'elettromagnetismo e, in particolare, sulla possibilità di applicazione pratica delle onde hertziane, anch'esse di recente scoperta. Solo il 16 dicembre egli inviò un dispaccio al ministro della Marina Enrico Morin, stringato e laconico: “Sono riuscito a ricevere in Terranova dei segnali trasmessi direttamente dall'Inghilterra a mezzo telegrafia senza fili, alla distanza di oltre 3.300 chilometri. I fisici del tempo erano convinti, infatti, praticamente senza eccezioni, che un qualsiasi impulso radio non avrebbe mai superato la curvatura della Terra, ma sarebbe sfuggito in linea retta fino a perdersi negli spazi siderali. Essi non sapevano, e il solo Marconi lo aveva intuito, che gli impulsi sarebbero stati riflessi dalla ionosfera (il rivestimento d'aria che circonda la Terra tra i 60 e i 500 chilometri d'altezza) in una serie fulminea di rimbalzi aria-terra. Prima ancora che il 1901 finisse, il celebre Thomas Edison si ricredette e, accantonando ogni dubbio rese omaggio pubblicamente al genio di Marconi. The Times, l'autorevolissimo quotidiano di Londra, lo definì “ l'uomo il cui nome vivrà perennemente nei secoli”.
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