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Diario di un'esperienza indimenticabile Dal 16 al 22 febbraio
15 marzo 2006

Giovedì 16 febbraio Oggi si aprono ufficialmente i lavori. Le diversi delegazioni si incontreranno per la prima volta durante la cerimonia di apertura che inaugura i 6 giorni in cui avrà luogo un dialogo che auguro sia proficuo tra giovani provenienti da diverse nazioni: Slovacchia, Ungheria, Russia, Palestina, Germania, Romania, Polonia, Svezia, Inghilterra, Albania, Italia (presente con ben 3 delegazioni: Certaldo, Città del patto, Molfetta). Dopo le dovute e prolisse presentazioni dei sindaci delle città del patto (Molfetta, Barletta, Giovanazzo, Ruvo), la parola passa ai ragazzi. I capodelegazione introducono la nazione che rappresentano. Lo si fa mettendo da parte la serietà e la formalità che ci si aspetta all'interno di un “piccolo parlamento”, e così ci si concedono battute, risa, simpatia. Si cominciano già a rompere la prime barriere nel momento in cui avvengono i primi contatti con gente di nazionalità diversa dalla propria. L'atmosfera si fa ancor più cosmopolita al momento del pranzo presso la fabbrica San Domenico, dove spontaneamente si formano gruppi internazionali. Al pomeriggio lascio la fabbrica San Domenico e assieme ai ragazzi di Certaldo mi concedo una passeggiata tra le vie della città antica. Alle 18 ci dirigiamo presso il nuovo palazzetto dello sport, dove si svolgono contemporaneamente un torneo di pallavolo e uno di basket, ai quali seguono una serie di esibizioni da parte di ragazzi di diversi istituti scolastici di Molfetta. A conclusione della serata ciascuno ritorna a casa dalle famiglie ospitanti; i più sono visibilmente stanchi, ma entusiasti di questo primo giorno. Venerdì 17 Stamane non ho assistito ai gruppi di studio, ma Andei, un ragazzo ungherese, ne parla con poco entusiasmo; quando gliene chiedo il motivo mi risponde che è un lavoro che richiede concentrazione, che non è facile da mantenere per diverse ore. Dello stesso parere sono molti altri, come i ragazzi francesi, a cui il lavoro da svolgere risulta particolarmente difficile a causa della difficoltà di comprendere e parlare l'inglese, a cui il sistema scolastico francese lascia pochissime ore. La stanchezza che segna i volti è destinata a dissolversi quando hanno inizio le attività sportive: calcio, tennistavolo e nuoto. Alle 21 ci si dirige verso il “blue dancing” dove ci attende un “pasta-party”. La serata è abbastanza movimentata ma molti lamentano stanchezza e non nascondono il piacere del ritorno a casa. Sabato 18 La giornata si apre con l'incontro con il Lord Mayor di Canterbury. Dopo il benvenuto alle 13 delegazioni, riprendono i lavori dei gruppi di studio. Questa volta assisto personalmente e non posso che confermare quanto mi era stato riferito ieri da Andrei: si discute con ordine e rigore sul tema della xenofobia, e precisamente sui risvolti economici di essa. Molti scrivono e prendono appunti su quanto si dice, altri si alzano concedendosi un caffè o una passeggiata nell'atrio della fabbrica. La pausa pranzo è un grande sollievo per tutti. Cristina, assessore del Comune di Certaldo mi chiede di indicarle il Duomo, poiché ha sentito essere una struttura grandiosa, ben diversa dallo stile rinascimentale della sua città toscana. Con un gruppo di gente ci si dirige verso il Duomo. Durante il percorso m'illudo di poter mostrare a Cristina la vista del borgo antico, ma la vista della zona antica di Molfetta è ostacolata da giostre che devono essere state montate da poco e che non avevamo mai notato. Ci accontentiamo di una semplice veduta ravvicinata del Duomo, che, tra l'altro, è anche chiuso. Giunge qui uno dei momenti che in seguito scoprirò essere tra i più densi dell'intera settimana: molto spontaneamente ragazzi delle nazionalità più diverse, si siedono attorno ad un pianoforte per cantare. Può apparire ai più come un episodio banale, ma è difficile percepire l'abbattimento di muri d'incomprensione che ha implicato un semplicissimo momento di riposo. Palestinesi, Francesi, Inglesi, Albanesi sorridono quando intonano la stessa nota, quando assieme posano le mani sul pianoforte. Oltre le incomprensioni linguistiche. Oltre le differenze culturali. Ci si comprende l'uno con l'altro. Finalmente. Approfittando del momento di quiete decido di rientrare a casa. Sono le 14.30 circa. Alle 16.30 una chiamata improvvisa mi incita a ritornare presso fabbrica San Domenico per consegnare gli elenchi di nomi di chi ha deciso di far visita a Palazzo Poli o in alternativa a Bari. Quando raggiungo l'edificio è completamente vuoto. Mi dirigo verso Palazzo Poli. L'impatto è inaspettato. Tanta maestosità in Molfetta, e non l'avevo mai notata prima! Dello stesso parere non sono gli altri, che con sguardi stanchi si sforzano di capire qualcuno, che non ho individuato, che racconta la storia d'Italia. Abbandono il gruppo, con il quale mi ritrovo alle 21 al calvario per incontrare chi è andato a Bari. Eccoli che puntuali arrivano. La maggior parte di chi mette giù piede dal bus si limita a chiedere “Where is the toilette?”, così si preferisce salutarsi. Per stasera in programma non è previsto nulla. Assieme ai ragazzi di Certaldo resto in giro per Molfetta, di cui loro sono entusiasti e mi è davvero difficile capire il motivo di tanto entusiasmo. Tra gelati e panini si parla, ci si confronta. Un dialogo che continua fino a tarda notte, quando una pesante stanchezza richiama ciascuno alla propria casa. Domenica 19 Oggi è prevista una gita alla quale non prendo parte. Mi dicano si debba visitare Alberobello, Castellana e Trani. Sono molto scettica: sarà possibile un simile tour, tenendo conto dei tempi e della stanchezza accumulata nei giorni precedenti? Lunedì 20 Anche oggi la giornata si apre con un tour che prevede una visita a Castel Del Monte. Alle 16.00 raggiungo le delegazione a Fabbrica San Domenico. La maggior parte di esse ha già allestito il proprio stand per l'international evening. Rimango attratta dallo stand della Slovacchia, allestito con una varietà di formaggi impensabile. Molto gentilmente il capo delegazione, parlando un goffo italiano, mi offre il loro piatto tipico, una sorta di gnocchi con formaggio. Ha così inizio un itinerario culinario, le cui tappe sono dolcetti palestinesi, pane svedese con burro di caviale, caramelle, cioccolate e birra tedesca e ,infine, ottime chiacchiere dello stand molfettese. La cittadinanza non accore numerosa come ci si auspicava, ma di questo poco interessa ai ragazzi,troppo presi dall'entusiasmo del momento e presaghi del prossimo addio: domani sarà il loro ultimo giorno a Molfetta. Lunedì 21 Oggi è prevista la sessione plenaria finale. Il clima è ben diverso da quello del primo giorno, ora le amicizie si sono rafforzate, nessuno si siede casualmente, ma accanto o in gruppo con chi ha meglio conosciuto. Il sindaco Tommaso Minervini introduce l'incontro, seguito dal senatore Antonio Azzollini. I loro discorsi aprono con pateticità la seduta plenaria. Non potendo sedere all'interno della sala consigliare, mi accontento di seguire la seduta dallo schermo disposto esternamente ad essa. A causa del via vai continuo di docenti, tecnici, ragazzi, perdo l'essenza del momento. Furtivamente mi introduco nella sala consigliare sedendomi prima per terra, poi su una sedia lasciata libera dall'accompagnatrice albanesi. È difficile seguire l'argomento, e solo dopo comprendo che gli 8 gruppi di studio hanno avanzato delle proposte, che vengono dibattute una ad una su indicazione del Lord Mayor di Canterbury. Alle 13 il dibattito è ancora in corso. Mi allontano da Palazzo Giovine per ritornarvi alle 17. Giungo in concomitanza di una pausa. Assieme a Giulia e Andrea, ragazzi di Certaldo, fuggo verso il Torrione Passari. I due ragazzi restano estasiati dalla veduta, così che devo insistere per riportarli a Palazzo Giovine, dove rientriamo con un po' di ritardo rispetto all'inizio della cerimonia di chiusura. Il sindaco Minervini batte il martelletto che gli è stato consegnato dal Mayor e, dopo aver delegato all'Ungheria il compito di organizzare il parlamento europeo del 2007, dichiara chiuso il progetto “no more gaps”. A questo punto i volti di tutti sono decisamente meno sorridenti. Alle 21 la conclusione dell'intera manifestazione è rappresentata da un party presso la sala ricevimenti “La Pineta”. Vi è una tale confusione che molti ragazzi stranieri si sentono come smarriti. Molti si stringono affettuosamente, si scambiano indirizi e-mail e numeri telefonici, giocano, ridono, piangono. Poi ha inizio il giro di esibizioni che ciascuna delegazione ha preparato: la Romania, come l'Ungheria e la Russia, intona canti popolari, la Germania coinvolge tutti in un grande girotondo, la Slovacchia si esibisce in giochi quasi di prestigio con bottiglie di vetro. Poi comincia il momento dei saluti. Ed è inutile descrivere questo momento. Immaginate di separarvi da un amico. Non ho bisogno di suggerirvi sensazioni. Martedì 22 Qualche lacrima. Molto dispiacere. Ancor più i piacevoli ricordi. Molto semplicemente il programma di oggi è composto da una sola parola in due lingue: departures / partenze.
Autore: Alina Cormio
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