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Di Pietro (IDV) a Molfetta: i conflitti, conseguenza di una politica non giusta
09 novembre 2009

MOLFETTA - Una questione di comune interesse quale la pace nei territori mediorientali è stato il fulcro della conferenza tenutasi nell’auditorium della chiesa Madonna della Pace. Ospite d’eccezione è stato Antonio di Pietro, leader dell’Italia dei Valori. Una manifestazione che è stata l’occasione per presentare il partito e raccogliere adesioni anche a Molfetta (nella foto da sinistra: Binetti, Zazzera, Di Pietro, Cives, Marino).
“La politica della pace: uscire da Kabul e Bagdad” questo il titolo dell’incontro in una città che ha goduto dell’opera di don Tonino Bello e del suo concreto impegno sociale. A ricordarlo è stato l’on. Pierfelice Zazzera, coordinatore regionale dell’Italia dei Valori, il quale ha continuato invitando tutti a ripartire dalla interpretazione dell’articolo 11 della nostra Costituzione italiana, il quale recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Per questo motivo la risoluzione dei problemi viene affidata al dialogo, per il quale si conferma il primato della politica che ne è concretizzazione. A tal proposito viene preso ad esempio l’operato di Emergency nelle terre calde. Emergency infatti ha costruito ospedali in favore dei bisognosi, ben altro rispetto ai fucili spianati delle cosiddette “missioni di pace”. L’Italia dei Valori vuole farsi portavoce della legalità come cornice di un quadro anche per la politica internazionale.
Ha preso poi la parola il moderatore dott. Domenico Cives, già consigliere provinciale della Margherita e poi del Pd e oggi referente locale del partito di Di Pietro, il quale ha dichiarato che sin dal suo esordio politico si è prefisso un unico obiettivo: quello di trasformare la politica in etica. Un obiettivo definito da molti utopistico, per tanto “isola di calde speranze”, ma che può diventare tangibile poiché “ognuno di noi è pertugio per fare entrare la speranza nel mondo”.
Le guerre, forma di “pestilenza nei rapporti con la società”, sono da debellare con l’etica nella politica, la quale vede alcuni potenti fare e disfare a proprio piacimento. I conflitti sono paragonati ad “una partita dove il fischio dell’arbitro non arriva mai” o ad un’idra immortale poiché nutrita dagli interessi economici da parte delle aziende che forniscono armi, situazione rilevabile in America, dove non bisogna stupirsi poi se la cronaca parla di stragi scolastiche.
Mimmo Cives pone un distinguo tra il “cogito ergo sum” e il “diligo ergo sum” fra i quali in politica si deve optare per il secondo poiché “la pace non si può contrattare e non può operare senza giustizia”, ergo bisogna confrontare i pensieri e attuare una sintesi. Primo responsabile di tutto ciò che non va si ritrova nel disfattismo di noi italiani, e certo non rappresentiamo un buon esempio per le future generazioni.
Il medico continua descrivendo il triplo male derivato dalle armi. Queste infatti per prima cosa “colpiscono di punta”, ovvero provocano morte, e poi “di taglio”, ovvero tagliano le risorse ai cittadini per l’indirizzo militare dello stato. Come terzo punto le armi “colpiscono di striscio”, cioè comportano un ulteriore entrata di armamenti per fare fronte ai malcontenti popolari.
La belligeranza è “una partita a scacchi tra un automa e un uomo” dove è sempre il primo a vincere poiché mosso da un “nanerottolo” al suo interno, la scienza. “Questa è la storia dei potenti, i quali usano la menzogna”. Un esempio? La causa ormai obliata dell’attacco americano all’Iraq, accusata falsamente di essere in possesso di armi di uccisione di massa. Soluzione a tutto ciò è il “culto dell’ignoranza”, per il quale non si nuoce l’uomo e l’ambiente.
Lo conferma il dott. Angelo Marino, rappresentante del comitato di quartiere Catacombe di Molfetta noto a tutta la cittadinanza per la presenza di una pericolosa antenna sulla testa di cittadini e studenti. Stessa situazione che non sarebbe mai avvenuta in grandi città come quella romana, dove ci si attiene alle regole scritte dagli amministratori per non deturpare l’ambiente. Ma ciò non avviene nella nostra cittadina, trasgredendo agli articoli 2 e 3 del 31 gennaio 2002 che definiscono l’attività di informazione cittadina propedeutica all’instaurazione di queste apparecchiature e che impongono la rimozione dello stesso in caso non ci sia stata informazione. Ma finora l’amministrazione non ha fatto e detto nulla, quasi fossimo in regime militare, dove il potere, anche mediatico,  permette loro di gestire in maniera autonoma la verità rispetto a ciò che magari anche essi stessi avevano scritto.
C’è necessità allora di rifarsi alla storia della politica e ad Aristotele, quando la politica significava “vivere per il sociale”. Cosa che ognuno di noi dovrebbe fare, attivandosi: il comitato di quartiere infatti si sta attivando per fare una petizione per la regolamentazione del piano antenne a Molfetta, dove ce ne sono fin troppe, 44.
Mario Binetti, portavoce dell’associazione “Bio Germo”, a tal proposito sottolinea l’eco compatibilità dei sistemi produttivi che nasce dall’amore per il lavoro e la madre terra, rimasto solo nelle poesie per la politica di questi ultimi 10 anni che utilizza solo il metodo della trasgressione.
La sacralità del lavoro si realizza col dialogo attraverso lo stesso: “è angosciante il fatto della necessità di una associazione” per reinstaurare una “finanza creativa e una politica creativa” che porti “vere verità” sapendo gestire la “scienza creativa” che descrive e non interpreta invogliando il consumismo e i relativi disastri agro alimentari.
Il dott. Binetti fa riferimento ad una citazione di un noto politico italiano (Berlusconi, ndr) il quale afferma che “L’Italia è il sesto Paese più ricco del mondo”, ma non sa di che Paese parla… Il nostro territorio infatti non è curato tanto da permettere ad una collina di cadere giù. La globalizzazione del settore agroalimentare non si è rivelata positiva, dato che le banche non aiutano i Paesi poveri ma arricchiscono i soliti pochi, realizzando una “situazione deviatamente creativa”.
Con questa affermazione termina l’intervento di Binetti, dando spazio all’ospite d’onore l’on. Antonio di Pietro. “Senza politica non c’è democrazia” con queste parole esordisce il fondatore di Italia dei Valori, e continua affermando che c’è bisogno di un ricambio della generazione politica, ovvero non di nuovi volti, ma politici che diano e non prendano. Per fare ciò c’è bisogno di “buona fede e buona volontà” aumentando i consensi votando non il partito ma la persona, visionando persino la fedina penale coi tempi che corrono. La politica deve essere vissuta non solo dentro i partiti, ma nella realtà associativa e pubblica con la denuncia delle irresponsabilità di questo governo.
“I problemi della Puglia sono l’occupazione, la fuga di cervelli e l’inquinamento” così il leader dell’IdV strappa al pubblico uno scrosciante applauso. A questi problemi l’IdV vuol far fronte, in primis preservando il bene fondamentale della vita e diritto universale che è l’acqua, la quale deve rimanere pubblica. Verrà proposto inoltre un referendum per l’energia nucleare che produce scorie per nulla eco compatibili.
L’Italia dei Valori così si propone come voce nelle istituzioni del pensiero dei cittadini per contrastare la legge del profitto che vige, anche nella globalizzazione. Per questo “si devono prima globalizzare i diritti e i doveri dell’uomo e per l’ambiente, e poi realizzare una globalizzazione commerciale”, “Ambiente e legalità che sono valori trasversali ai partiti o alle associazioni”. Di Pietro per quanto detto avanza riforme riguardo i processi e le prescrizioni e la loro tempistica che porti alla “certezza della giustizia”.
“La politica deve occuparsi dei più deboli, ciò non significa essere comunista, ma essere cristiano” dichiara Di Pietro, facendo riferimento alla questione delle croci nelle aule e al terrorismo, al quale si risolve non con una pulizia etnica ma con la polizia. I conflitti nelle terre calde mediorientali sono luogo di guerre civili interne, e per questo non bisogna farne parte “per stare dalla parte dei vincitori come nella Seconda Guerra Mondiale”.
La conferenza termina con un monito del leader dell’IdV: “non bisogna stare a guardare”, come con l’avvento del fascismo, ma partecipare per evitare che il Grande Fratello ci distragga dai veri problemi.
 © Riproduzione riservata

Autore: Saverio Tavella
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