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Da grande volevo la Leica Addio Novecento
15 novembre 1999

di Ignazio Pansini Giunto alla seconda puntata di questo lavoretto ritengo di dover fare alcune precisazioni. Innanzi tutto, quando non altrimenti specificato, le fotografie, di questo “album del Novecento” (da staccare e conservare) pubblicate su QUINDICI, fanno parte di una mia piccola collezione. In secondo luogo, tendo a privilegiare il materiale inedito, anche se, non potendo ovviamente conoscere tutta l’iconografia molfettese, non escludo qualche ripetizione. In terzo luogo, ho preso contatti con amici e conoscenti, con la speranza di colmare alcune lacune su eventi che ritengo importanti. Infine, ribadisco ancora una volta che questa non è una “storia fotografica” di Molfetta. Molti miei concittadini scomparsi hanno pubblicato in passato, e altri pubblicano tuttora, egregie raccolte iconografiche, di taglio generale e monografico. Questa mia è soltanto una scelta molto personale, operata in situazione di continua dialettica tra quello che si “ vorrebbe ” trovare, e pubblicare, (e che magari non esiste!), e quello di cui si dispone o che ci si procura. 1. Aprile 1925 : durante la cerimonia d’insediamento del nuovo Consiglio Comunale di Molfetta, gli oppositori socialisti e popolari alla nuova maggioranza sono violentemente insultati dal pubblico e dai consiglieri fascisti, per non aver voluto scattare in piedi allorché il Commissario prefettizio ha pronunciato il sacro nome del re. Presenziava all’esaltante spettacolo l’onorevole Sergio Panunzio, Sottosegretario ai Trasporti, approdato alla glorificazione dello stato fascista, dopo aver teorizzato ed auspicato l’abbattimento di quello liberale, per opera dello sciopero generale rivoluzionario. Questa foto è datata 1925. L’onorevole, in piedi sull’automobile, e gli universitari che lo attorniano, sono visibilmente soddisfatti, probabilmente dell’esito delle elezioni amministrative e di quello che ne è seguito. Dopo mezzo secolo di libero dibattito politico e culturale, Molfetta si addormenta per vent’anni. 2. Banchina S. Domenico, 1929. L’ignoto fotografo ha fissato una normale operazione di rifornimento portuale, con i relativi addetti. Il carburante, mediante un tubo di gomma, è pompato dal bidone al serbatoio del battello, che sembrerebbe una piccola goletta. Questo tipo di natante, armato a due alberi e vele auriche, montava un motore ausiliario, ed era prevalentemente adibito alla pesca ed al suo trasporto. Negli anni fra le due guerre, se ne costruirono a Molfetta diverse decine, in progressiva sostituzione delle bilancelle e delle tartane, che navigavano solo a vela, o che, con mediocri risultati, erano state modificate per la propulsione mista. Nella foto, dietro il mozzo, arrampicato sulle sartie, si intravedono, ammainati, il picco ed il boma della randa dell’albero maestro. Un battello simile è attraccato sulla destra, alla banchina Seminario. Degna di menzione è la figura al centro, con coppola e sigaretta, che sembra un compare di Jean Gabin nel “ Porto delle nebbie ” di Marcel Carnè. 3. Le processioni religiose hanno un’ovvia valenza intrinseca, che attiene alla storia della fede e della religiosità popolare. Tuttavia, esse possono essere studiate anche sotto altri aspetti. La ricorrenza cronologica, la ripetitività dei percorsi e delle modalità di svolgimento, assolvono ad una importante funzione di “ autoriconoscimento ” della comunità, e di riaffermazione di legami e valori condivisi, che uniscono indistintamente laici e credenti. Inoltre, l’iconografia storica di questi eventi, se opportunamente letta, offre spunti rilevanti di storia urbanistica, architettonica, e di costume. Questa ritirata della “ Pietà ”, del 1930, mostra, tra l’altro, quanto l’ormai ubiquitario manto d’asfalto abbia profondamente modificato aspetto, colori (e suoni) delle nostre strade. 4. La chiesa del S. Cuore, sorta su di un suolo ceduto dall’Opera Pia Monte di Pietà e Confidenze, fu solennemente consacrata il 6 giugno 1927. L’edificazione, fortemente voluta dal vescovo, mons. Pasquale Gioia, fu possibile grazie anche ad una grande mobilitazione popolare, e a diverse sottoscrizioni e iniziative di beneficenza. Numerosi anche, e cospicui, i lasciti e le donazioni di famiglie molfettesi. Il campanile, progettato dall’ingegnere Felice Mezzina, e costruito a spese della signora Susetta De Lago in memoria della figlia, fu completato nel 1932. Questa fotografia del febbraio 1932, dovuta a Vincenzo Montaruli, testimonia la fase finale della costruzione della torre campanaria. L’immagine, oltre che per il soggetto, è interessante anche per l’altissima impalcatura in legno: un’opera che, sia pure a giudizio di un non addetto ai lavori, costituisce un esempio della perizia delle antiche maestranze edili.
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