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Covid, i bambini pagano un prezzo alto alla pandemia
15 dicembre 2020

La pandemia da Covid-19 è un evento senza precedenti che ha colpito tutte le fasce della popolazione, bambini compresi. Si tratta dunque di una situazione che senza la messa in atto di programmi di tutele e di supporto alle famiglie potrebbe mettere in pericolo la salute psichica di adulti e bambini. Un tema quello dell’effetto della pandemia sui più piccoli di cui si è parlato fin troppo poco facendo leva sul fatto che i bambini siano meno vulnerabili agli effetti sistemici del virus ma non è proprio così. La chiusura delle scuole e la mancanza di attività all’aperto hanno rappresentato un enorme cambiamento nella quotidianità dei bambini, stravolgendo così il loro stile di vita abituale. Senza contare quanto – soprattutto in questo particolare momento storico – l’esposizione ai social media e ad immagini televisive raccapriccianti di malattia e morte abbia potuto suscitare paura, ansia ed irritabilità. Inoltre anche la tecnologia che per certi versi ci è venuta in soccorso durante il lockdown è stata foriera di inconvenienti, causando frequentemente dipendenza da computer e cellulari nonché una difficoltà di riadattamento post reclusione. Di questo e molto altro ne ha parlato la dott.ssa Anna Laura De Bari – psicologa clinica e psicoterapeuta cognitivo comportamentale – durante l’intervista rilasciata a Quindici. Si è parlato molto dell’impatto che la pandemia da Covid-19 ha avuto su varie fasce della popolazione, soprattutto le più deboli: gli anziani soggiogati dal dramma della solitudine e le donne vittime di violenza che si sono ritrovate a vivere la casa ancor più come una prigione. Si è parlato del calo occupazionale per i giovani e i meno giovani e di un conseguente crollo economico. Ma poco si è parlato dei bambini. Che impatto ha avuto e continua ad avere questo tragico evento dal punto di vista psico–sociale sui più piccoli? «I bambini sono tra i soggetti che maggiormente hanno risentito di questa situazione di emergenza poiché sono tra coloro a cui è stato chiesto lo sforzo e il sacrificio più grande: smettere di giocare con i coetanei, smettere di andar a scuola, smettere di vedere familiari cari, rivedere la loro modalità di trasmettere affetto. Un’indagine condotta a giugno sull’impatto psicologico della pandemia nelle famiglie, promossa dall’Irccs Gaslini di Genova emerge che nel 71% dei bambini sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione. In particolare maggiore irritabilità, disturbi del sonno, inquietudine e disturbi d’ansia da separazione in bambini al di sotto dei sei anni. Nei bambini e adolescenti (età 6-18 anni) gli effetti più frequenti sono stati i disturbi d’ansia e la sensazione di mancanza d’aria, ma anche i disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi e a svegliarsi per iniziare la DAD), maggiore instabilità emotiva con irritabilità e cambiamenti del tono dell’umore». La chiusura delle scuole e/o in alcuni casi l’alternarsi frenetico di chiusure e riaperture delle stesse – con conseguente riduzione dei momenti di socialità tra coetanei – ha contribuito e contribuisce a rendere per i bambini più difficile il superamento di un momento che si è palesato così complicato anche per noi adulti? «Durante il primo lockdown, i bambini in età scolare hanno accolto come una vacanza la brusca interruzione loro imposta dalle attività scolastiche. Inizialmente la grande maggioranza dei bambini ha vissuto questo come un momento di festa. Ciò sostanzialmente accadeva poiché non c’era un antecedente a tale evento, cosa invece accaduta a distanza di un mese dall’inizio dell’anno scolastico 2020-2021. Avendo infatti già sperimentato la didattica a distanza e la conseguente deprivazione del contatto sociale e relazione con i compagni e docenti, bambini e ragazzi hanno sostenuto la volontà di voler vivere il contesto scuola non in modo virtuale ma di preferire la “normalità” della vita scolastica fatta di risate, tensioni, paura e allegria. Di certo, tanto più una nuova regola viene trasmessa ai bambini in modo coerente e stabile nel tempo tanto più semplice risulta per loro adattarsi e rispettarla. L’alternarsi frenetico di informazioni spesso contrastanti e il passaggio repentino da una modalità di apprendimento in presenza a quella a distanza prima e poi integrata, ha generato non poco disorientamento e confusione negli alunni». Può essere plausibile che i più piccoli abbiano risentito meno rispetto agli adulti delle restrizioni e privazioni alle quali il Covid-19 ci ha purtroppo abituato? Quanto l’innocenza infantile può giocare un ruolo di protezione per i bambini? «La forte capacità di adattamento dei bambini rappresenta sicuramente una risorsa preziosa che contribuisce a fungere da fattore di protezione sul benessere psicologico del bambino. Tanto però incide anche il contesto sociale e familiare in cui il bambino vive e nel quale si sperimenta. Di conseguenza un ambiente positivo e costruttivo contribuirà a colmare le lacune esperienziali che le restrizioni impongono; un ambiente deprivante limiterà le occasioni di crescita e stimolo che i più piccoli invece potrebbero ricevere altrove, in altri contesti quali la scuola». Come cambia il sentimento della paura di un bambino rispetto a quello di un adulto nei confronti di un nemico così feroce quanto sconosciuto? «Partiamo dall’assunto che la paura è fondamentale per la nostra sopravvivenza perché ci consente di percepire come minacciose determinate situazioni e di attivare risposte di attacco o fuga con correlati fisiologici ben definiti. Per i bambini le paure sono naturali e nascono dalla continua esplorazione della realtà, consentendogli di proteggersi attraverso diverse strategie, apprendere abilità di vigilanza e resistenza. Spesso ciò di cui i bambini hanno paura è un qualcosa che agli occhi del adulto può apparire illogico ed irrazionale ma per loro ovviamente così non è. L’emozione della paura è per l’adulto la sua personale reazione ad un fatto o evento, influenzata però anche da alcuni specifici fattori quali il contesto, l’interpretazione cognitiva e soggettiva, la risposta comportamentale messa in atto e l’automatica e specifica reazione fisiologica. In riferimento alla situazione di emergenza generata dalla pandemia da Covid-19, è necessario aiutare i bambini a conoscere e comprendere bene il nemico di cui hanno paura, spiegando loro che in tal senso la paura è funzionale perché gli consente di mantenere uno stato di attenzione e vigilanza alto necessario ad esempio a proteggere loro stessi e gli altri dal virus. Non a caso, i bambini sono tra i più attenti esecutori delle norme di sicurezza anti-covid, proprio per contrastare il nemico». E soprattutto tutti questi stravolgimenti nella vita quotidiana di ciascuno quanto hanno influito su quei bambini più fragili con problematiche fisiche, psichiche? «L’impatto che la pandemia da Covid-19 ha avuto sui minori a rischio e con disabilità è stato estremamente devastante. Basti pensare al cambiamento di abitudini a cui questi bambini sono stati sottoposti, generando stravolgimenti nelle loro routine quotidiane e procurando in loro un conseguente senso di smarrimento e ansia. Per molti di questi bambini la capacità di adattamento a regole e situazioni nuove è molto scarsa e richiede lunghe tempistiche. Il disagio e l’impatto che le restrizioni e le privazioni hanno imposto hanno impattato negativamente anche sull’intero nucleo familiare oltre che sul bambino stesso, generando di riflesso preoccupazioni, timori e difficoltà di gestione da parte dei genitori». Qualora il bambino si trovi in una condizione di forte disagio emotivo, ci sono dei segnali che il genitore può cogliere per cercare di aiutarlo? «Osservare e monitore le abitudini e i comportamenti dei propri figli è di sicuro la strategia di azione più efficace che ci permette di verificare quali e quanti siano i cambiamenti nella condotta del bambino. Primi segnali di disagio emotivo e psicologico possono essere rintracciati in malesseri di tipo organico; spesso i più piccini, in assenza della capacità di verbalizzare correttamente la sensazioni di difficoltà emotiva esperita, lamentano e manifestano mal di pancia, mal di testa, problematiche connesse all’alimentazione e al sonno, alterazioni del controllo sfinterico (diurno e/o notturno), comportamenti di irrequietezza psico-motoria, deficit di concentrazione, per poi giungere a stati di agitazione, aggressività (verbale e/o fisica) ansie e fobie. Tali sintomi fisici e disagi comportamentali sono da considerarsi come campanelli d’allarme da non sottovalutare anche se è necessario tenere a mente che i bambini a seconda dell’età e della loro indole possono far emergere comportamenti e problemi differenti. Compito della specialista quindi sarà quello di valutare nel complesso tutta la situazione del bambino e comprendere se questi segnali siano realmente sintomatici di un disagio psicologico». Il disagio emotivo, sociale, fisico a cui tutti noi siamo sottoposti compresi i più piccoli può lasciare tracce a lungo andare sul comportamento o sullo sviluppo del carattere degli stessi? Assolutamente sì! Sin da piccoli si costruiscono e consolidano i nostri schemi cognitivi, cioè un insieme di concetti e associazioni che organizzano le informazioni in ingresso dagli stimoli esterni e che vengono da noi utilizzati per spiegare e decodificare ciò che percepiamo ed apprendiamo. Il bagaglio esperienziale che si vive e costituisce nell’infanzia contribuisce alla formazione dei modelli di pensiero e comportamento della personalità adulta. Una buona qualità di vita dal punto di vista emotivo, esperienziale, sociale e relazionale contribuisce ed impatta positivamente sulla crescita e sullo sviluppo del bambino». Se dovesse dare un consiglio ai genitori su come alleviare i momenti di sconforto e solitudine dei propri bambini – costretti a stare lontano dai nonni, dagli amichetti e a non poter più godere a pieno di quella quotidianità rassicurante – cosa si sentirebbe di dire? «È bene ricordare che i comportamenti disfunzioni dei bambini sono spesso correlati al livello di malessere vissuto dai genitori. Maggiore è infatti lo stress genitoriale e le preoccupazioni e i timori da loro palesati in riferimento a tale situazione, tanto più evidenti saranno le difficoltà comportamentali ed emotive dei loro piccoli. Mostrandoci propositivi e trasmettendo loro informazioni filtrate e comprensibili renderemo anche i bambini consapevoli della condizione che stiamo vivendo. Fungere da modello costruttivo e rassicurante, allevierà i momenti di sconforto dei bambini». © Riproduzione riservata

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