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Corso Umberto - Parte VII
15 dicembre 2018

Corso Umberto I sin dall’inizio fu considerato un esempio di modernità; non mancano nel tempo, per esempio, richieste di miglioramenti in genere. Nel 1900 sul Corriere delle Puglie apparve un articolo in cui si chiedeva di abbellire Corso Umberto con due file di alberi per fare una strada da boulevard. Ma sicuramente la continua mancanza di finanziamenti pubblici non permetteva questo desiderio. Nel 1901 si iniziò col progettare le cunette e i raccordi con le strade trasversali di basoli vesuviani per regolare il flusso dell’acqua piovana; il progetto fu affidato all’ing. Domenico Valente (1855-1947). Solo nel 1910 si appaltò l’opera alla Società Cooperativa dei Muratori di Molfetta per £. 20.187,50 con un ribasso del 19,25%. Allora presidente della società era il muratore Mastropasqua Ettore fu Giovanni. Già dal 1899, nella constatazione che su Corso Umberto erano stati costruiti diversi edifici, si chiese ai relativi proprietari di provvedere alla costruzione dei relativi marciapiedi. Diamo un elenco dei proprietari: Sinigallia Orazio, Ciannamea Nicola, il sacerdote Mazzara don Giuseppe, Gagliardi Domenico, Binetti Francesco Paolo, Gallo Pasquale, Spezzacatena Giammaria, Bellapianta Raffaele, ing. Lanari Giuseppe, de Vincenzo Vito, de Gennaro Nicola. Nel 1915 molti proprietari di fabbricati che si affacciavano su Corso Umberto erano ancora restii ad affrontare la detta spesa. Dall’elenco che proponiamo rileviamo che essi sono aumentati di numero dovuti alla costruzione di nuovi edifici: Sgherza Biagio, Amato Ignazio, eredi di Fontana Raffaele, Ospedale, De Lago Domenico, Bacolo Vincenza vedova Attanasio, Messina Leonardo, eredi di Tortora Enrico, Capocchiani Bartolomeo, eredi di Cozzoli Giuseppe, Gallo Pasquale, Binetti Francesco Paolo, Gagliardi Domenico, Cappelluti Altomare Vincenzo, Daliani Poli Sergio, Rana Tommaso, Capocchiani Francesco, Fontana Italo, Minervini Anna Maria, Azzollini Domenico, Amato Pasquale, de Simone Francesco. Nel 1926 fu presentato il bilancio comunale della città e fra le opere di pubblica utilità fu prevista la sistemazione di Corso Umberto destinata a essere la strada ufficiale della città: Corso Umberto per la sua ampiezza, per la sua direzione rettilinea e perché mette in diretta comunicazione la stazione ferroviaria col centro della città, è destinato a diventare la nostra strada ufficiale ed è necessario perciò che sia liberato dal fango e dalla polvere e che si presenti in bella veste. Il sistema scelto nel progetto è il basolamento con pietra vulcanica, non potendosi adottare alcuni dei sistemi monolitici, data la sensibile pendenza della strada in discorso. E poiché la sua carreggiata è sproporzionata alla larghezza dei marciapiedi, essa sarà ridotta a metri otto, dandole così la stessa larghezza di via Sparano, di via Argiro, di via Dante Alighieri di Bari. Viceversa i marciapiedi saranno portati da metri due e mezzo a metri quattro e pavimentati con pietrini di cemento. Tolto da detta strada il traffico pesante, che sarà invece fatto passare per via Baccarini, la via Umberto diventerà, così sistemata, la via preferita dei pedoni e del traffico leggero. Si stabilì che alla spesa delle migliorie dovevano collaborare anche i proprietari di immobili frontisti che per il maggior valore acquistato delle case dovevano sostenere un 1/4 della spesa invece di 1/3. Questa disposizione fu messa in atto nel 1930. Come già previsto dal progetto, la pavimentazione fu realizzata con basole vulcaniche usando i basoli provenienti dalla località di Villa Inglese e non quelli dell’Etna. La malta da usare doveva essere confezionata con polvere dei basoli proveniente da Bacoli invece l’ing. DomenicoValente appaltatore dell’opera voleva usare quella della Basilicata. Si allargarono i marciapiedi a 4 m restringendo la strada a 8 m per risparmiare sulla spesa dei basoli; la strada prima era larga 11 m e i marciapiedi 2,5 m. Sul lato di ponente da tempo era interrata la conduttura dell’Acquedotto Pugliese che portava l’acqua del Sele. La pavimentazione dei marciapiedi fu fatta con pietrini di cemento; la ditta di Vito Andriani e Antonio Iovino si aggiudicò l’appalto della fornitura e la posa in opera dei mattoni e degli anelli di cemento da sistemare sulle fosse degli alberi da piantare per un importo di £. 88.956; col ribasso del 34% venne a costare £. 58.711. Nel mentre si sistemavano i marciapiedi si sollecitava la piantagione degli alberi da parte del Commissario Prefettizio Stefano de Dato che per giustificare la spesa scrisse: Ritenuto che per dare un assetto più ridente al Corso Umberto che è la principale arteria della città, ed ombreggiare i marciapiedi per rendere più comodo il transito dei pedoni nella stagione estiva; è necessario procedere alla piantagione di alberi lungo il marciapiedi. Il lavoro di scavo fu affidato al Sindacato Fascista Lavoratori della Terra; furono scavate 274 fosse con una spesa di £. 8.000 e piantati 274 arbusti di oleandri sostenuti da tutori a evitare che si piegassero e poi si rompevano. Il fioricultore Rocco Ruggiero fornì gli alberelli, i tutori e lo stallatico con una spesa di £. 12.000. 7. continua © Riproduzione riservata ————— Bibliografia: Corriere delle Puglie, 1 febbraio 1900; Archivio Comunale Molfetta, ; cat. 3, vol. 69; cat. 4, vol. 33, vol. 41; vol. 68, vol. 91, vol. 116.

Autore: Corrado Pappagallo
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