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Corso Umberto I Palazzi – XX
15 dicembre 2020

GIARDINO DI PIAZZA EFFREM Il suolo del giardino è un residuo di suolo dell’ex comprensorio di Torre Effrem di proprietà nella metà del XIX sec. dei Tortora Braida; in seguito fu di Sergio Panunzio che si oppose all’apertura del futuro Corso Umberto I. Il Consiglio Comunale nel 1885 deliberò la sistemazione di alcune piazze tra cui il Largo Effrem. Il progetto redatto dall’ing. Gaetano Valente prevedeva la costruzione di un piano rilevato con marciapiedi intorno larghi 1,5 m, cordone intorno alberato e una aiuola al centro. Fu prevista la spesa di £. 1.484,90. Una successiva relazione progettuale evidenziò che “Essendo il Larghetto Effrem di fronte alla stazione della ferrovia e tale da servire d’ingresso alla città ed in posizione eccellente per un giardino, si è creduto costruirvelo sul piano rilevato testé ivi costruito; e perciò si sono erogate le seguenti spese per acquisto di piante, polvere per i viali e manodopera”. In tutto si spesero £. 433,60. Furono piantate: 5 tuia, 17 ligustrum, 2 cupesfrus, 10 geranium, 6 camaerops, 2 abies alba, 1 zucca, 1 dracena, 4 pinus, 4 eupatorium, 1 cedrus, 4 taxus bacata, 40 alberi ombrilliferi in giro per i viali; per la disposizione delle aiuole due operai lavorarono 15 giorni sotto la sorveglianza del capo giardiniere. A protezione del giardinetto fu costruita una palizzata con paletti di legno e filo di ferro, ma come sempre accade i ragazzi e la poca manutenzione col tempo fu distrutta. Nel 1896 fu progettata una ringhiera di ferro costruita dal fabbro de Ceglia Anselmo; fu preventivata la spesa di £. 2.300 e il de Ceglia offrì un ribasso del 9% e costò £. 2.093. Nel 1928 fu collocato il monumento di Giuseppe Garibaldi trasferito dalla Villa Comunale per far posto al monumento dei Caduti e in quella occasione si voleva cambiare la denominazione alla piazza intitolandola a Giuseppe Garibaldi, ma questa risoluzione non ebbe seguito. In diverse cartoline si nota la ringhiera attorno al giardinetto. Durante la guerra di Spagna (1936-1939) che vide la partecipazione degli italiani, il Comune offrì allo Stato tutte le ringhiere dei giardini pubblici tra cui anche questa. Dopo la II Guerra Mondiale per dar lavoro ai fabbri si ricostruirono le ringhiere dei giardini tra cui anche quella di Largo Effrem. E ancora una volta per futili motivazioni modernistiche si è ancora eliminata l’ennesima ringhiera. PALAZZO LISENA, CORSO UMBERTO I, 134 Sul suolo di proprietà di Gaetano Modugno nel 1914 il muratore Lisena Francesco fu Pasquale costruì questo fabbricato permettendo l’apertura di Via Galileo Galilei, Lo Stato delle Anime della Parrocchia di S. Gennaro del 1915 segnala il fabbricato avente il portone al n. civico 106, infatti qui vi abitavano diversi nuclei famigliari. Ho indicato il fabbricato come palazzo Lisena perché negli anni ‘40 del secolo scorso era l’abitazione del giudice Corrado Lisena ricordato da Mauro Altomare nel 1928 come pretore a Monopoli. Il fabbricato ha la facciata scompartita da quattro lesene. Solo i balconi del primo piano hanno nella parte superiore un frontone con timpano nella cui parte centrale in aggetto vi è una maschera apotropaica con festoni. Il portone termina con un arco a tutto sesto che da luce all’androne con una rosta o raggiera in ferro battuto. Al n. civico 136 vi era fino al 1980 circa un magazzino per la distribuzione del sale e delle sigarette ai tabaccai considerati detti generi come Monopolio di Stato. PALAZZO BINETTI, CORSO UMBERTO I, 148 Paolo Binetti fu Sergio discendente dei sacerdoti don Giuseppe e Paolo Binetti fu Pasquale, era proprietario di un villino e di quella parte del fondo verso ponente su cui costruì prima una fonderia di rame e poi un panificio demolito nel 1970 circa. Sulla porzione del suolo prospiciente Corso Umberto I era occupata da varie suppigne. Nel 1955 circa fu edificato un moderno fabbricato dall’impresa edile di Balacco Michele e Sallustio Luigi e Michele. Il fabbricato attira l’attenzione per il rivestimento murario a piccoli mattoncini e la parte muraria della balaustra dei balconi abbelliti con mosaici a disegni floreali e ghirlande. Nel vano del portone è collocata una edicola votiva con il simulacro della Madonna dei Martiri. L’edicola ricorda una precedente collocata in un piccolo vano di uno dei pilastri ricostruiti quando nel 1865 si espropriò il suolo per aprire la strada fino all’incrocio della strada rurale Madonna della rosa. Nel 1960 in uno dei locali a piano terra n. 150 si aprì il Bar Fausta. PALAZZO A CORSO UMBERTO I, 162 Nel 1926 Pasquale Lapomarda di Bisceglie aveva un appezzamento di suolo acquistato dagli eredi de Gioia. Lapomarda svolgeva l’attività di esportazione di ortofrutta e costruì alcune suppigne. In seguito intendeva costruire un edificio per abitazioni ma il Comune non lo permise perché era in progetto l’ampliamento del piazzale della stazione. Queste suppigne si possono notare in alcune foto scattate nel 1931 in occasione del funerale di Mons. Giovanni Nogara rettore del Seminario Regionale Pio XI. Ricordo che intorno al 1950 sul suolo rimasto vi era il garage per gli automezzi della ditta di autotrasporti di Andrea e Girolamo Calò. L’attuale edificio, su committenza dei Calò, fu costruito dall’impresa dei fratelli Sallustio Luigi e Michele su progetto degli ingg. Antonio Roselli e Nicola Mezzina. Sull’architrave del portone è inciso “1958”. (XX continua). © Riproduzione riservata

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