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Corso Umberto i Palazzi – Parte XV Corrado Pappagallo
15 gennaio 2020

PALAZZO COZZOLI, CORSO UMBERTO I, 78-84 Con atto del 25 agosto 1878 del notaio Giuseppe Spezzaferri, il Sindaco Sergio Fontana fu Giovanni e il muratore Giuseppe Cozzoli fu Giulio dichiaravano: che molto si è ampliato il perimetro di questa città con dei novelli fabbricati, simmetricamente costruiti che forma il decoro e delizio delle vie, che si distendono dei fondi adiacenti, di tal che è a dirsi una smania dei nostri concittadini a sempre largheggiare la periferia con delle novelle costruzioni, che la rendono più estesa di popolazione, e nel contempo cospicua fra le altre città della nostra Provincia. Che tal desiderio di costruzione tutt’ora caldeggia nell’animo dei nostri concittadini, di tal che vi fu dimanda da parte di questi maestri muratori Giambattista Pansini di Benedetto e Francesco Gadaleta fu Mauro, di voler censire una zona di suolo del fondo rustico di proprietà di questo Comune, che serviva per dote di acqua della Piscina nuova, e precisamente quella in attacco del fondo degli eredi signori de Candia, sporgenti sulla strada Umberto, ed offrirono per detto suolo il prezzo di lire due e centesimi settantacinque per ogni metro quadrato, e sempre coll’idea di costruire un palazzo con sottani, quarti di primo piano superiore ed altro a poter eseguire essi censuari per proprio conto, o per alinearsi a coloro che ne fanno richiesta. Con delibera del 27 dicembre 1877 fu accettata la richiesta e fu dato incarico all’architetto municipale Corrado de Judicibus di misurare il fondo e formare il capitale dandolo al 5%. L’estensione del suolo era di 1270,74 m2 al prezzo corrispondente di £. 3.516,26. La Giunta Comunale decise di indire un’asta e se l’aggiudicarono Giuseppe Cozzoli e Francesco Visaggio per £. 4.000. Il suolo censito confinava a levante con la strada Umberto, a settentrione con la strada che congiungeva via Cappuccini con via Umberto, a mezzogiorno con l’orto degli eredi de Candia e a ponente con la prima linea parallela alla strada Umberto. Il muratore Giuseppe Cozzoli costruì il fabbricato limitando la costruzione fino al primo piano. Deceduto Giuseppe Cozzoli il fabbricato con diversi atti del 1908, 1910 e 1913 del notaio Nicola de Sario fu diviso tra gli eredi e tra essi figurava il dottor oculista Giulio Cozzoli. Tra il 1929 e 1932 su richiesta dei muratori Sergio de Ceglie e Vito Sciancalepore furono fatte due sopraelevazioni del secondo piano su progetto dell’ing. Pantaleo Poli. Infatti, alcune cartoline antiche mostrano il fabbricato Cozzoli limitato al primo piano. Il fabbricato ha una linea architettonica molto semplice; i due portoni simili nella forma hanno l’uscio avanzato di una decina di centimetri rispetto alla facciata per dare risalto; lateralmente due piedidritti con capitelli sorreggono un arco a tutto sesto che dà luce all’androne del portone. L’arco è protetto da una rosta o raggiera in ferro battuto. C’era una volta: al n. 76 l’esposizione del negozio di radio, televisioni ed elettrodomestici di Corrado Piccininni; si entrava da Via Amedeo. Al n. 82 vi era il Bar di Colavita trasferitosi poi a palazzo Capelluti nei locali dell’ex Oratorio S. Filippo Neri dove oltre al bar e gelateria gestiva una delle prime sale di ricevimenti per sposalizi: Sala Verde. Al n. 86 la sartoria di Murolo poi convertita a negozio di abbigliamento. PALAZZO LANARI, CORSO UMBERTO I, 90 Il fabbricato non ha il prospetto direttamente su Corso Umberto ma su Via Giaquinto. Su Corso Umberto il fianco del fabbricato ha tre vani di cui quello centrale porta il n. civico 90. Il fabbricato sorge sul suolo che una volta era degli eredi De Candia. Nel 1881 questi vendettero porzioni di suolo a diversi acquirenti. Tra questi figura il muratore Vincenzo Cappelluti Altomare che acquistò due distinti appezzamenti. Su uno di questi suoli, confinante con il fabbricato di Giuseppe Cozzoli, costruì un fabbricato e nel 1894 vendette all’ing. Giuseppe Lanari un quartino di casa al primo piano ad angolo con Corso Umberto e Via Giaquinto col portone su Via Giaquinto, 31. Nel 1899 il Cappelluti Altomare vendette sempre al Lanari le tre camere a piano terra su Corso Umberto, 68-70-72 (è la vecchia numerazione). Nel 1900 l’ing. Lanari fu Carlo Corrado e Anna Scalera vi abitava con la moglie De Ruvo Maria Giuseppa. L’ing. Lanari (n. 1848) ricopriva la carica di ingegnere comunale di Giovinazzo, membro della Commissione d’ornato di Molfetta, consigliere comunale di Molfetta e a volte era incaricato di elaborare progetti sia da privati che dal Comune di Molfetta. Il fabbricato si presenta con un piano terra, primo piano e secondo piano; fu costruito in varie fasi. Il lato sporgente su Corso Umberto I ha tre vani di cui quello centrale ha la facciata avanzata di circa 10 centimetri per dare evidenza alla stessa facciata priva di richiami stilistici; il vano in parola ha sui piedidritti impostato un arco a tutto sesto. I balconi hanno un semplice architrave con funzione di grondaia. L’inferriata dei balconi del primo piano è in ferro battuto con colonnine di ghisa. Ci siamo interessati del vano centrale perché esso ha un passo carrabile segnalato ed esistente già nel 1927 come appartenente all’ing. Lanari, sulla lista sta sbarrato e probabilmente risulta già defunto. Negli anni Cinquanta del secolo scorso all’angolo del fabbricato vi era la bottega del sarto Pantaleo Claudio conosciuto come il sarto dei sacerdoti. Negli stessi locali negli anni ’60 del secolo scorso si aprì il negozio di tessuti e abbigliamento Silvana di Sciancalepore, trasferitosi poi nel fabbricato dell’ex Villa Gallo. Nel locale centrale n. 90 vi era la ferramenta di Giovanni de Biase e accanto la drogheria di un tale de Ceglia. (XV continua). © Riproduzione riservata ————— Bibliografia: Archivio Stato Bari (=ASB), Sezione di Trani, notaio Giuseppe Spezzaferri, vol. 2302; notaio Matteo Massari, vol. 46 nuovo versamento (=nv); vol. 51 nv; notaio Michele Romano, vol. 114nv, vol. 116nv; Archivio Comunale Molfetta, cat. 2, vol. 60; cat. 4, vol.41; cat. 6, vol. 46; Archivio Diocesano Molfetta, Parrocchia S. Gennaro, Stato delle Anime 1900.

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