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Corsivi Salvate il soldato Pino
15 febbraio 2007

Ora che è agli arresti domiciliari, tutti a dargli addosso. Noi che parecchie riserve sul suo operato politico, su certi suoi metodi e su certe sue scelte le abbiamo espresse - come si dice in questi casi - in tempi non sospetti, quando altri lo adulavano o rincorrevano per accaparrarsi quel succulento bocconcino elettorale, oggi ci sentiamo autorizzati a dirlo chiaro e tondo: salvate il soldato Pino. Già, perché è troppo facile, ora, per chi i voti di Pino Amato ha voluto e ha ricercato per le proprie fortune elettorali, lavarsi le mani, cercare di nascondere la polvere sotto il tappeto, rimuoverlo dai ricordi, cancellarlo dalle foto (come quelle, per esempio, della grande festa nel giorno della vittoria al ballottaggio di Azzollini, qualche mese fa, con i due ad esultare insieme in un tripudio di gente, abbracciati, sudati, felici e contenti). O, peggio, lasciarlo solo in questo momento. Troppo facile scaricare la croce addosso a Pino Amato per pulirsi la coscienza. Troppo facile additarlo al pubblico sdegno e finirla lì. No, oggi Pino Amato può – paradossalmente e magari anche inconsapevolmente – contribuire più di ogni altro al processo di rinascita della politica in questa città. Il suo esempio (il suo cattivo esempio?) può fare in modo che la città prenda coscienza definitivamente che la politica deve tornare ad essere una cosa sana, una cosa pulita, un'arte al servizio della collettività. Il suo contributo involontario (il suo sacrificio, diremmo se non corressimo il rischio di apparire blasfemi) potrà finalmente consentire che una intera classe politica torni a ripensarsi in termini nuovi, differenti. Migliori. Per questo oggi noi che i voti di Pino Amato non abbiamo né chiesto né cercato (come chi, invece, senza proferire neanche una sola parola di solidarietà si è affrettato a rinnegare, con malcelato fastidio, un sodalizio politico durato anni) chiediamo a tutti un gesto di responsabilità. Non linciate il soldato Pino. In fondo è pur sempre un figlio di questa città. Di questa Molfetta.
Autore: Giulio Calvani
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