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Condanna a morte per la “Dvorak”? L'amministrazione comunale a sorpresa non vuole più pagare le bollette della luce. I genitori insorgono e minacciano proteste clamorose
15 maggio 2002

L'amministrazione comunale di centro-destra sembra aver condannato a morte la scuola di musica “Dvorak”. Con due lettere al direttore della scuola, don Salvatore Pappagallo, l'assessore alle Finanze, Mauro Magarelli, afferma di non essere più disposto a pagare le bollette della luce per la “Dvorak”. Magarelli minaccia la disdetta del contratto intestato al Comune di Molfetta e chiede tutte le somme arretrate relative alle precedenti bollette, allegando le relative ricevute con l'intimazione di pagare entro il 9 maggio e di consegnare la relativa ricevuta all'Ufficio di ragioneria del Comune. Insomma, visti i termini perentori con cui è stata notificata la lettera, sembra che il Comune stia mettendo in atto un attacco a un'istituzione benemerita che per ben 25 anni ha garantito l'educazione musicale a centinaia di bambini, molti dei quali hanno anche continuato gli studi, conseguendo brillanti risultati al Conservatorio e intrapreso lusinghiere carriere nel campo della musica. A giustificazione di questa azione, il Comune ha portato la legge che impedisce agli enti pubblici di sovvenzionare attività private. Insomma, il centro-destra favorisce da un lato le scuole private con le riforma Moratti e dall'altro, poi, taglia i fondi a una scuola che di privato ha ben poco. Se la decisione del Comune non dovesse essere revocata, c'è il rischio della chiusura e soprattutto dell'impossibilità per le famiglie non benestanti di far acquisire un'educazione musicale ai propri figli. Si vuole, perciò, garantire una scuola solo per ricchi, nello spirito di quest'amministrazione di destra che nella sua logica politica favorirebbe solo chi ha redditi elevati, in sintonia con la politica nazionale di Berlusconi e Tremonti. Per superare questa difficoltà legislativa, a settembre dello scorso anno, il segretario generale del Comune, Lentini, aveva suggerito a don Salvatore Pappagallo di trasformare la “Dvorak” in scuola civica: in tal modo si sarebbe potuta concedre la struttura in comodato gratuito, superando nel contempo i vincoli della legge. La Dvorak ha provveduto a preparare lo statuto, facendo riferimento anche a delibere simili dei Comuni di Torino e Ceglie Messapica, ma finora l'amministrazione comunale non ha approvato lo statuto, ignorando ogni cosa. Una conferma in più della scarsa attenzione che il sindaco ha per la cultura, al punto che non ha ancora assegnato questa importante delega e le manifestazioni culturali pubbliche di scarso livello realizzate finora, ne sono una conferma. Così, magari, si danno contributi per attività di scarsa o minore importanza, mentre non si sostiene una scuola benemerita come la “Dvorak”. Don Salvatore ha subito preso carta e penna per scrivere al sindaco e ai parlamentari, accusando l'amministrazione di voler far chiudere la scuola. “Per noi gli attuali amministratori sono 'nemici' che non meritano fiducia - scrive il direttore della scuola – questo è un autentico inganno nonostante le promesse elettorali”. Secondo don Salvatore si vogliono cacciare via 120 famiglie e soprattutto i 70 bambini, rei di chiedere la soddisfazione di un “diritto”: l'educazione attraverso la musica. “Grazie politici della vostra sordità. Non attendo risposta”, è l'amara conclusione della missiva. Una lettera durissima che rappresenta un pesante atto di accusa verso l'istituzione che vuole negare un servizio sociale alla popolazione. La musica, infatti, è importante per la formazione della personalità dell'individuo, perciò non deve diventare privilegio di pochi, ma restare un diritto di tutti. Intanto, le famiglie si stanno mobilitando (da domenica si susseguono assemblee e incontri) per far sì che l'amministrazione comunale receda dalla sua decisione che comporterebbe l'immediato versamento di oltre 500 euro, solo per le ultime due bollette dell'Enel. Se si dovessero versare anche gli arretrati, si arriverebbe ad oltre 50 milioni, solo per le spese di elettricità. Se a queste,poi, si dovessero aggiungere i canoni di locazione dell'immobile, si dovrebbe aprire una vera procedura fallimentare. La cosa più grave è che al Comune non si riesce a rintracciare la delibera con cui il sindaco dell'epoca, Finocchiaro, concesse i locali comunali alla scuola. Di questo provvedimento non esiste traccia. E questo è un altro giallo. Si è costituito, nel frattempo, un comitato di soci e genitori. “E' prevalsa la linea moderata – ha spiegato don Salvatore – ma questo non significa mollare la presa. Le azioni eclatanti non servono: è necessario però che le autorità comprendano che la nostra scuola non può sostenere costi di 25 anni di gestione, anche perché per il Comune significherebbe venire meno ai patti che dal 1977 sono stati invece onorati dalle amministrazioni che si sono succedute nel tempo”. In conclusione l'attuale amministrazione sembra andare a caccia di soldi per far quadrare i conti che potrebbero non tornare per errate valutazioni di spesa o per eccessivi costi dovuti alle nomine dei consulenti? Oppure stanno raccattando denaro per pagare i prossimi 4 assessori che si preparano a insediarsi nei prossimi giorni? Il silenzio del sindaco in proposito non è positivo, ai cittadini-contribuenti vanno date risposte concrete. Ma il centro-destra preferisce, come sempre, lavorare nell'ombra. Intanto, dopo un incontro infruttuoso con l'assessore Magarelli, la maggioranza sta cercando di avvicinare le famiglie per far ritirare la protesta. Mentre don Salvatore Pappagallo rimane fermo nelle sue posizioni, alcuni genitori le stanno ammorbidendo, per cui sta creando un'antipatica frattura anche all'interno dell'associazione. E' il segno della volontà dell'amministrazione comunale di far chiudere definitivamente la scuola? Non lo crediamo. Allora perché non avvia subito la trasformazione in scuola civica della benemerita istituzione musicale molfettese? Ma la cultura, lo abbiamo visto, non è il forte di questa amministrazione di centro-destra, che ha ben altri pensieri per la testa con la difficile spartizione dei nuovi assessori. Michele de Sanctis jr.
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