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Comunicazione: reale, virtuale o umana? Educare alla relazione… anche digitale alla scuola Poli di Molfetta
03 dicembre 2017

MOLFETTA - Mentre migranti e nativi digitali sono immersi più o meno consapevolmente nella navigazione internet, ha senso chiedersi se e quale relazione stiamo costruendo con le giovani generazioni?

Lunedì 4 dicembre presso l’Auditorium della Scuola Media “G.S. Poli” di Molfetta alle ore 18 si terrà un incontro formativo rivolto ai genitori e agli insegnanti “sull’educazione alla relazione… anche digitale”.

Cosa e come comunicare in rete? Comunicazione on-line: hanno senso ancora rispetto, verità, e bellezza di ciò che si dice e si crea? E se ricordassimo che i bambini ci guidano anche on-line? Comunicare a tutti, uno ad uno, o a nessuno?

Si partirà, appunto da queste domande per confrontarsi con le relatrici Dott.ssa Rosy Paparella, già Garante dei Diritti dei Minori e la Dott.ssa Nilde Salvemini, Educatrice c/o Carcere Minorile di Bari.

Introdurrà i lavori il Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo Prof. Gaetano Ragno.

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Si è capovolto il rapporto uomo-mondo. Se un tempo la famiglia era l’ “interno” in cui ci scambiavamo quei tratta affettivi d’ira e d’amore e più in generale quella libertà espressiva che occorreva contenere fuori, all’ “esterno”, oggi, grazie alla capillare diffusione della televisione, del computer o del cellulare sempre accesi, la famiglia è il luogo in cui è di casa il mondo esterno, reale o fittizio che sia. La casa reale, con le sue quattro mura “è ridotta e i suoi quattro mobili, “è ridotta a un container per la ricezione del mondo esterno via cavo, tanto più vicino, la realtà di casa, quella familiare si allontana e impallidisce. Tutto ciò non dipende dall’uso che facciamo dei mezzi, ma dal fatto che ne facciamo semplicemente uso, per cui non gli scopi a cui sono preposti i mezzi, ma i mezzi come tali trasformano l’immagine in realtà e la realtà in fantasma. Perché il mondo non è più ciò che sta, ma a stare (seduto) è l’uomo, e il mondo gli gira intorno, capo volgendo i termini con cui, dal giorno in cui è comparso sulla terra, l’uomo ha fatto esperienza. Se il mondo viene a noi, noi non siamo nel mondo ma semplici consumatori del mondo. Essere esposti non al mondo ma alla visione del mondo, o se si preferisce “essere digitali” comporta qualche problema filosofico e soprattutto incide sul nostro modo di fare esperienza, che non è un fatto del tutto trascurabile. Il mondo può diventare illeggibile per overdose di informazioni e l’uomo può perdere il bene più prezioso che è la capacità di fare esperienza. Non siamo infatti onnipotenti come i mezzi di cui disponiamo, e non saranno certi mezzi onnipotenti capaci di mettere in comunicazione milioni di solitudini a fare di tutti i solitari, privati proprio dai mezzi di comunicazione della possibilità da fare un’esperienza condivisa, gli abitanti di un mondo comune. Lo studio più approfondito sulla trasformazione antropologica che i nuovi mezzi di comunicazione di massa stanno determinando è stato condotto da Raffaele Simone, sec ondo il quale: prima la televisione e poi il computer, questi “elettrodomestici gentili”, come vuole la loro iniziale reputazione, oggi hanno gettato la maschera rivelandosi per quel che sono: i più formidabili condizionatori di pensiero, non nel senso che ci dicono cosa dobbiamo pensare, ma nel senso che modificano il nostro modo di pensare, trasformandolo da analitico, strutturato, sequenziale e referenziale, in generico, vago, globale, olistico.
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