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Compostaggio, addio: a Molfetta i rifiuti della Campania, poi incendi e sequestro (2001-2006) Continua il racconto a puntate sull 'impianto di compostaggio
15 febbraio 2007

Mentre ancora si sta celebrando il procedimento penale a carico di Alberto Deflammineis, rappresentante legale della ditta “Ing. Mazzitelli Orfeo SpA”, e mentre ancora si stanno consumando le polemiche per l'ultima transazione sottoscritta dal Comune di Molfetta e dalla stessa Mazzitelli, continuiamo a percorrere la “strana” storia dell'impianto di compostaggio di Molfetta. Ripartendo dal 2001, che fu, forse, l'anno della svolta. Mazzitelli: “Bassolino porti pure a Molfetta i rifiuti della Campania” (2001) Ottenuta dalla Provincia di Bari il 12 dicembre 2000 l'autorizzazione a trattare ben 270 tonnellate di rifiuti indifferenziati -contro le iniziali 80 tonnellate-, Mazzitelli, nel giugno del 2001, dalle pagine del Corriere, lancia un appello al governatore della regione Campania: “Propongo a Bassolino di smaltire i rifiuti campani nel mio impianto, a Molfetta”. Un invito allettante per il governatore della Campania: la gravissima emergenza rifiuti, vissuta dalla sua Regione in quei mesi, avrebbe così conosciuto un'improvvisa svolta. Dante Mazzitelli, da noi all'epoca intervistato, dichiara: “Ho lanciato questo appello a Bassolino perché non ha senso continuare a pagare costi di gestione elevati per un impianto che funziona in modo parziale. Dopo l'attivazione dell'impianto mi sono scontrato con il disinteresse diffuso che investe molti Comuni in materia di gestione dei rifiuti. Il risultato? Arrivano all'impianto solo 25 tonnellate al giorno di rifiuti contro le 270 che la struttura potrebbe trattare”. Sta di fatto che, documenti alla mano, l'ingresso dei rifiuti campani nell'impianto molfettese è già una realtà, molti mesi prima che Mazzitelli lanci il suo appello a Bassolino. L'impianto di compostaggio, infatti, sin da aprile 2001, riceve rifiuti da aziende notoriamente impegnate nell'emergenza rifiuti in Campania: improvvisamente un impianto, fino ad allora “sottoutilizzato”, smaltisce 190 tonnellate al giorno di rifiuti. Quantità mai viste fino a quel momento, superiori, in ogni caso, alle capacità effettive dell'impianto (pari a 80 tonnellate di rifiuti indifferenziati). Questo sovraccarico, difficile da smaltire con un regolare ciclo di compostaggio, è causa di un graduale accumulo dei rifiuti. Nel giro di poche settimane il piazzale antistante l'impianto diventa una “discarica”, occupata da un cumulo alto ed esteso di rifiuti organici putrescenti, che, oltre a problemi facilmente intuibili di carattere ambientale, causa forti disagi di tipo igienico sanitario agli operatori agricoli della zona. Il primo sequestro, i primi incendi (2002) Febbraio 2002: dopo le denunce delle associazioni ambientaliste locali e di alcuni agricoltori confinanti, l'impianto è sottoposto a sequestro giudiziario. Le accuse sono principalmente legate alla presenza incontrollata di ingenti quantitativi di rifiuti sul piazzale dell'impianto. Quei rifiuti, tra l'altro, mentre lo stesso impianto è sotto sequestro, prendono “misteriosamente” fuoco per ben tre volte: il 23 febbraio, il 2 e il 14 marzo. Lunghi e faticosi sono gli interventi dei Vigili del Fuoco per domare le fiamme, ingenti i danni agli agricoltori. Frattanto, in questi stessi mesi, scoppia una polemica tra la ditta concessionaria dell'impianto e la discarica di Trani che, stando a quanto riportato in un comunicato stampa diffuso da Mazzitelli, si rifiuta di accogliere e smaltire i sovvalli, che, per questa ragione, giacciono, ormai da mesi, nell'area dell'impianto. D'altra parte -aggiungiamo noi- la discarica del Comune di Trani, essendo una discarica per “rifiuti solidi urbani”, difficilmente avrebbe potuto accogliere i “sovvalli” (i resti del processo di compostaggio), classificati come “rifiuti speciali”. Inoltre, avrebbe potuto -una discarica a servizio di un bacino di utenza- accettare rifiuti provenienti dal trattamento di rifiuti provenienti da un'altra regione (la Campania)? Dall'atto di transazione all'ultimo sequestro (2003-2005) Il 12 febbraio 2003 il Comune di Molfetta e la ditta Mazzitelli, dopo annosi e reciproci scambi di carte bollate, siglano un atto di transazione, che “corregge” la prima convenzione del 1990. L'accordo prevede, tra l'altro, che, fatta salva la proprietà dell'impianto nuovamente ascritta al Comune di Molfetta, la concessione sia prorogata fino al 31 dicembre 2012, che l'Asm versi alla concessionaria 480mila euro, che l'impianto sottoponga a trattamento di compostaggio i rifiuti del Comune di Molfetta intascando 30 euro per tonnellata di rifiuto tal quale e 20 euro per tonnellata di frazione organica, che il gestore si assuma l'onere di versare nelle casse comunali una royalty di 2 euro per ogni tonnellata di rifiuto proveniente da altri Comuni. Gli amministratori di allora giudicarono queste condizioni davvero vantaggiose: l'economia annua, che questa transazione avrebbe prodotto a vantaggio dell'erario comunale, sarebbe stata pari a 230mila euro, tenuto conto soprattutto del risparmio ottenuto sui costi di smaltimento. Pochi mesi dopo, però, venne il sequestro, l'ultimo della nostra storia: a disporlo, il 31 ottobre 2003, fu il pm Savasta della Procura di Trani. Enormi quantità di rifiuti indifferenziati depositati irregolarmente nell'impianto, produzione di compost fuori specifica (contenente persino metalli!): queste ed altre furono le motivazioni del provvedimento. Da questo sequestro prese il via il processo (quello celebrato nei mesi scorsi). Poi ancora un incendio, nel settembre 2004. La custodia giudiziale dell'impianto, revocata al gestore, venne attribuita al Sindaco di Molfetta (in qualità di proprietario della struttura), fatto, questo, che non dispensava lo stesso gestore dagli oneri di bonifica del sito. La bonifica, però, non avvenne prima del 2005 e fu operata non dalla ditta di Mazzitelli, ma dall'Asm, con denaro pubblico: la stessa Asm e la Regione Puglia, infatti, stanziarono oltre 600mila euro, attinti, tra l'altro, dai fondi dell'Ecotassa, la tassa regionale che i Comuni versano in proporzione ai rifiuti smaltiti in discarica. L'ennesimo tributo (l'ultimo?) versato in favore di un pessimo gestore, alla memoria di un impianto di compostaggio che non c'è.
Autore: Massimiliano Piscitelli - Tiziana Ragno
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