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Chirurgia estetica, il boom della finta bellezza
17 settembre 2017

Nelle società moderne, definite liquide da sociologi ed esperti per la rapidità  con  cui molti fenomeni e mode nascono, si diffondono e poi  dissolvono senza lasciar quasi traccia, il mito  della perfezione fisica e della bellezza a tutti i costi non conosce crisi, anzi si rafforza sempre più tanto da diventare  uno pseudo-valore da cui non si prescinde,  forse perché nasce dal bisogno primordiale dell’uomo di essere e presentarsi sempre al meglio, di curare  quanto più possibile aspetto e forma fisica per una  maggior sicurezza nelle relazioni interpersonali in genere.

E’ proprio sulla sua aspirazione ad offrire agli altri ma anche a se stesso l’immagine di un sé ideale fortemente alimentata dai condizionamenti esterni di media, pubblicità e da un  immaginario  collettivo e personale, che s’innesta il successo della medicina e della chirurgia estetica, branche moderne un po’ atipiche  di questa scienza perché operano su  pazienti in realtà fisicamente sani ma  spesso psicologicamente fragili,  disturbati da forme, dimensioni  e asimmetrie di  alcune parti del proprio corpo che  non gradiscono e che intendono modificare per renderle  più rispondenti ai canoni e dettami estetici del momento.

Una bellezza finta, non naturale, pensano molti, quasi indotta, quella realizzata dalla medicina estetica la quale  non si limita ad offrir loro ciò che chiedono, a realizzare sogni  e richieste ma  contribuisce  essa stessa a crearli. “In realtà non è proprio così” ci dice il dott. Giacomo Volpe, 38 anni, rampante chirurgo plastico- estetico  che esercita a Terlizzi da alcuni anni dopo un’interessante esperienza  lavorativa e di formazione presso una clinica di Barcellona, l’istituto Universitario Dexeus, in Spagna, uno dei Paesi  al mondo con il più alto numero di persone cosiddette “ritoccate” o rifatte. “Medicina e chirurgia estetica intervengono quando quella che può essere considerata una caratteristica fisica diventa per il potenziale paziente un vero e proprio problema o è percepita come tale. Noi siamo qui per offrire gli strumenti che la scienza mette loro a disposizione, il più delle volte la correzione o cancellazione di ciò che essi ritengono un difetto e che spessissimo  palesemente lo è, risolve i loro problemi anche relazionali, ma è chiaro che non è sempre tutto così semplice, può capitare che non restino contenti del risultato, che entrino in una specie di  “estetismo compulsivo” e vogliano rifarsi altro oppure che nascondano dietro un senso di inadeguatezza fisico problemi e ansie di  altro tipo che richiedono  diverse competenze mediche”.

“Non pensa che potrebbe servire un consulto psichiatrico prima di un intervento di chirurgia plastica, specie di quelli fortemente demolitivi e ad alto rischio di complicanze? Anni fa ci fu una proposta del genere al Parlamento inglese, e ancora oggi molti psicologi continuano a dichiarare che quasi sempre più di un problema del corpo si tratta  di problemi dell’animo….”.

“Probabilmente sì, ma non possiamo né dobbiamo essere noi a preoccuparci di questo, noi possiamo solo cercare di capire quanto e come la richiesta che ci arriva sia motivata e giustificata e cercare di soddisfarla nel miglior modo possibile”.

Il dott. Volpe ci descrive un settore lasciato un po’ allo sbando dal punto di vista legislativo, privo di confini e protocolli normativi come alcuni anni fa evidenziò anche la trasmissione televisiva di Rai 3 Reporter, che vide poi la difesa a spada tratta della categoria da parte della SIES (Società  Italiana di Medicina e Chirurgia Estetica).

“Scriva che questa è un po’ terra di nessuno, di vero e proprio bracconaggio che fa gola a molti per il giro di affari che vi ruota intorno e specula sul rapporto a volte complicato e distorto che abbiamo con il nostro corpo di cui ci sentiamo totalmente padroni tanto da volerlo cambiare a nostro piacimento.  Non tutti sanno, ad esempio, che non esiste una specializzazione in medicina estetica ma solo quella in chirurgia plastica- ricostruttiva di cui la chirurgia estetica è, come dire, una costola.  Si possono seguire master e  corsi a pagamento ma non sono obbligatori, per cui chiunque abbia  una laurea in medicina può mettersi ad iniettare qualunque cosa a chiunque e  ovunque gli capiti perché la legge non è nemmeno chiara su dove ciò deve essere fatto”.

Lui qui , nel suo studio di Via Bovio, e nelle due strutture private con cui collabora, una a Trani e l’altra a Corato, si prende cura della bellezza di giovani e meno giovani, toglie borse agli occhi, costruisce nasi e seni  perfetti, rifà fianchi e glutei,  dà volume dove occorre, toglie gonfiori e prominenze non graditi, appiattisce addomi rovinati dalle gravidanze o da diete incongrue.

“Non c’è un target preciso di sesso, età, status sociale, oggi la chirurgia estetica è appannaggio di tutti, permette di affrontare le spese relative grazie anche alle finanziarie che erogano i prestiti necessari. Quello che si avverte è un bisogno comune, sempre più forte, di valorizzare il proprio corpo,  cancellare ciò che non piace e anche, in qualche modo, rallentare i segni del tempo su di noi.  Credo che non si debba demonizzare la chirurgia ma solo farne un buon uso, affinché contribuisca a darci benessere e non ad alimentare  altri complessi ed ossessioni”.

Più o meno dello stesso parere è il dott. Vincenzo Marzocca, dermatologo di Molfetta, che si occupa da alcuni anni anche di medicina estetica non invasiva ed offre trattamenti di vario tipo nel suo studio di Corso Umberto. “La dermatologia  è quella scienza medica che più si avvicina al concetto di “medicina estetica” perché prendendosi cura della pelle del corpo e delle sue numerose patologie, ne migliora  senz’altro l’aspetto, quindi, l’estetica. Non so cosa abbiano a che fare con questo i dentisti, nuova categoria operante da un po’ nel settore  senza  averne una reale e seria competenza che non può essere certo data dai numerosi corsi  a pagamento che sono in circolazione e non qualificano molto dal punto di vista professionale. Da me arrivano donne dai 30 anni in su, fino ai 70: vogliono prendersi cura di sé e io dò loro una mano in questo,  credo che ciò sia positivo se aiuta a star bene e a sentirsi anche più apprezzati nell’ambito familiare e lavorativo”.  

Piccoli fabbricanti di bellezza nascono e si moltiplicano nelle malinconiche società dell’immagine dove tutto sembra ruotare intorno a corpi e visi ostentati e plasmati, costruiti per fini estetici e non, dove potremmo diventare uno il clone dell’altro, irriconoscibili e irriconosciuti, in nome di una presunta perfezione  fisica che  spesso occulta  l’imperfezione  del sentire e dell’essere.

Beatrice De Gennaro

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