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“Catastrofi senza colpevoli”. Una storia molfettese Presentato un dossier di Rifondazione comunista sulle palazzine di via Fontana
15 giugno 2004

La presentazione del dossier dal titolo “Catastrofi senza colpevoli” a cura del Partito della Rifondazione Comunista, presso la Fabbrica San Domenico, ha riproposto l'ormai grottesco problema delle palazzine di via Aldo Fontana (nella foto, le lesioni delle palazzine). L'on. Nichi Vendola che ha firmato la presentazione del dossier, Giovanni Porta, segretario cittadino PRC, Antonello Zaza, consigliere comunale PRC, Matteo d'Ingeo, ex consigliere comunale, Lello Crivelli, segretario provinciale PRC, Michele Losappio, consigliere regionale PRC, continuano a gridare allo scandalo per una vicenda che sconfina nel paradossale da ogni punto di vista e che, scorrendo la documentazione fornita da questo lavoro, non può che lasciare esterrefatti di fronte a quanto poco si è fatto anche in termini di reazione da parte non solo delle forze politiche ma anche dell'opinione pubblica. “Ordinarie porcherie”, è così che l'on. Nichi Vendola ha scelto di apostrofare tutta la vicenda presentando il dossier. La storia di queste palazzine ha avuto inizio nel 1988 ma, come sottolinea Antonello Zaza, la loro attualità si recupera oggi in un periodo in cui siamo di fronte ad una nuova espansione edilizia e gli errori/orrori del passato non andrebbero ripetuti perché il diritto alla casa non si trasformi in una tragedia. Il lavoro che ha portato alla pubblicazione del dossier, racconta con enfasi Matteo d'Ingeo, ha richiesto un anno di studio e di ricerche: molti degli stessi inquilini sanno poco o nulla dei contorni di tutta la vicenda; del resto parliamo di una questione ancora aperta per la quale la parola fine sembra ancora parecchio lontana. Alcune date, cifre, cronologia e…paradossi: - il complesso edilizio di via Prolungamento Aldo Fontana, realizzato dall'Italco Spa, nell'ambito del Programma di Edilizia agevolata sperimentale (di cui all'art. 4 della legge 23.3.1982, n. 94) fu finanziato nel 1989 con un contributo statale Cer di 1.450.000.000 di vecchie lire; - nel 1993 cominciano i lavori di costruzione dei fabbricati ultimati nel novembre del 1995 e collaudati nel novembre del 1996; - l'area assegnata per la costruzione dei fabbricati si presenta in un ambiente morfologico carsico spesso interrotto da depressioni di forma circolare o a sviluppo orizzontale tipo “lama”. Eccezionalmente le lame possono contenere acqua nei loro alvei e questo comporterebbe l'adozione di particolari opere a protezione dei fabbricati e delle fondazioni e, in una relazione geologica, effettuata e redatta a lavori già cominciati, si concludeva: «la formazione alluvionale è estremamente cedevole, e può dar luogo in fase operativa a cedimenti differenziati notevoli e non compatibili con le caratteristiche del manufatto. Pertanto è consigliabile adottare […] fondazioni profonde tipo pali che dovranno saldamente attestarsi all'interno del calcare»; - sul finire del 2002 scoppia il caso delle “Palazzine Fontana”: un impressionante e repentino degrado strutturale porta alle ordinanze di sgombero per alcuni dei fabbricati e la disposizione per l'attuazione di presidi precauzionali con la nomina di tecnici per il monitoraggio di tutte le palazzine: 50 famiglie praticamente perdono il diritto ad una casa che, per la maggior parte di loro, costituisce il coronamento di una vita di sacrifici; - il perito nominato dal Tribunale per la causa civile tra il condominio sito al prolungamento di Via Aldo Fontana n. 23 e l'Italco, Calò Giuseppe, De Gennaro Leonardo e Sidercad, afferma che la causa principale dello stato di degrado strutturale si deve alla contaminazione del calcestruzzo per elevato tenore di “ioni cloruro” nella fase di miscelazione: in pratica è come se il calcestruzzo fosse stato mescolato con acqua di mare. Trattandosi di una zona non lontana dal mare, è verosimile che l'acqua emunta da pozzi scavati in loco, avesse un elevato contenuto di cloruri incompatibile con le caratteristiche di un conglomerato per strutture in cemento armato; - la spesa che comporterebbe il risanamento delle palazzine sarebbe identica a quella necessaria al loro abbattimento e ricostruzione pertanto, a parità di costi, sarebbe più sicura la seconda ipotesi. L'importo stimato si aggirerebbe intorno ai 6.000.000 di euro. Dove reperirli? - Il Senato della Repubblica, nella seduta del 4 dicembre 2003 approva il testo del Ddl n.2582 – Finanziamento d'interventi per opere pubbliche, convertito in Legge n. 376 il 29 dicembre 2003, in cui si assegna alla città di Molfetta un contributo di 4.500.000 Euro per le Palazzine A. Fontana. “Opere pubbliche”?! Scorrendo i beneficiari di questa legge Molfetta e le palazzine in questione sono proprio l'unica opera “non pubblica” finanziata. - Per ottenere il finanziamento, il Comune di Molfetta aveva inviato al presidente Berlusconi e al ministro della Protezione Civile un documento in cui si dichiarava che «i fabbricati infatti, […] pur essendo stati realizzati da sette anni (ultimati il 27.11.1995 e collaudati il 10.11.1996) sono interessati da “invecchiamento” precoce, tanto da costituire fenomeno di assoluta eccezionalità e straordinarietà mai osservato prima in nessuna parte del mondo»…pertanto si richiedeva che venisse deliberato lo stato di emergenza, sostenuto dalla tesi della “calamità naturale”! Ecco l'ultimo paradosso di questa storia: il Governo Italiano ha finanziato per ben due volte, per un totale di circa 11 miliardi e mezzo uno scempio urbanistico e le 50 famiglie interessate aspettano ancora delle risposte. Molte di queste si trovano nel dettagliatissimo dossier in cui la dovizia della documentazione presentata è impressionante e dove si rischia di perdersi nelle incongruenze, nelle bugie e nelle magagne amministrative perpetrate. Manca solo la parola fine, ma l'happy end non sembra essere contemplato. Francesca Lunanova francesca.lunanova@quindici-molfetta.it
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