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Bisogna ricordare il male per non dimenticare la Shoah
15 febbraio 2015

Bisogna ricordare il male. Così, nella lettera rivolta a tutta la città
di Molfetta, letta nella Sala Finocchiaro della Fabbrica San
Domenico, ammonisce la voce di Piero Terracina, testimone
della Shoah. In occasione della Giornata della Memoria, Terracina
non ha fatto mancare il suo saluto alla nostra città, che il 19 dicembre
2013 gli ha concesso la cittadinanza onoraria. “Bisogna ricordare
il male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche
quando si presenta in forme solo apparentemente innocue;” prosegue
Terracina citando Foa, “quando si pensa che uno straniero, uno
zingaro, o uno che apparentemente è diverso da noi, è un nemico
si pongono le premesse di una catena al cui termine, lo ha scritto Primo Levi, c’è il lager, c’è il campo di
sterminio. [?] conoscere una civiltà diversa dalla nostra porta un reciproco benefico apporto di idee, di
principi e di esperienze. Rispetto. Ecco quello che serve. Rispetto per tutti quelli che consideriamo diversi
e tenendo sempre presente che l’umanità è unica nella sua diversità”.
L’umanità e il rispetto contro le efferatezze del razzismo verso i “diversi” (ricordiamolo) vissute in
prima persona. Sopravvissuto alle persecuzioni razziali e alla deportazione nel campo di sterminio Auschwitz-
Birkenau, Piero Terracina ha vinto la reticenza del silenzio iniziando a raccontarsi, per lasciare
una testimonianza alle più giovani generazioni. E così è stato lo scorso febbraio per 23 studenti e 7
docenti accompagnatori, cui l’Amministrazione comunale ha offerto la possibilità, visto l’intento di realizzare
il “Viaggio della memoria”, di visitare il Museo Ebraico, la Sinagoga e le Fosse Ardeatine di
Roma con l’accompagnamento proprio di Piero Terracina.
In occasione della Giornata della Memoria, l’Amministrazione ha promosso eventi aperti al pubblico
e riservati agli studenti, rispettivamente nelle giornate del 27 e 28 gennaio. L’Associazione Culturale
Malalingua ha presentato l’emozionante spettacolo teatrale “Anna e le altre”, mentre il Teatro
dei Cipis “M120XM90”.
“Anna e le altre” è stato pensato come un dialogo tra due donne, o meglio tra l’adolescente Anna
Frank e la meno nota, Etty Hillesum. Entrambe hanno condiviso lo stesso destino, sia in vita che dopo.
Entrambe sono morte nei campi di sterminio, Anna ad appena 14 anni nel 1945 ed Etty a 29 nel
1943; entrambe hanno tenuto un diario e, a loro insaputa, le loro parole e i loro pensieri hanno fatto il
giro del mondo. Non si sono mai conosciute, Anna ed Etty, ma sembra davvero che entrambe lottino
allo stesso modo, ognuna filtrando il presente attraverso la propria età, la propria cultura e storia. Quando
Anna ed Etty volgevano lo sguardo sul mondo in cui vivevano, vedevano solo odio, indifferenza, razzismo
e il deserto nell’anima umana. E allora, entrambe con coraggio straordinario, cercano l’amore per
la vita all’interno di sé. Quelle di Anna e di Etty sono personalità molto forti, a cui forse non sarebbe dispiaciuto
diventare ciò che sono diventate, ma continua ad essere inspiegabile come le loro vite siano
state cancellate via da un odio assurdo e accecante.

Autore: Marina Mongelli
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