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Betta Mongelli: l’eredità positiva del centrosinistra e il futuro ancora incerto del Pulo
15 febbraio 2020

Da qualche settimana è tornata alla ribalta mediatica la questione della dolina preistorica del Pulo di Molfetta. In molti si sono chiesti perché solo nel 2018 si è giunti a una convenzione tra ente proprietario, Città Metropolitana di Bari, e Comune di Molfetta. Quindici ha voluto ricostruire l’iter amministrativo e politico avviato all’indomani della chiusura del sito (nel novembre 2013), intervistando la prof.ssa Elisabetta Mongelli, assessore alla Cultura del Comune di Molfetta dal 2013 al 2016 con l’amministrazione di centrosinistra di Paola Natalicchio. Prof.ssa Mongelli, possiamo ripercorre le tappe che si possono considerare le premesse per la convenzione fra Consiglio Metropolitano di Bari e Comune di Molfetta, stipulata e sottoscritta nel 2018, per la valorizzazione del Pulo di Molfetta e delle sue pertinenze archeologiche? «Prima di ricostruire le tappe di questa vicenda vorrei ancora ringraziare Paola Natalicchio che, nel 2013, mi offrì la delega alla cultura e, con essa, la possibilità di tradurre finalmente in atti amministrativi le passioni coltivate nell’associazionismo culturale – in primis con l’Archeoclub, poi con Polje – e ogni azione possibile volta alla tutela e alla valorizzazione del nostro patrimonio preistorico, dalla dolina carsica all’area archeologica dell’ex fondo Azzollini al Museo Civico Archeologico del Pulo. Devo molto anche alla paziente competenza dei tecnici comunali Marilina D’Abramo, Orazio Lisena, Lazzaro Pappagallo, Rosa Losito e Rosaria Fontana che mi hanno accompagnata nell’attuazione delle procedure amministrative finalizzate alla valorizzazione di tale patrimonio e ultimi, ma non ultimi, gli assessori del tempo Giovanni Abbattista, Angela Amato e Giulio Germinario, che sono stati i miei compagni di viaggio in tutte le azioni volte ad ottenere dall’ente proprietario della dolina del Pulo la sua acquisizione alla gestione comunale. L’amministrazione Natalicchio, a pochi mesi dal suo insediamento, mise in atto tutte le procedure volte alla riapertura del Museo Civico Archeologico, supportata da una gestione che, attraverso visite guidate e laboratori didattici seguiti da personale competente, ne facesse un polo importante nella rete metropolitana. Contemporaneamente, si avviarono le trattative con la Provincia di Bari e il suo presidente Francesco Schittulli, a cui il Comune di Molfetta dichiarava subito la propria disponibilità a collaborare alla gestione del sito. Il Pulo agli inizi del 2014 era chiuso, essendo scaduta la convenzione tra la Provincia di Bari e l’Associazione Consortile Polje, che aveva virtuosamente gestito il sito per oltre 5 anni, garantendo aperture continuate, cura della biodiversità nonché attività culturali e didattiche che avevano portato flussi consistenti di visitatori. Il servizio di visite guidate era affidato a un parterre di giovani professionisti, guide turistiche opportunamente preparate e supportate da un comitato tecnico-scientifico che monitorava il rispetto dei delicati equilibri ambientali del sito e la qualità degli interventi. Nei primissimi mesi del 2014, in una situazione di degrado che andava ormai manifestandosi in maniera preoccupante, attivammo incontri e contatti epistolari col presidente della Provincia Schittulli che, prossimo alla scadenza del mandato, non mostrò interesse alla stipula di una convenzione che affidasse al Comune di Molfetta le azioni volte alla valorizzazione del sito». L’insediamento della Città Metropolitana segnò una svolta? Se sì, quali furono gli ostacoli che rallentarono la sottoscrizione della convenzione? «Nel 2015, con l’insediamento della Città Metropolitana fu dichiarata al sindaco Decaro, la disponibilità del Comune di Molfetta a farsi carico della gestione del sito ma, insieme a un attento ascolto, registrammo anche le difficoltà oggettive legate alla carenza dei fondi nel bilancio della Città Metropolitana e le sfasature derivanti dalla riorganizzazione degli uffici provinciali. Tuttavia, tra la primavera e l’estate del 2015, cominciarono ad intessersi relazioni sempre più positive con l’assessore al ramo Francesca Pietroforte e con i tecnici della Città Metropolitana, con i quali si effettuarono sopralluoghi nell’area che era, ormai, di fatto inaccessibile, col fondo della dolina e l’area archeologica della nitriera invase dalla vegetazione. La Città Metropolitana non aveva ancora approvato il suo bilancio e in quel momento poté rendersi disponibile solo a piccole opere di messa in sicurezza dei sentieri di ingresso, pur continuando a manifestare l’intenzione di giungere alla sottoscrizione di un accordo con la città di Molfetta». Contemporaneamente l’Amministrazione comunale si impegnava per la valorizzazione del Museo Civico Archeologico del Pulo? «Premessa indispensabile: l’idea di creare nell’ex Casina Cappelluti il Museo Civico Archeologico del Pulo affonda le sue radici agli inizi degli anni Novanta, quando venne dato incarico all’ing. Giuseppe Picca di redigere il progetto di recupero funzionale dell’ex Lazzaretto. Alla fine degli anni Novanta, su impulso dell’Amministrazione Comunale di Guglielmo Minervini fu istituito un tavolo tecnico (Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia, tecnici comunali, sede locale dell’Archeoclub d’Italia) che elaborò le idee guida per l’istituendo Museo del Pulo (idee per un museo-laboratorio che furono seguite e messe in atto, come si osserva oggi negli itinerari di visita proposti). I lavori vennero completati sotto l’amministrazione di Antonio Azzollini e il Museo si aprì parzialmente alle visite del pubblico. L’Amministrazione Natalicchio raccolse l’eredità e la valorizzò, potenziandola. Con il finanziamento di 800.000 euro ottenuto nell’ambito dell’Asse IV-PO Fesre 2007/13 linea 4.2, Azione 4.2.1, Attività 4.2.1D furono creati nel 2015 nuovi spazi museali allestiti nella Casina Cappelluti, fu sistemata con finalità didattiche l’area archeologica dell’ex fondo Azzollini, su cui fu eseguita contestualmente una nuova campagna di scavi che ebbe importanti esiti sul piano della ricerca scientifica. A seguito di un avviso pubblico rivolto alle associazioni e alle realtà operanti nel territorio, conclusosi nel gennaio del 2014, il servizio di visite guidate del Museo Civico del Pulo fu affidato a un pool di associazioni che avevano come capofila il consorzio Polje. Il Museo, dai primi di febbraio del 2014, risultò attivo ininterrottamente per tutto l’anno solare e, nei due anni successivi, diventò un luogo non solo di conoscenza della cultura preistorica ma anche di produzioni culturali originali. Era aperto a visitatori che giungevano da ogni parte della provincia (e non solo), ai bambini e agli studenti, diventò un contenitore in cui si svolgevano non solo visite e laboratori didattici ma anche concerti, presentazioni di libri, spettacoli teatrali. Entrò, inoltre, nella rete regionale di Archeotour, ospitando diversi laboratori di archeologia sperimentale promossi da Vivarch; senza dimenticare la partecipazione a iniziative come la “Notte dei Musei”, con attività culturali e laboratori scientifici, e il costante impegno nell’aggiornamento degli operatori attraverso incontri con professionisti e ricercatori». Al di là delle buone intenzioni e delle manifestazioni di disponibilità della Città Metropolitana, quali gli atti concreti successivi? «Il 2016 segnò la svolta. Sin da gennaio si avviarono tavoli tecnici e politici tra Città Metropolitana e Comune di Molfetta che assicurava fondi specifici in bilancio per la gestione ordinaria e la manutenzione del sito preistorico. Nel marzo 2016 (prot. N. 16208 “Affidamento gestione del Pulo di Molfetta – Proposta del Comune”) il Comune, ribadendo la disponibilità alla gestione del sito, presentò una “proposta per la gestione e la valorizzazione del Pulo” e contestualmente precisò che gli interventi propedeutici di manutenzione straordinaria necessari per la riapertura del sito, dovevano essere a carico dell’ente proprietario. Il Comune di Molfetta presentò, inoltre, una bozza di accordo per la concessione in comodato d’uso della gestione del Pulo di Molfetta. L’11 maggio, durante la presentazione al pubblico dei nuovi spazi museali della Casina Cappelluti e della sistemazione didattica dell’area archeologica dell’ex fondo Azzollini, l’assessore Francesca Pietroforte annunciò l’inserimento nel bilancio della Città Metropolitana dei fondi destinati ai lavori di risistemazione del Pulo. Il terreno, dunque, era pronto per la sottoscrizione dell’accordo tra Comune di Molfetta e Città Metropolitana. Questo è quanto la giunta Natalicchio ha lasciato come eredità (le buone eredità si raccolgono e si potenziano, non si rimuovono con un colpo di spugna, annunciando nuovi e inediti scenari messianici) all’Amministrazione del sindaco Tommaso Minervini che ne ha raccolto i frutti, annunciando a gran voce che finalmente erano state poste le basi per il lancio del grande circuito della preistoria di Molfetta. Sono passati due anni da quell’annuncio ma, a parte i lavori che finalmente stiamo vedendo nella dolina, non è ancora chiaro quale sia il futuro della gestione del sito, non sono stati attivati tavoli di confronto con le realtà culturali operanti nel territorio, non sono stati convocati tavoli tecnici e assemblee pubbliche per raccogliere le istanze di tutti i cittadini che hanno a cuore questo luogo che è la cifra del nostro patrimonio culturale. Analogamente, non sono chiare le prospettive di inserimento attivo del Museo Civico Archeologico del Pulo nell’annunciato grande circuito della preistoria: il luogo da 4 anni non dà più segni di vivaci produzioni culturali, se non in sporadiche situazioni; è chiuso nei giorni festivi e nei periodi destinati alle ferie del personale, restando tagliato fuori dagli ordinari flussi turistici regionali. La bella sala destinata a conferenze e ad attività multimediali, allestita nel 2015, viene utilizzata per conferenze stampa e celebrazioni di matrimoni civili: troppo poco, troppo distante dalla sua funzione primaria». Molfetta si candida a città italiana della cultura 2021: cosa ne pensa e come vede inserito un luogo del cuore della nostra città come la dolina? «Il Pulo potrebbe essere, insieme al Museo, il cuore pulsante di questa candidatura a città italiana della cultura che, pur risultando interessante, mi sembra, però, inserita in un progetto culturale complessivo non ancora maturo, non ancora ben delineato. La nostra città presenta siti importanti chiusi da tempo: Torrione Passari, Fabbrica San Domenico con annesso Museo del Mare, Ospedale dei Pellegrini. Teatri e auditorium sono solo annunciati in progetti futuribili, la piscina comunale è in completo degrado nonostante gli annunci di un grande progetto di riqualificazione, gli spazi pubblici sono abbandonati al degrado e all’incuria. Sono stati cancellati progetti culturali volti alla crescita democratica dei giovani e della città intera, dal Festival del Teatro Civile ai Viaggi della Memoria, agli incontri con personaggi (a partire da Piero Terracina – grande dimenticato da questa Amministrazione – il nostro concittadino onorario che, fino a poche settimane dalla morte, chiedeva perché Molfetta si fosse dimenticata di lui e che Molfetta non ha accompagnato con un suo segno tangibile durante i funerali al cimitero ebraico di Roma) che hanno contribuito e contribuiscono alla crescita democratica della nostra nazione e si impongono alla città incontri con personaggi politici che sono la rappresentazione plastica del respingimento delle culture “altre”. Non si intuisce ancora, a mio parere, un piano culturale complessivo che non può dirsi tale se si limita a manifestazioni musicali e a eventi programmati solo per le “feste canoniche” dell’anno. Si spera che proprio in vista di questa importante sfida l’Amministrazione voglia promuovere incontri, che permettano di incrociare le diverse anime della cultura cittadina e valorizzarne senza preclusioni e le specificità e le storie di impegno per la città. Non posso, quindi, che augurare a Molfetta e a chi la amministra, un esito positivo per la proposta di candidatura a Città italiana della cultura 2021, nella speranza che questo progetto possa essere non solo annunciato ma possa diventare un reale luogo di incontro di tutti coloro che hanno a cuore, pur da diverse posizioni, il bene della propria città». © Riproduzione riservata

Autore: Isabella de Pinto
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