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Bari, stato di mobilitazione degli agricoltori pugliesi
04 novembre 2010

BARI - Cia, Confagricoltura e a Copagri dichiarano lo stato di mobilitazione degli agricoltori pugliesi. In Puglia, dunque, continuano a permanere molte criticità che limitano il futuro dell’agricoltura e riducono i redditi degli agricoltori.
“Siamo pronti a scendere nuovamente in piazza perché vengano mantenute le promesse del governo sulla proroga della fiscalizzazione dei contributi Inps scaduta il 31 luglio scorso - dichiara il presidente della Cia Puglia Antonio Barile -. Riprendiamo la mobilitazione degli agricoltori in tutta la Puglia anche perché è ora di rendere definitiva e stabile la fiscalizzazione, in quanto consideriamo questa misura indispensabile per la competitività della nostra agricoltura e per l’occupazione. Negli ultimi tre mesi c’è stato il calo di circa il 50% delle giornate di manodopera agricola impiegate.
Torniamo a mobilitarci in maniera unitaria per sostenere con più forza le richieste l’agricoltura del Mezzogiorno. Chiediamo al governo la stessa attenzione mostrata per il nord che ha trovato i soldi per premiare gli “splafonatori” del latte. L’eliminazione dell’accise e dell’iva sul gasolio agricolo per tutte le colture è necessaria per dare una boccata d’ossigeno alle aziende agricole. La situazione è drammatica – prosegue il presidente regionale della Cia -. Per questo motivo la nostra mobilitazione sarà forte e decisa.
Il comparto agricolo, è sottoposto a costi contributiva ben più alti della media europea e nettamente superiore a quelli degli altri paesi primi competitori del settore agricolo Italia 43% - Grecia 10,00% - Gran Bretagna 12,80% - Spagna 15,50% - Germania 17,70% - Polonia 19,89%. Con la mancata proroga della fiscalizzazione i contributi agricoli siamo quasi al raddoppio per gli agricoltori italiani.”
“La mancata approvazione della proroga della fiscalizzazione al 31 dicembre 2010 mortifica ancor più l’agricoltura pugliese, alle prese con una crisi senza precedenti – evidenzia il presidente di Confagricoltura Puglia Paolo Leccisi –. Una crisi che sta determinando quotidianamente la chiusura di numerose aziende agricole e che dal 1° agosto sta determinando il licenziamento di migliaia di braccianti agricoli. Proprio a causa della mancata proroga della fiscalizzazione tantissime aziende agricole pugliesi non potendo sostenere i costi contributivi si vedono costrette a licenziare il personale e a lasciare sul campo i prodotti coltivati in questi mesi. Mai come ora il mondo agricolo ha bisogno di far sentire la propria voce in maniera unitaria, così come stiamo facendo insieme agli amici della Cia e del Copagri. È incomprensibile la mancata copertura in finanziaria del pacchetto delle richieste agricole, rimaste totalmente a secco.
La voce del mondo agricolo deve sentirsi forte in tutta la Regione, dove i parlamentari, gli euro-parlamentari, i consiglieri regionali e i rappresentanti istituzionali ad ogni livello devono prendere coscienza sia di cosa rappresenta l’agricoltura per la nostra regione in termini occupazionali (15milioni di giornate lavorative l’anno in media) e di PLV, ma anche della vera emergenza che sta interessando il comparto agricolo, portando sul lastrico migliaia di agricoltori: basti pensare che il reddito agricolo nazionale è calato del 36% nel 2009 rispetto al 2000 (del 21% tra il 2008 e il 2009 a conferma che la crisi mondiale ha colpito anche il settore) e i costi di produzione sono aumentati del 26,6%.”
“La risposta negativa da parte del Governo di concedere la proroga alla fiscalizzazione è discriminante nei confronti dell’agricoltura – dichiara Tommaso Battista, presidente Copagri Puglia -. Negli ultimi cinque anni i redditi degli agricoltori hanno subito un vero e proprio colpo di scure: meno 35 per cento. Nello stesso periodo i costi per i mezzi di produzione, dei contributi e quelli burocratici si sono triplicati, mentre i prezzi sui campi sono crollati di circa il 20 per cento. Un quadro allarmante che ha costretto lo scorso anno migliaia di imprese agricole a chiudere i battenti. I costi dei fattori produttivi alle stelle – che incidono nella gestione aziendale agricola, in media, tra il 60 e l’85% - e i prezzi sui campi in caduta libera hanno generato una  situazione esplosiva che rischia di trascinare nel baratro molti imprenditori che non riescono più a stare sul mercato,e di conseguenza mette a repentaglio migliaia di posti di lavoro.
Ci ritroviamo a distanza di mesi a scendere in piazza, a manifestare e a gridare la nostra rabbia verso un governo nazionale noncurante della grave crisi che ha ormai messo in ginocchio l’intera agricoltura pugliese. Con la mobilitazione che parte oggi insieme a Cia e Confagricoltura – conclude Battista - chiediamo risposte certe, concrete e imminenti, proponendo l'immediata individuazione ed applicazione di un pacchetto di misure nazionali e regionali in grado di sostenere le imprese in questo particolare momento”.

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1° Parte.- Vedere e considerare il problema solo dal lato economico, forse vuol dire voler nascondere il vero problema dell'agricoltura la cui crisi sta' colpendo tutto il pianeta, mettendo a rischio una delle risorse più vitali dell'esistenza umana. Attraverso l'agricoltura, intesa come coltivazione della terra e zootecnica, abbiamo radicalmente cambiato la faccia del pianeta. Da almeno 10 mila anni l'opera dell'uomo influisce sensibilmente sul paesaggio intorno a noi, benché spesso non ce ne rendiamo conto. Quando gli esseri umani manipolano l'ambiente, seminando le terre offerte dalla natura, possono ottenere raccolti notevoli. Ma l'intervento umano sull'ambiente non è sempre stato positivo. A modificare il paesaggio non è stata solo l'agricoltura, ma anche la tecnologia. Quando, circa un secolo fa, fu aperto il anale di Suez, il commercio del tè e anche il nascente commercio del riso subirono un forte incremento. In India, nell'isola di Sri Lanka, in Birmania e in Thailandia, vennero disboscati ampi tratti di foresta per soddisfare la domanda di questi due prodotti molto richiesti in Europa. Poco più di mille anni fa, la Gran Bretagna era coperta di foreste da un capo all'altro del suo territorio, ora scomparse. I primi grandi sviluppi, in agricoltura, si ebbero circa 10 mila anni fa in alcuni bacini fluviali, soprattutto quello del Nilo, del Tigri-Eufrate, del Gange-Brahmaputra, e dello Yantse: così la gente cominciò a sfruttare le fertili piane alluvionali e si gettò in un'impresa che, nel quadro del progresso umano, fu importante quanto dominare il fuoco e imparare l'arte della scrittura. Poi l'intervento umano incontrollato e senza più regole. (continua)
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