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Bari, Rapporto Amnesty 2005: anche l'Italia viola i diritti umani
18 giugno 2005

BARI – 18.6.2005 Anche l'Italia sotto la lente d'ingrandimento di Amnesty International. E' la principale novità del Rapporto annuale 2005 di Amnesty International presentato presso la libreria Laterza, in Via Sparano a Bari. Secondo il diritto internazionale, infatti, esiste il principio del “non refoulement”, un principio che stabilisce l'impossibilità di rimandare indietro una persona fuggita dal proprio paese per persecuzioni politiche, religiose o raziali. Un principio sistematicamente violato dalla legge Bossi-Fini, che stabilisce il rimpatrio immediato di qualsiasi immigrato privo di contratto di lavoro nel nostro paese. Una realtà messa spesso in ombra dagli stessi media. “Tengo a sottolineare che il nostro paese sta gestendo il trattamento dei richiedenti asilo in maniera contraria al diritto internazionale – è il commento di Domi Bufi (nella foto a destra, accanto a Ruggero Caputo), responsabile della Circoscrizione Puglia di Amnesty International – inoltre il governo ha più volte respinto la nostra richiesta di visitare i centri di accoglienza permanente; il che ci insospettisce e preoccupa molto”. Domi Bufi, durante la sua introduzione alla conferenza stampa, ha evidenziato anche un altro fatto inquietante per il nostro paese: la mancanza di una normativa del codice penale sulla tortura adeguata agli standard internazionali. “La normativa vigente è un vero e proprio mostro giuridico – ha commentato Domi Bufi – perché si stabilisce che si può parlare di tortura solo in presenza di azioni continuate, una definizione aberrante”. Correlatore della conferenza è stato il referente Campagne della Circoscrizione Puglia di Amnesty, Ruggero Caputo, che ha introdotto i contenuti del rapporto sottolineando anche che gli stessi USA, con il pretesto della lotta al terrorismo, si sono resi protagonisti di violazione dei diritti umani e di torture. Gli esempi più tristemente famosi sono quelli della base cubana di Guantanamo e del carcere di Abu Grahib, i cui detenuti non hanno mai ricevuto un processo secondo gli standard internazionali. Secondo quanto è possibile leggere nel rapporto di Amnesty International, permane la pena di morte in Cina (con migliaia di esecuzioni ogni anno), Iran, Stati Uniti e Vietnam. Questi paesi detengono da soli il 97% delle esecuzioni capitali note alla comunità internazionale. Chi volesse approfondire i dati sui diritti umani presenti nel Rapporto 2005 di Amnesty International, può acquistarne una copia presso la libreria Laterza o richiederla presso le sedi di Amnisty International. Vito Piccininni
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