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Bari, Fiera della autoproduzioni: dal produttore al consumatore
07 aprile 2011
BARI
- È possibile un’altra economia? Domenica 10 aprile si svolgerà a bari (via Fanelli) la «
Fiera delle Autoproduzioni. Un’altra economia è possibile?
», cui parteciperanno i produttori in modo gratuito e volontario. Imperdibile appuntamento per tutti chi ha in mente un futuro diverso da quello imposto dalle logiche economiche attuali.
La «
Fiera dell’agricoltura naturale autocertificata
» e l’evento «
Artigianato etnico e locale
» hanno l’obiettivo di ridurre al minimo le distanze tra produttori e consumatori rifiutando intermediazioni e certificazioni, perché nelle relazioni economiche sono fondamentali il rapporto diretto, la fiducia e il concetto di prezzo-sorgente (totale trasparenza nella filiera, come garanzie di equità e qualità.
Alle ore 17
Vito Castoro
terrà l’incontro-dibattito «
Agricoltura e Bioedilizia nel materano
», cui seguiranno alle 16 alcune riflessioni sulle problematiche dell vino dalla vigna alla cantina («In vino veritas / in veritas vino»). Alle 19 sarà presentato il gruppo «
Foods not Bombs
», i cu rappresentati parleranno della guerra al capitalismo attraverso la guerra alimentare. Finali la cena sociale e il concerto live «Leitmotiv» (ore 22).
© Riproduzione riservata
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""
Bongo Bongo
10 Aprile 2011 alle ore 08:25:00
Professò, non è possibile! La politica nostrana è diventata un "bunga -bunga", una caricatura, un "magna-magna" a sbafo e a tradimento. Si parla tanto di un cambiamento politico generazionale ma, da quel po' che si vede, i giovani mangiano più degli anziani, hanno più fame....e che fame. Un cambiamento culturale? Quasi impossibile in una società siffatta! "Lucri bonus est odor ex re qualibet.....forever"?
Rispondi
Quovadis?
09 Aprile 2011 alle ore 22:55:00
Professore, quale altra politica con questi politici? Ho l'impressione che la nave si sia incagliata e ingavonata, e prima o poi affonderà. Pessimismo? Staremo a vedere! Quello che vediamo al momento e squallore allo stato puro, squallore dappertutto, tutto allo sfascio, un caos generale, tutto mascherato con rappresentazioni di una realtà inesistente. Pessimismo? Vedremo!!
Rispondi
Professor Occultis
09 Aprile 2011 alle ore 15:28:00
Un'altra economia! - “Lucri bonus est odor ex re qualibet” – scrive Giovenale in una delle sue satire della vita a Roma attorno al 100 d.C.. Questa amara visione del profitto non è stata interamente smentita per nessun paese e per nessuna epoca, ma nel mondo moderno, sorto con tanto successo dal dinamismo del capitalismo, il ruolo del profitto è visto in una prospettiva notevolmente diversa. La ricerca del profitto è oggi considerata, con molta fondatezza, come la motrice che crea le opportunità economiche e conduce al loro sfruttamento. Per dirla con Keynes, che certo non fu un ammiratore acritico del capitalismo, “il motore che muove l'impresa non è la parsimonia, ma il profitto. Adam Smith a partire da “La ricchezza delle nazioni”, sottolineava la preoccupazione che i segnali di mercato possono essere fuorvianti. La preoccupazione dell'impatto ambientale da tante decisioni del mondo degli affari, perché è evidente che in materia di impatto ambientale i segnali di mercato sono carenti. Al giorno d'oggi i “prodighi” e i “progettisti di iniziative chimeriche” possono fare scempio dell'aria che respiriamo, dell'acqua che beviamo e della schermatura dalle radiazioni dannose che supponiamo garantita. E' stata avanzata, non da ultimo anche in Italia, l'argomentazione stringente che i dirigenti d'impresa sono impegnati a perseguire l'esclusivo interesse degli azionisti e, in quanto di ciò responsabili, sono vincolati all'obbligo di massimizzare i profitti. Deviare tale finalità potrebbe apparire moralmente giusto, ma secondo questo punto di vista equivarrebbe a disertare le responsabilità morale del mandata ad amministrare e della tutela degli interessi affidati. Per quanto attiene alla responsabilità dei dirigenti, si instaura così una separazione tra gli azionisti e i proprietari da un lato e il resto del mondo dall'altro. Certo un'altra politica, ancora prima di un'altra economia. E' possibile?
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