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Bari, conferenza stampa del convegno Mondo lavoro: la parola alle donne
08 dicembre 2010

BARI - Giovedì 9 dicembre alle ore 11, presso la Mediateca dell’Assessorato Politiche per la Promozione del territorio, dei saperi e dei talenti della Regione Puglia, via Zanardelli, 36si terrà la conferenza stampa di presentazione del convegno  Mondo lavoro, la parola alle donne che si svolgerà a Bari (Cittadella della Cultura, via Oreste, 45) il 10-11 dicembre 2011.
Il convegno organizzato dal Centro di Documentazione e Cultura delle donne (CDCDonne), in collaborazione con l’Associazione femminista Undesiderioincomune di Bari e finanziato dalla Regione Puglia, assessorato Politiche per la Promozione del Territorio, dei Saperi e dei Talenti nasce da un percorso di ricerca e riflessione che ha coinvolto donne di diversa generazione, esperienza e professione.
L’intento è quello di individuare e valorizzare le differenti risorse e la ricchezza di risposte che le donne hanno saputo opporre e creare nei loro contesti, pur all’interno di un sistema lavorativo e di un mercato attraversato da contraddizioni profonde e strutturali.
Il tentativo è quello di dare valore a ciò che spesso sfugge all’analisi statistica,  quel fattore qualitativo, che non scaturisce solo dal caso o dall’eccezionalità delle situazioni, ma dai diversi modi dell’agire e del pensare femminile nel saper “tenere insieme i pezzi” per unacompetenza antica eppure sempre nuova e molteplice.
1° Sessione - Venerdì 10 dalle h. 15.30 : dopo la presentazione del convegno di Antonella Masi, presidente del CDCDonne, saranno proposti 4 workshop organizzati per aree tematiche legate a 4 sentimenti, 2 negativi e 2 positivi attraverso la narrazione delle esperienze, sentimenti negativi, rabbia, frustrazione, sentimenti positivi, desiderio, determinazione, la cui conduzione sarà affidata a Amelia Manuti, Tiziana Mangarella, Rosy Paparella e Rossella Traversa interverranno in qualità di testimoni privilegiate: Elia Agresta, Elisabetta Cibelli, Serenella Di Gioia, Angela Giannelli, Laura Paleari, Gabriella Viesti .
Durante i lavori di gruppo saranno effettuate riprese e interviste condotte da Giulia Dalena
2° Sessione Sabato 11 dalle h.9.30 saranno poste  le analisi  e le strategie politiche che le donne hanno sviluppato nei diversi contesti di appartenenza. Dopo la relazione introduttiva di Giusi Giannelli del CDCDonne,  il contributo di Marisa Forcina dell’Università di Lecce, il dibattito con Silvia Godelli, assessora alla Cultura della Regione Puglia, si metteranno a confronto  le esperienze e l’approccio teorico di Lia Cigarini, Libreria delle donne di Milano, Cristina Morini, giornalista e saggista e Filomena Trizio, segretaria generale Nldil CGIL, coordina la discussione Betta Pesole, le conclusioni saranno affidate a Teresa Masciopinto, dell’associazione Undesiderioincomune.

 

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Ascoltiamo le donne e impariamo. – LUCIA : A casa avevo l'impressione che mio padre e mio fratello fossero più importanti di mia madre e di me. Mia madre e io facevamo le spese, parlavamo tra noi, avevamo delle amiche. Tutto questo era considerato stupido. Mio padre era più importante – soltanto il suo era un lavoro. GIOVANNA : In famiglia ho ricevuto un'educazione piuttosto ambigua. Da un lato mi dicevano che ero importante e valevo tanto quanto gli uomini, dall'altra che non era vero. Mettevano da parte il denaro perché mio fratello andasse all'università, ma non per me. – CATERINA: Volevo diventare medico ma, direttamente e indirettamente, mi fecero capire che invece avrei dovuto ambire a sposare un medico e ad allevare ed educare una famiglia. Abbandonai il mio sogno. FRANCESCA: Per quanto mi riguarda, ero convinta di possedere qualità intellettuali, né ebbi mai alcun problema nel difendere le mie opinioni di fronte agli uomini, perché li battevo in tutti gli esami. Di conseguenza nessuno di loro mi è stato vicino nei miei primi diciassette anni di vita. - Dovevamo accontentarci della nostra posizione inferiore se volevamo essere considerate donne. Se rifiutavamo, eravamo trattate male, eravamo quasi indotte a giudicarci negativamente. Il senso di inferiorità cui eravamo state educate influenzava il nostro modo di pensare al nostro corpo, alla nostra individualità fisica. – VINCENZA: Mi piace allevare i bambini e curare la casa, ma ho avuto l'impressione che non fosse importante. Ho moltissime qualità. Guardo come abbiamo diviso lo spazio in casa. Mio marito ha un piccolo spazio che è considerato suo personale, ma io non ne ho nessuno. E come se esistessi dappertutto e in nessun posto. – Abbiamo vissuto come se ci fosse qualcosa di intrinsecamente inferiore in noi.
Abbiamo vissute come se ci fosse qualcosa di intrinsecamente inferiore in noi. Ci esaltava scoprire che quello che credevamo un senso d'inferiorità personale, di fatto era un'opinione comune a tutte. Si trattava di un problema culturale più vasto, e cioè questo: nella nostra società il potere è diviso in modo disuguale; gli uomini, per il fatto che detengono il potere, sono considerati superiori e noi, che abbiamo meno potere, siamo considerate inferiori. Dobbiamo cambiare i rapporti di potere tra i due sessi, così che ciascun sesso abbia uguale potere e le qualità di ciascuno siano giudicate in base ai meriti e non più in termini di potere. Sebbene il problema non sia di facile soluzione, la situazione è tuttavia modificabile non essendo fondata su elementi biologici. Sappiamo che ogni giorno soffriremo nel riconoscere la divergenza tra le nostre idee e la realtà quotidiana, nel constatare la nostra resistenza a cambiare e l'opposizione maschile, nel riscoprire che le strutture sociali esterne non ci sostengono. Tuttavia ci muoviamo in una direzione precisa. Ma adesso abbiamo cominciato a considerare in una nuova luce i rapporti con noi stesse, con gli uomini, con le altre donne e le istituzioni sociali di questo paese. E' esaltante scoprire la forza, la bellezza e la potenza delle donne. Abbiamo cominciato a sentirci più fiere e più orgogliose di noi stesse. Abbiamo cominciato a capire che la nostra debolezza in realtà era la nostra forza. Abbiamo cercato (ancora lo facciamo) di diventare autonome. Abbiamo capito il valore – oltre che i limiti, che accettiamo semplicemente in quanto umani – insito nel saper essere estroverse, educatrici, passive, dipendenti. Ovviamente quando scegliamo di esserlo.


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