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ALLUVIONI, Molfetta tra i 101 Comuni a rischio idrogeologico Interi quartieri costruiti sulle lame e ora potrebbero saltare alcuni comparti della zona Asi
15 dicembre 2000

di Lella Salvemini Il centro sinistra, almeno fino al momento in cui andiamo in stampa, non ha ancora individuato un candidato sindaco e nemmeno stabilito il nucleo forte della coalizione che dovrà presentarsi alle prossime elezioni amministrative. Troppo semplice risolvere la questione liquidandola con la difficoltà di trovare un nome rappresentativo o con quella dell’ingresso o meno dell’Udeur nella coalizione. Ciò su cui si decide in questi giorni è più che altro una concezione di politica. Una concezione che passa attraverso la cruna dell’ago della valutazione dell’epoca Guglielmo Minervini, non sul piano amministrativo, ma proprio sul piano dell’idea di politica. Questi sei anni, dal ’94 ad ora, sono stati una svolta o una parentesi? La questione è questa. Se sono stati una svolta è naturale che a rappresentare il centro sinistra debba essere un uomo o una donna che di quell’esperienza sia in un modo o nell’altro il continuatore che, ad esempio, l’abbia vissuta da consigliere o da assessore. La continuità potrebbe essere segnata anche nei metodi. Una persona nuova, credibile, che dia garanzie di capacità amministrativa, ma che soprattutto identifichi in sé un progetto ben preciso, un’idea di città, un programma, lo si chiami come si vuole, e non semplicemente una somma di partiti, messi assieme per l’occasione, magari in semplice osservanza delle formule di alleanza stabilite a livello nazionale. Forse qualche lettore si chiede se esista una terza via, rispetto a queste che appaiono persino banali, ebbene c’è e se ne discute su di un tavolo, inteso come spazio attorno al quale si siedono rappresentanti di partito. In questa sede ci vuole innanzi tutto un bilancino, per cui se si ipotizza che il candidato sindaco sia del partito pinco pallino (pp), per carità bravissima persona, ha dato buona prova come amministratore, ma proprio non può essere, perché sempre alla sigla pinco pallino si rifà il candidato alle elezioni politiche. E’ mai possibile che i candidati capaci si trovino in un solo partito, che agli altri non tocchi nulla? E poi, sempre il capace esponente della forza pp, non sarà troppo in odore di passata amministrazione? Come si farà a dirne male? Passaggio necessario a far entrare nella coalizione quel partito i cui esponenti solo da poco si sono riconosciuti nel centro sinistra, e che hanno bisogno di prove tangibili, magari l’appoggio ad una candidatura alle politiche, per riconoscere che, se a livello nazionale sono schierati con la sinistra, non possono a livello comunale stare a destra. Da un mese o due che i rappresentanti del centro sinistra si dibattono in questa impasse. Sarebbe fuori dal tempo ignorare gli eventi che hanno cambiato lo scenario rispetto al ’94. Ai nostalgici basterebbe ricordare la fine della stagione di Tangentopoli, la caduta del governo Prodi e quindi dell’esperienza dell’Ulivo, la sconfitta del referendum sul maggioritario, quindi assurdo voler riproporre immutati i metodi del passato. Altrettanto ciechi appaiono coloro che dai cambiamenti di scenario traggono le ragioni per avviare la resa dei conti, quelli che chiedono abiure rispetto alle scelte fatte nel vicino passato, che pretendono un tratto di penna che cancelli tutto, come se questi sei anni non fossero mai esistiti. Non è tanto questione di stabilire cosa sia giusto o sbagliato, ma di fare i conti con la realtà. Scegliere il candidato che, magari per la sua professione, appare il più capace di raccogliere voti, abile a mettere assieme una serie di partiti, e più sono meglio è, vorrebbe dire riproporre specularmente la stessa assenza di logica e di identità politica che caratterizza lo schieramento di centro destra. Non si capisce in base a quel elementi l’elettore dovrebbe convincersi a votare, non solo i duri e puri della sinistra, ma anche gli indecisi. Quale appeal potrebbero trovare per negarsi al richiamo del cugino candidato o del favore promesso? In questi anni abbiamo sprecato molto inchiostro per scrivere che il centro sinistra, e non scomodiamo più le povere foglie di Ulivo, può vincere a Molfetta, conservatrice, legata al proprio particulare, solo se si presenta non come semplice somma di sigle, ma come progetto condiviso, come coalizione che si propone di realizzare una comune idea di città. Questo sommare e sottrarre, cosa ci converrà più Udeur e meno Rifondazione o più Rifondazione e meno Udeur, non porta alla moltiplicazione dei voti, delle energie che i cittadini sono disposti ad investire perché vinca un progetto politico piuttosto che un altro. Ritorniamo a parlare di questi sei anni, quell’idea di politica è ancora valida? E allora si dovrebbe andare avanti per quella strada, correndo anche il rischio di perdere, oppure è stato un gioco e la politica vera ricomincia ora, con la necessità della conta dei voti, degli accordi e dei compromessi, e allora bisogna chiedere scusa ai cittadini che ci hanno creduto. Forse il progetto era troppo ambizioso e per realizzarsi aveva bisogno, come già scritto su un numero passato di QUINDICI, che i partiti non fossero svuotati di significato, che ad essi fosse riconosciuto un ruolo che non hanno avuto o non hanno saputo crearsi. Così eccoli, dopo sei anni, a soffiare la polvere dai loro manuali Cencelli, senza accorgersi che non solo dietro, ma anche dentro non hanno più nulla, che sommano e sottraggono in nome di cittadini che sono impegnati in altre operazioni. C’era bisogno che alla società civile fosse consentito un reale processo di partecipazione, senza limitarsi a chiamarla a far da truppe cammellate ad ogni elezione oppure a riorganizzarla solo nell’imminenza della campagna elettorale. E’ troppo tardi? Per far chiarezza sul passato no, nemmeno per stabilire su che piano si vuol vincere. Per capire se basta avere un sindaco sotto il quale piazzare la sigla centro sinistra oppure sia necessario essere più ambiziosi e puntare a vincere politicamente, con un’idea di schieramento, di logiche che lo governano, di uomini, lontano, ma anni luce, da quel Frankestein che è la coalizione di Tommaso Minervini, ma che potrebbe essere benissimo anche il signor tizio e caio, candidato sindaco del centro sinistra.
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