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Tribunale diritti del malato riapre, ma senza la sede
15 novembre 2007

Pare ben lontana da ogni tipo di soluzione la vicenda relativa alla sezione locale del Tribunale dei diritti del malato, riattivata di recente ma ancora priva di una sede che la renda visibile ed operativa a tutti gli effetti nonostante, da tempo e da più parti, si chieda il ripristino dei locali da essa legalmente detenuti per anni (le erano stati assegnati con regolare delibera, munita di piantina, da una precedente amministrazione) alla direzione sanitaria dell'ospedale che se ne è riappropriata di fatto mesi fa, con modalità e termini a dir poco sconcertanti, suscitando disagio e dissenso in quella parte della popolazione che ne è venuta a conoscenza. Della vicenda, emblematica e ricca di spunti di rifl essione, che non può e non deve essere considerata bega o disputa privata, poiché vede coinvolti precisi soggetti istituzionali della realtà cittadina, torniamo ad occuparci perché essa aiuta a capire come le funzioni o disfunzioni di certi apparati burocratici amministrativi, nella cosa privata come in quella pubblica, nelle controversie grosse come in quelle piccole, negli scontri tra poteri più o meno forti, possono essere attivate o bloccate dalla semplice volontà di un dirigente, dalla mancanza di normative chiare e precise o addirittura dalla loro pedante osservazione, dalla confusione e dal carattere emergenziale di molti tipi di attività e prestazioni, dalla mancanza di una seria programmazione e comunicazione, dagli umori politici che animano certi ambiti ed ambienti lavorativi. In questo caso ci si interroga sulla netta contrapposizione di fi gure (direttore sanitario ospedaliero, rappresentanti locali e regionali del TDM) che, in teoria, dovrebbero essere, invece,complementari e operare in maniera sinergica per il raggiungimento di un unico grosso obiettivo: il rispetto del diritto alla salute che appartiene a tutti e da tutti i punti di vista va tutelato (medico, politico, sociale, economico). Nel suo piccolo, con impegno e passione, proprio per questo si è a lungo battuto il prof. Vitangelo Solimini, che, ritirate le dimissioni, presentate tempo fa, da presidente del Tribunale dei diritti del malato, il 12 ottobre scorso in una riunione non pubblica dei rappresentanti locali, è rientrato nell'associazione come coordinatore, ruolo che dovrebbe espletare anche all'interno dell'Audit civico, nuova campagna di ascolto, monitoraggio, controllo e verifi ca dei servizi e delle prestazioni ospedaliere, se ciò gli fosse, in qualche maniera, consentito. In realtà, nonostante i larghi consensi e le attestazioni di stima e solidarietà ricevute il 30 ottobre durante un'assemblea pubblica tenutasi presso la sala stampa di Palazzo Giovene, messa a disposizione dal presidente del consiglio comunale Nicola Camporeale, alla quale hanno partecipato e sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni locali ma anche gente comune, la sua “nomina” non è stata riconosciuta dalla dott. Annalisa Altomare, dirigente sanitario, che ha fatto circolare a lungo nei reparti ospedalieri una nota di “non assenso” con la quale diffi dava, di fatto, il Solimini ad esercitare qualsiasi tipo di attività relativa al TDM ed all'Audit civico, nonostante degli sviluppi della situazione ella fosse stata tempestivamente e correttamente informata dal dott. Tonino D'Angelo, segretario regionale di Cittadinanzattiva Puglia e dallo stesso prof. Vitangelo Solimini. A prova di tutto questo, ci viene mostrato parte del carteggio intercorso tra i vari soggetti, linguaggio muto e silenzioso improntato alla più bieca burocrazia a cui, il più delle volte, fanno ricorso proprio coloro che a parole la deprecano, con l'evidente volontà ed intenzione di eludere confronti diretti e costruttivi che velocizzerebbero e semplifi cherebbero l'esposizione, l'analisi e la soluzione dei problemi. Rimane di vitale importanza la questione della sede senza la quale, ribadiscono i rappresentanti del TDM, l'attività dell'associazione è, di fatto, interrotta: restano inaccettabili le offerte, per altro solo ipotetiche, di ubicazioni diverse da quella “storica” che, situata all'ingresso e, quindi, in un punto nodale dell'ospedale cittadino, consentiva agli utenti che ne avessero bisogno, un facile e diretto approccio con i volontari per ogni tipo di richiesta e segnalazione di cui il TDM si è sempre fatto portatore insieme con tutti gli operatori sanitari e non al loro posto. Viene da pensare che, nonostante la tanto sbandierata e agognata visione “sociale” della salute che molto sembra entusiasmare e appassionare politici ed oratori, e quella, sempre più declamata, della concertazione, auspicabile e proponibile nei contesti pubblici come in quelli privati, sia ancora lungo e tortuoso il percorso che rimane da fare ad amministratori e gestori della cosa pubblica, se, soprattutto in un settore così variegato e vulnerabile come quello sanitario, anziché regolare confl itti e controversie con la mediazione, l'attenzione e l'ascolto, si preferisce rimanere arroccati, per ragioni che forse conosciamo o forse no, su posizioni rigide e pericolose che, il più delle volte, provocano solo rovinose cadute.
Autore: Beatrice De Gennaro
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