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Teatro a Molfetta, domani “Madre Pace”, regia di Onofrio Antonio Ragno Il monologo di Dario Fo e Franca Rame alle ore 19 al Centro Culturale "Auditorium", a cura del collettivo teatrale "Freedom"
10 marzo 2007

MOLFETTA - Domani, domenica 11, alle ore 19 a Molfetta al Centro Culturale "Auditorium", il collettivo teatrale "Freedom" presenta: “Madre Pace”, diario autentico e immaginario di Cindy Sheehan, di Dario Fo e Franca Rame (foto). La regia è del prof. Onofrio Antonio Ragno. “Madre Pace” è la storia di Cindy che lei racconta in prima persona. Parla del figlio che vuole studiare e va nell'esercito per pagarsi la retta universitaria. Poi arriva il momento in cui apprende la notizia della morte da tre ufficiali e allora fa l'elenco delle cose da buttare via, la bicicletta che non serve più, la mazza e i guantoni da baseball che gli ricordano la presenza dell'amato figlio. Ne è come ossessionata. Cerca allora di parlare con altre madri con storie analoghe alla sua, oppure che hanno il figlio impazzito o paralizzato per colpa della guerra in Iraq. Le donne sono inebetite dal dolore, ma non reagiscono. Parla con alcuni gruppi, ma sul tema della pace sente come uno stordimento. Lei vuole che il governo americano la ascolti, allora intraprende quel viaggio quasi come una turista che va dall'imperatore, si ferma davanti ai due grandi corni all'ingresso del ranch di Bush a Crawford, in Texas, inizia a scrivere lettere al presidente, le consegna a ufficiali e motociclisti. Naturalmente Bush non risponde, ma la situazione si dilata, arriva gente, pullman, tende, si crea come un villaggio, finché il presidente scappa e loro lo seguono. Dario Fo e Franca Rame hanno avuto l'idea dello spettacolo dopo l'arresto di Cindy Sheehan davanti alla Casa Bianca, il 25 settembre. “Seguivamo da tempo la sua storia – dice la Rame – e leggevamo tutto su di lei. Ci aveva colpito molto la sua insistenza sulla 'nobile causa' menzionata da Bush per giustificare l'invasione dell'Iraq. 'Qual è la nobile causa per cui mio figlio è stato ucciso?', chiede questa madre al presidente. E nelle sue lettere c'è come un'epica, sono quasi endecasillabi. Non c'è mai una parola di troppo”.
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