Auguri Molfetta, per una stagione politica realmente alternativa al passato
MOLFETTA - Il 2026 è iniziato, e Molfetta si appresta a vivere dei momenti di sfida decisivi, che segneranno il futuro della città. La fine di Tommaso Minervini ha dato il via ad una serie di processi, finalizzati alla costruzione dei perimetri delle coalizioni che si giocheranno la partita per il governo della città in primavera.
Il dibattito politico dell’ultimo anno è stato segnato in maniera determinante, oltre che dagli eventi connessi alla caduta della maggioranza, dalla discussione attorno a “Battiti” e al modello di promozione turistica che Molfetta, secondo alcuni, dovrebbe inseguire. Sappiamo che Battiti è stato, negli ultimi due anni, un evento di grande portata, che ha catalizzato l’attenzione e portato Molfetta sui grandi schermi, contribuendo a far conoscere le bellezze della città.
Secondo alcuni, le prossime amministrazioni dovrebbero continuare su questa strada, adottando il “modello Battiti”, come chiave di volta per indirizzare Molfetta verso lo sviluppo turistico. Probabilmente non sono ancora state assunte del tutto le ambivalenze di questo modello, i cui risultati sono già ben visibili in molte città pugliesi. Basti pensare a Bari, che sta vivendo negli ultimi anni una stagione di straordinario incremento turistico, che sta però presentando il conto. Molti quartieri di Bari sono oggi stati rimodulati a misura di turista, perdendo la propria autenticità, a favore di un modello improntato al consumo vorace degli spazi. Le strade si riempiono di locali e negozietti di souvenir, mentre si svuotano di quelle identità che hanno segnato la specificità delle comunità preesistenti. Nel frattempo, interi quartieri vengono convertiti a b&b e case vacanze, con annessa espulsione delle persone autoctone, visti i costi insostenibili.
Non c’è qui la volontà di demonizzare il turismo, che può essere una grande risorse economica e sociale. Esso va però inserito all’interno di un programma politico complesso e articolato, che passi innanzitutto attraverso l’assunzione dei problemi sociali. I disordini della scorsa estate, a Bari, con gruppi in lotta per il controllo di un territorio colonizzato dallo spaccio e dalla criminalità, dimostrano che il turismo non è la soluzione di tutti i mali: in assenza di politiche, esso è un involucro che copre i problemi, nel frattempo continuano a crescere fino ad esplodere.
Molfetta continua ad essere poco attrattiva per i giovani, mentre sempre più persone si allontanano dalla politica, la quale non viene percepita evidentemente come un ambito in cui tutti siano implicati, e che possa incidere sulla realtà per cambiare rotta. Le percentuali relative all’astensione costituiscono la più solida prova di questo dato. Eppure, sembra che in queste settimane la costruzione delle alleanze e delle proposte politiche stia avvenendo ancora attraverso manovre portate avanti da un ceto politico autoreferenziale, incapace di interloquire con la città. Pare addirittura che una fetta di centro-sinistra abbia individuato in Pietro Mastropasqua il futuro possibile candidato sindaco. Pietro Mastropasqua, formatosi in Alleanza Nazionale e poi approdato nel Popolo delle Libertà e in Forza Italia, è stato uomo assai vicino ad Azzollini, nonché candidato di centro-destra alle ultime elezioni amministrative. Siamo alla post-politica pura, senza via di scampo.
Speriamo che un moto d’orgoglio possa smuovere la città in questi mesi, portando alla costruzione di un’alternativa reale al malgoverno degli ultimi anni. Auguri Molfetta, buon 2026!
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Autore: Giacomo Pisani