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Sono morti perché noi non siamo abbastanza vivi, continua il cordoglio a Molfetta Una riflessione di una nostra lettrice sulla tragedia del Truck Center
05 marzo 2008

MOLFETTA - Continua l'emozione e il cordoglio per la tragedia dei 5 operai morti alla Truck Center di Molfetta. Ecco una riflessione di una nostra lettrice Doriana Goracci: «Tutto già visto e sentito, la scena si sposta a Molfetta. Sono morti in cinque, in un'autocisterna che trasportava zolfo in polvere presso l'azienda Truck Center, un centro specializzato nel lavaggio di autocisterne nella zona industriale. Ho letto che c'è stata un'immediata reazione da parte del mondo politico che chiede l'approvazione del decreto attuativo del testo per la sicurezza sul lavoro e tanti messaggi di solidarietà: le troupe televisive saranno in fibrillazione, gli inviati locali faranno tardi stasera a casa. Chissà se ci sarà un porta a porta, una trasmissione televisiva che giustificherà l'abbonamento alla Raitv. Io sono stata a Molfetta per due anni, quasi ogni mese. Era iniziata in rete la conoscenza di quello spaccato italiano con una lista di discussione che si chiamava "Grande Nud", il Grande Nulla in molfettese. Ho amato questo paese, 60.000 abitanti sul mare, le casette bianche della città vecchia come quella che abitavo, la gentilezza e l'ospitalità di tutti, l'intelligenza vivace dei giovani e degli anziani, la loro filosofia. Molfetta è in provincia di Bari ma non sta in quella parte di Puglia che va di moda come il Salento, dove è stato rilanciato il turismo per via della musica del mare della cucina delle tradizioni: tutte cose che appartengono anche a Molfetta. Sì perchè si guadagnavano la vita prima con l'agricoltura e il mare, ma oggi non è più così. Non va bene neanche il settore marittimo o quello edile o industriale. E si continua ad emigrare al Nord e in Europa e negli Stati Uniti anche più lontano e in tanti tornano l'8 settembre per la Madonna dei Martiri, che viene portata a mare. Vicino Molfetta c'è la zona industriale, dove penso di aver capito sia successa la disgrazia e dove se non ricordo male c'è anche il Csoa "Le Macerie", dove si va a sentire e fare musica, anche quello con un nome che la dice lunga sulla rapina politica e culturale che è stata approntata dalle nuove scorribande moderne dei partiti. “Sono morti anche perché noi non siamo stati abbastanza vivi” mi viene in mente questa frase di Giancarlo Caselli, la disse un anno fa, parlando dei morti di mafia, da queste parti diventa sacra corona unita. Ripenso a quella compostezza e a quel rancore che serpeggia tra tanti a Molfetta per avere visto disperso un movimento di lotta e di cultura, eppure l'ostinazione di un gruppo nell'andare avanti, nello scontro e nell'incontro li ha portati alla fine, ragionando sul lavoro e la precarietà, ad aprire un'Associazione culturale che hanno chiamato Linea 5 a memoria delle vittime della Thyssenkrupp. Si sono organizzati, hanno discusso intensamente sopratutto nel merito del lavoro che manca, del lavoro nero e precario, che uccide. Venerdì apriranno la nuova sede con un dibattito e un incontro da un titolo tragicamente premonitore "Sicuri da morire". Avevo pensato di segnalarlo, poi mi sono già sentita i commenti di chi avrebbe detto "ma è troppo locale, troppo lontano"... Eh già io vivo tra Roma e Viterbo e non c'è più da pochi mesi quel treno Ok che costava solo 9 euro per fare Roma Bari con fermata a Molfetta, che bisognava prenderlo alle cinque della mattina. Era pieno di giovani e non giovani, pendolari e migranti dello studio del lavoro del cuore. Niente ok, niente partenze improvvisate, tagli di Trenitalia e tagli della vita privata. Mi immagino ora le strade di Molfetta a Corso Umberto, piene di gente di tutte l'età e con qualunque clima, perchè non costa niente camminare e sorridere ma penso che oggi sorrisi non se ne fanno, si passeranno di bocca in bocca, amaramente e dolorosamente, i nomi, i legami di quelli che non ci sono più, che finiranno nel Grande Nud... Provo dolore nel non esserci, credetemi vicinissima a voi tutti, si con la mia rabbia ed amarezza, vi abbraccio forte, voi che sapete essere sempre così grandi, forti e dignitosi».
Autore: Doriana Goracci
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