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Per non dimenticare… quello che non è stato mai ricordato, l’Anpi di Molfetta celebra il Giorno della Memoria
Salvatore Gadaleta, Chiara Nencioni, Fiorenza Minervini
26 gennaio 2026

MOLFETTA - Per non dimenticare, quest’anno in occasione del Giorno della Memoria la sezione Anpi (Associazione nazionale partigiani) di Molfetta intitolata a Giovanni e Tiberio Pansini, ha invitato la prof.ssa Chiara Nencioni a parlare di un olocausto dimenticato, quello dei Rom e Sinti, dal nome sconosciuto ai più: il Porrajmos.

Nell’Auditorium Don Tonino Bello presso la Chiesa di S. Achille a Molfetta nella serata di martedì 20 gennaio la prof.ssa Nencioni, docente di Lettere nelle scuole superiori, collaboratrice delle Università di Pisa e Firenze nonché della rete degli Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea, ha tenuto una conferenza dal titolo “Il Porrajmos: L’Olocausto dimenticato? In ricordo dello sterminio e della persecuzione del popolo Rom”.

Nella mattinata del giorno successivo inoltre la prof.ssa Nencioni ha potuto incontrare gli alunni di alcune classi quinte dell’Istituto Alberghiero di Molfetta, insieme al Dirigente Scolastico prof. Antonello Natalicchio e ai loro docenti, iniziativa in continuità con il dialogo che l’Anpi si propone di tessere con le scuole del territorio, anche, ma non solo, in occasione del Giorno della Memoria.

“Il Porrajmos, letteralmente “inghiottimento” o “grande divoramento” è il termine della lingua romaní con cui Rom e Sinti hanno denominato la persecuzione da loro subita durante il fascismo e lo sterminio del proprio popolo perpetrato dai nazisti.

(…) Nel caso di queste popolazioni è ancora più importante ricordare le angherie, la deportazione e la morte allora inflitte, perché tuttora sono un gruppo etnico fortemente stigmatizzato dal punto di vista sociale e vittima di pregiudizi e di hate speech, dovuti all’ignoranza sul loro conto.” (da “A forza di essere vento. La persecuzione di rom e sinti nell’Italia fascista” di Chiara Nencioni edizioni ETS 2024).

I Leoni di Breda Solini. Quanti di noi ne hanno trovato cenno sui manuali scolastici di storia?

“Era così chiamata una squadra di sinti, professionisti dello spettacolo ambulante, i quali di notte si trasformavano in patrioti mettendo a segno efficaci azioni contro i tedeschi… Di giorno si esibivano e di notte si muovevano a bordo di un ‘postone’, cioè un camioncino e si occupavano per lo più di rubare materiale bellico da consegnare poi ai partigiani. (da “Vittoriosi alfin liberi siam” Rom e Sinti nella Resistenza italiana di Chiara Nencioni edizioni ETS,2025).

La passione, la sensibilità e anche l’esperienza didattica con cui la prof.ssa Nencioni ha saputo parlare ai ragazzi ha evocato in loro attenzione e interesse sinceri, intessendo dopo la presentazione un dialogo spontaneo. Nella concretezza delle risposte la docente, partendo dalla condizione emblematica di marginalità sociale e di esclusione rappresentata dall’essere identificato come ‘zingaro’ (etimologicamente intoccabile) ha saputo toccare le corde di una sensibilità giovanile che troppo spesso conosce il disagio della difficoltà di comunicare, dell’isolamento, in tempi contrassegnati da “una complessità difficilmente decifrabile nelle riduttive semplificazioni della comunicazione social”, come ha sottolineato nel suo appassionato intervento il Dirigente.

In totale, si stima, il ‘grande divoramento’ (Porrajmos) detto dai protagonisti anche Samudaripen (significa ‘tutti uccisi’), ha lasciato una voragine di 500.000 morti in tutta l’Europa.

Non continuiamo ad ucciderne anche la memoria.

A conclusione del programma sulla giornata della Memoria, il 27 gennaio, alle ore 11, come ogni anno, ci sarà la deposizione della corona di alloro vicino alla mattonella a Piero Terracina, “provocatoriamente” posizionata sulla strada intitolata ad Almirante, uno dei firmatari della difesa della razza. Vi aspettiamo popolo antifascista a partecipare a questo momento.

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