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Sogni esigenze e desideri dei lavoratori di domani Studenti fuorisede: esperienze a confronto
15 novembre 2006

La vita da fuorisede è difficile, quasi quanto lo è la scelta di andare a studiare fuori, di allontanarsi dalla propria casa e entrare una nuova realtà, dove si deve ricominciare tutto daccapo. Dario e Giuseppe, 23 e 24 anni, hanno vissuto quest'esperienza, in due modi differenti ma entrambi con risultati soddisfacenti. Giuseppe ha scelto ingegneria informatica, ed ha cominciato il suo percorso universitario al politecnico di Bari. In un solo anno di frequenza si è reso conto della situazione: il livello di organizzazione, la struttura di collegamento con il mondo del lavoro ed i servizi del politecnico di Bari sono ad un livello imbarazzante. Il PoliBa, che dovrebbe essere il riferimento tecnologico della Puglia rimane una vergogna. E così Giuseppe cominciò ad informarsi, naturalmente online, alla ricerca di una soluzione ai suoi problemi universitari. È stato nel sito del politecnico di Milano che è riuscito a trovare tutte le risposte che cercava, il massimo esempio di innovazione didattica mai esistito in Italia: la laurea On Line, il primo corso di Laurea (guardacaso proprio in Ing. Informatica), organizzato direttamente con gli strumenti dell'Information Technology. Giuseppe racconta di non aver avuto alcun problema con la IOL (Informatica on Line). L'organizzazione era perfetta, e nonostante questo tipo di corso di laurea non gli abbia permesso di conoscere persone vicine, tuttavia le sessioni d'esame, che erano l'unica vera occasione di incontro dal vivo, gli hanno permesso di volta in volta di conoscere compagni d'avventura nuovi, provenienti da tutte le parti d'Italia, di età ed esperienze diverse. Rispetto al politecnico di Bari, il PoliMI ha continuato a migliorare il livello dei suoi servizi: il libretto è scomparso in luogo del tesserino elettrico e TUTTE le operazioni di segreteria si svolgono sul sito. Oggi Giuseppe ha concluso il I° livello di laurea ed è stato in quel momento che la sua vita da fuorisede è davvero cominciata: adesso vive a Milano e appena trasferitosi si è messo a cercare una possibilità di tirocinio, ed il politecnico di Milano era organizzatissimo anche sotto questo punto di vista: girando sul PortaleStage del Politecnico alla ricerca dell'offerta che facesse al caso suo ha trovato un'offerta presso un consorzio (fondato dal Politecnico stesso) che si occupava di Home Automation, cioè automazione della casa. Dopo il colloquio Giuseppe è stato richiamato ed ha avuto la possibilità di lavorare in un ambiente che aveva partnership illustri, e gli stagisti di fatto erano coloro che materialmente realizzavano la Digital Home. La testimonianza di Dario invece è in parte diversa. Nel suo caso la scelta di andare a studiare fuori è stata dettata da un desiderio personale: il suo sogno nel cassetto era quello, una volta laureato, di lavorare in Ferrari, e il Politecnico di Torino è una delle maggiori fonti di approvvigionamento per gli uomini di Maranello. Ma il suo sogno non è stato l'unico motivo che l'ha spinto a prendere questa decisione: quando si è immatricolato è stato il periodo in cui si stava imponendo a tutte le maggiori università di passare dal vecchio al nuovo ordinamento ed il primo anno sarebbe stato un anno di rodaggio. L'unica università che aveva già intrapreso la strada della riforma era quella di Torino, e la possibilità di trovare lavoro dopo la laurea era maggiore di quella che poteva avere uno studente laureatosi a Bari, perché il Politecnico di Torino è inserito in un contesto decisamente più fitto di realtà industriali ed è in pieno incremento per quanto riguarda il settore terziario. In questo momento Dario sta già lavorando come se fosse già ingegnere presso una società di ingegneria, nonostante non sia ancora laureato. C'è chi si sposta per seguire i propri sogni, chi decide di lasciare la propria città perché insoddisfatto del sistema universitario che gli viene proposto. Poi c'è chi decide di andar via perché in una piccola città si sta un po' stretti, “perché Roma è Roma” e perché si ha bisogno di allargare i propri orizzonti, di fare nuove esperienze, di imparare a vivere con le proprie forze e poi c'è anche chi va via “perché quell'università privata è un ottimo biglietto da visita e troverò sicuramente lavoro”. Agli studenti l'ardua sentenza… ma… resta il fatto che ogni anno sono sempre di più ad andar via.
Autore: Alina de Gennaro
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