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Sì all’albergo in zona Torre Calderina Il consiglio comunale approva il progetto, contro solo Ds e Rc. Accesa discussione
15 gennaio 2002

Il 10 gennaio il consiglio comunale ha approvato a larga maggioranza l’accordo di programma già siglato con la Regione Puglia per la realizzazione di un complesso alberghiero in località torre Calderina. Un vero e proprio villaggio turistico in un’oasi faunistica protetta. Il progetto ha ottenuto i voti favorevoli di quasi tutto il consiglio comunale, maggioranza e gran parte dell’opposizione. Due soli voti contrari, quello dei Ds (Corrado Minervini) e di Rifondazione Comunista (Antonello Zaza). Accesissimi i toni della discussione, durata oltre quattro ore. “Su quell’accordo gravano pesanti illegittimità”, ha esordito subito Antonello Zaza. “Le relazioni tecniche prodotte dall’ingegner Parisi, Capo Settore Territorio del Comune, e poi il successivo parere paesistico favorevole formulato dalla Regione, dicono il falso quando affermano che sulla zona non insistono regimi di tutela propri degli ambiti territoriali distinti”. La definizione di “ambiti territoriali distinti” corrisponde a un particolare tipo di tutela stabilito dal Putt/p regionale (Piano Urbanistico Tematico Territoriale / paesaggio), che, in effetti, insiste anche sull’area interessata dal futuro insediamento turistico, nonostante Parisi, nella relazione tecnica, affermasse esattamente il contrario. L’area in realtà è sottoposta a vincolo faunistico (ambito territoriale distinto, appunto), proprio dal Putt/p (peraltro recentemente recepito dal Comune di Molfetta che ne ha prodotto le relative perimetrazioni). Si tratta infatti di una zona di passo per gli uccelli, riconosciuta oasi di protezione dalla Regione sin dal 1985. Durante il consiglio comunale, nel corso della requisitoria di Zaza, particolarmente insistente (“Qui dentro non si possono fare processi alla Parry Mason”, è sbottato a un certo punto il sindaco), l’ingegnere comunale Parisi, nonostante le iniziali perplessità dell’assessore all’Urbanistica Pietro Uva, non ha potuto non riconoscere che quell’area è effettivamente interessata da ambiti distinti. Ma l’assessore precisa: “Ci siamo attenuti alla legge. Quella zona è già antropizzata, cioè irrimediabilmente compromessa. Quest’insediamento è possibile”. Di “ecomostro” ha pure parlato il consigliere Corrado Minervini, chiarendo l’entità del progetto e le ripercussioni che le strutture previste avranno su tutta l’area. “17.000 mq di cemento, un albergo di tre piani, due piscine, bungalows che in realtà sono confortevoli villini sul mare. Il tutto per soli 10 posti di lavoro e senza che si sia fatta una corretta valutazione delle consistenti risorse ambientali e architettoniche di quell’area”. Anche la proposta di indire un concorso internazionale di idee per redigere un piano di secondo livello, avanzata da Corrado Minervini con un emendamento, non ha incontrato il favore né della maggioranza, né del resto dell’opposizione. “Servirebbe a pianificare correttamente e in maniera qualificata lo sviluppo turistico di tutta la costa molfettese, integrandolo con il sistema porto e il sistema Asi”, aveva dichiarato Corrado Minervini nel corso del suo intervento. Ma dai banchi di maggioranza qualcuno, anche abbastanza divertito, commentava: “E’ l’Ufficio Tecnico l’unico titolato a progettare la città”. Alla fine, il villaggio è passato. Insieme a un emendamento proposto dai Democratici volto a stabilire criteri di progettazione partecipata, per tutti gli interventi di pianificazione futuri. “E’ sconcertante il bassissimo livello di consapevolezza e lungimiranza dimostrato dalla maggioranza in quest’occasione. Manca del tutto l’idea che un turismo sostenibile e rispettoso dell’ambiente possa essere molto più redditizio anche in termini economici”, commenta dopo il voto Corrado Minervini. E Antonello Zaza promette: “Il mio partito intende andare a fondo sulle illegittimità commesse nell’intero procedimento che ha portato a questo accordo di programma”. Intanto il circolo Legambiente di Molfetta e l’Archeoclub d’Italia-sezione di Molfetta, denunciano: “Si tratta di un gravissimo attacco al patrimonio ambientale, attraverso un uso spregiudicato e non coerente degli strumenti normativi vigenti”. E continuano: “Sin dal 1985 la zona costiera tra Molfetta e Bisceglie è stata riconosciuta “bellezza naturale” e “area di notevole interesse pubblico”. Si tratta di una delle più suggestive località costiere del Nord Barese per la presenza di siti di valore archeologico da indagare e tutelare, come Cala San Giacomo, di strutture storico- architettoniche da recuperare, come Torre Calderina, di un patrimonio floristico e faunistico di singolare, di emergenze naturalistiche come la zona di Pantano e delle grotte di Ripalta”. L’iniziativa, sostenuta anche dal comitato biscegliese per la Salvaguardia della zona Pantano Ripalta, mira a creare un vasto movimento di opinione intorno alla non opportunità del complesso alberghiero previsto nell’oasi. Una ferita troppo grave per un’area già seriamente compromessa e meritevole di interventi di qualificazione e restauro ambientale e architettonico, piuttosto che di una massiccia cementificazione. “Vogliamo che si scelga uno sviluppo turistico sostenibile, vantaggioso per la collettività e lungimirante nel tempo. Tutt’altro che un albergo di tre piani all’ombra di una meravigliosa torre antisaracena”, commentano Legambiente e Archeoclub. Massimiliano Piscitelli Tiziana Ragno
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