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Scuola: le Foibe e il Giorno del ricordo che non c'è
15 marzo 2009

Giorno della Memoria, 27 gennaio, Giorno del Ricordo, 10 febbraio. Due date vicine nel calendario, probabilmente vicinissime anche nel senso che, decenni dopo, assumono – o dovrebbero assumere –, lontanissime nelle proporzioni e nel coinvolgimento nazionale, ma, ciò che più conta, cittadino, nella commemorazione. Il 10 febbraio in tutta Italia è il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe, del massacro compiuto dalla Jugoslavia filocomunista di Tito sugli oppositori italiani, e non solo. Siamo andati nelle scuole di Molfetta a chiedere a dirigenti e presidi se e come intendessero celebrare il Giorno del Ricordo, e ne abbiamo sentite di tutti i colori. La più eclatante, tra alcuni insegnanti: “per l'Olocausto c'è una legge che impone la commemorazione, per le Foibe non siamo tenuti”. Niente di più sbagliato: la legge n. 92 del 30 marzo 2004 afferma che “la Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata [...] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado...”. Una legge che si riferisce a fatti sostanzialmente contemporanei a quelli commemorati dalla legge sul Giorno della Memoria, entrata in vigore solo tre anni dopo di essa, e riferita a una commemorazione, quella del Ricordo, che esiste dal 1949. Solo, meno celebre. Ai bambini e ragazzi di elementari e medie molfettesi (per le superiori, abbiamo voluto fortemente sperare che sia una formalità. Ma magari, alla luce dei risultati dei primi due gradi di istruzione, rimandiamo il verdetto all'anno prossimo) abbiamo invece chiesto, nell'ordine: se sapessero cos'è il Giorno del Ricordo, e quando si celebra, se sapessero cos'è la Shoah e chi l'ha compiuta, se sapessero cosa è l'eccidio delle Foibe, e chi l'ha compiuto. I dati raccolti danno un quadro significativo, per quanto non imprevedibile. Giustificazioni dei dirigenti, imbarazzo dei docenti. Preambolo inevitabile: alla prima domanda tra gli alunni, anche di scuole medie, la risposta frequente è: “Giorno della Memoria, vuoi dire, signor giornalista”. No, Giorno del Ricordo, voglio dire. A dirla tutta, è la stessa risposta che ci dà un dirigente scolastico che poi sì, assicura che la legge la conosce, ci mancherebbe. Adesso, i nudi quanto incontrovertibili dati: il 78% degli alunni intervistati non sa cosa sia il Giorno del Ricordo, né tantomeno quando si celebri. Del restante 22 %, la stragrande maggioranza è rappresentata dagli alunni delle medie “San Domenico Savio”, per motivi che diremo fra poco. Gli altri, sparuti, studenti che lo sanno, dicono di averlo sentito al telegiornale, ma non dalla scuola. Il 92% dello stesso campione di alunni, sa cosa siano l'Olocausto, la Shoah, i campi di concentramento (nei più piccoli, subentra la certezza proprio con quest'ultima espressione), l'8 per cento, totalmente appartenente al grado delle elementari, no. Il dato più eloquente, al confronto, è quello relativo alle Foibe: il 73% degli stessi alunni (scelti in scuole appartenenti alle ultime classi dei due gradi di istruzione presi in considerazione, e campionati in differenti zone della città), non ha mai sentito parlare di Foibe, non sa cosa siano. Anche in questo caso, il 27% di chi lo sa, appartiene alla Savio. Per il resto, anche su questa risposta qualche discontinua illuminazione: “ah, stamattina al telegiornale, hanno detto le foibe. Sono lapidi”. Ancora il 92% degli alunni sa chi ha compiuto la Shoah, lo sterminio degli ebrei, o “ebraici”, come candidamente dice un bambino di quinta elementare: praticamente, chi sa cosa sia l'Olocausto, sa anche chi l'ha compiuto, sia detto con “Hitler”, o “nazisti”, o “tedeschi”. Ciò non avviene invece nel caso delle Foibe: di quel 27% che sa di cosa si tratti, una percentuale ancora minore sa di chi siano le responsabilità: l' 83% non lo sa, il 17% indica invece “Tito”, o “Jugoslavia”. Non viene mai menzionato il comunismo. Una percentuale considerevole, quantificabile a circa un quarto, di chi invece non sa chi abbia compiuto il massacro delle Foibe, azzarda, con una certa sicurezza: “anche quelle i nazisti”. Chiarimento necessario per una corretta lettura dei dati: le domande agli alunni sono state poste in maniera collettiva, per classe. Vale a dire che per essere registrato un “no”, una intera classe doveva non conoscere la risposta. Anche solo un alunno che alzasse la mano e desse la risposta corretta, anche se molto vaga, faceva registrare l'intera classe come “risposta sì”. Questo rende ancora più disarmante la lettura dei numeri raccolti. Capitolo dirigenti: il 100% di essi afferma di essere a conoscenza della legge che raccomanda di accennare alle tematiche legate alle Foibe e agli infoibati. Quanti l'hanno messa in pratica? Nessuno, o quasi. Quasi, perché degli istituti campionati, l'unico ad aver celebrato il Giorno del Ricordo, peraltro accorpandolo alle tematiche del Giorno della Memoria in 27 Gennaio, e dunque nel Giorno della Memoria, è la scuola media Savio. Anche per questo nell'istituto abbiamo raccolto, in assoluto, il riscontro migliore in termini di conoscenza della tematica. La Savio è stata ospite il 31 gennaio al Teatro Royal di Bari, dove ha incontrato deportati, letto brani sull'Olocausto, eseguito musiche sul tema, e almeno citato anche le Foibe, pur confessando i docenti responsabili della manifestazione, a cui si riferisce l'immagine che correda l'inchiesta, “notevoli difficoltà nel reperire materiale storico, fotografico, letterario o musicale, sulle Foibe”. Insomma, a Molfetta nessuna iniziativa specifica nelle scuole. La legge è carta straccia: chi confessa di non aver ricevuto alcuna circolare, chi tra i docenti neanche al conosce. Ma tra i docenti la risposta più comune è che è colpa del taglio ai programmi didattici, che non arrivano alla fine della seconda guerra mondiale, almeno per le elementari. E' legato ad allora anche l'Olocausto, verrebbe da considerare. “Quello lo leghiamo a tematiche come il razzismo e la tolleranza: come facciamo a spiegare che ci si è massacrati anche tra appartenenti alla propria razza, per motivi politici ?” ci risponde una docente. Insomma, un po' i programmi, i po' i contenuti intrinsechi tra le ragioni o giustificazioni, in generale un grande imbarazzo e un rammarico che ci è sembrato sincero, tra i docenti. Ma per certi versi la più illuminante di tutte è la conversazione con il dirigente della scuola primaria “Cesare Battisti”, dott. De Bari: “Sì, conosco la legge, no, la scuola non ha organizzato iniziative. Perché? Per l'età, i bambini in quinta elementare non sono adatti a comprendere, non possiamo fare tutto”. Chiediamo se i bambini di quinta elementare sono più adatti a comprendere le foto delle fosse comuni ad Auschwitz. “L'Olocausto viene più capito, perché c'è più pubblicità, capita che i bambini vedano un dibattito in televisione. Per le Foibe bisognerebbe iniziare un discorso ex novo. Non possiamo fare tutto”. Una fortuna, quella di raccogliere le risposte del dirigente, che non abbiamo avuto nel caso del 5° circolo Rosaria Scardigno, nonostante due visite e oltre un'ora e un quarto di attesa, con tanto di incursori con urgenze maggiori, fatti passare avanti. Dobbiamo registrare anche il tentativo, fallito, di posticipare la questione al giorno successivo per un istituto, dopo la conversazione con il preside. “Sa, dobbiamo metterci d'accordo, organizzare la cosa”. O rendere edotti gli alunni in 24 ore, è il piccolo sospetto del redattore fazioso, e che non esita a farlo capire. Tentativo fallito, dicevamo: sarà per caso, sarà che il dirigente aveva avuto un presentimento, perché all'immediato riscontro, raccogliamo nell'istituto i dati in assoluto più raccapriccianti. “Ho dato direttive che per le ultime classi i docenti facessero almeno un accenno alla Foibe”, era stata la premessa. Evidentemente, qualcosa non ha funzionato. Ciò che indiscutibilmente continua a non funzionare è ancora la grandissima ombra attorno ad avvenimento storico ancora, colpevolmente, poco noto e, come ci dicono, poco pubblicizzato. Sarà per l'anno prossimo.
Autore: Vincenzo Azzollini
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