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Scoppia la vertenza Fonderia Palbertig Incertezze sul futuro dell'azienda, lavoratori preoccupati
15 novembre 2006

I cartelloni lo dicono chiaramente: la fabbrica Fonderie Palbertig sarà smantellata e sui terreni si costruiranno una serie di palazzi. La nuova destinazione urbanistica dell'area (14.360 mq) fu frutto di un accordo tra azienda e Comune, sottoscritto nel dicembre 2004, per sciogliere un contenzioso legale sul destino dei terreni. Inizialmente l'area rientrava nel Comparto 17 e quindi classificata Area C (nuova espansione). L'azienda, invece, reclamava la tipologia B (completamento), al pari delle altre area in cui erano presenti capannoni dimessi, come “Pansini Legnami”, “Pisani Legnami” e “Catenificio Sallustio”. Ricordiamo che in tali aree (B), si attuano piani di recupero delle volumetrie esistenti (demolizioni e ricostruzioni o ristrutturazioni), incrementate di un ulteriore indice di fabbricabilità di 1,5 mc/mq. Il “Lodo Palbertig” fu sciolto con una variante al comparto 17 e stralciata l'area della fonderia. In pratica, i fabbricati previsti nell'area ricadenti della fonderia sono stati spostati da un'altra parte, e con lo stralcio si permetterà ai proprietari dell'azienda, in virtù dell'art. 34 delle NTA, di demolire i capannoni esistenti e costruire manufatti di pari volumetria. La soluzione fu concertata e formalizzata da un atto unilaterale d'obbligo: l'impegno dei titolari a smantellare la fabbrica, entro tre anni dall'approvazione definitiva da parte del Comune del progetto di conservazione o riqualificazione della zona, che dovrà presentare la stessa azienda, e rinunciare ai ricorsi legali. In caso d'inadempienze scatta una penale di 200mila euro. A due anni dall'accordo, mentre la macchina dei “palazzinari” sembra si sia messo in moto, nulla si sa della fine che farà l'azienda. “Continuerà ad esistere?”, “Avremo ancora il nostro lavoro?”. Sono le angosciose domande dei trenta lavoratori che temono di vedere il loro posto di lavoro sparire insieme allo smantellamento dello stabilimento. Il trasferimento di una fabbrica, soprattutto di una fonderia, non è come fare un trasloco. Richiede una pianificazione e organizzazione logistica complessa, con il coinvolgimento delle maestranze. Una serie d'attività che sarebbero balzate agli occhi dei dipendenti. Invece lo stabilimento continua a funzionare come al solito. Alle timide richieste informali dei singoli lavoratori, i titolari non hanno mai dato risposte. Silenzi che alla fine sono apparse loro come funesti presagi. In quasi mezzo secolo di storia, i rapporti tra proprietà e lavoratori sono sempre stati improntati tra benevolenza padronale e reverenza della maestranze. Termini come rispetto delle norme contrattuali e sindacato non sono mai entrati in fabbrica, forse perché non c'era bisogno. Ma ora che il gioco si fa duro, anche i lavoratori cominciano a puntare i piedi. Le tute blu si sono rivolte alla Camera del Lavoro di Molfetta e l'interessamento della FIOM CGIL ha costretto l'azienda molfettesi a sedersi ad un tavolo, insieme a Confindustria e Sindacato. Il motivo? La solita questione di straordinari non retribuiti In quell'incontro però fu sollevata la questione fondamentale e il sindacato chiese quali fossero le intenzioni sul futuro dell'azienda. Il rappresentante della Palbertig al tavolo pare abbia espresso una valutazione personale. Questo può significare che tra i proprietari le posizioni sono diverse, tra chi vuole sbaraccare tutto e capitalizzare i terreni e chi vorrebbe continuare l'attività. Un'incertezza che però appare una semplice illusione, perché nei fatti sembra tutto deciso. Il tabellone 6x3, che troneggia all'imbocco del viale che porta al Cimitero e che annuncia il trasferimento della Palbertig nella zona Asi, è una mancata verità. All'Asi non risulta nessun'assegnazione di suoli all'azienda né tanto meno una richiesta. Per essere più precisi, l'azienda formulò qualche anno fa una richiesta, fu anche fatta una preassegnazione, ma poi revocata per espressa rinuncia della Palbertig. Questo significa che quando l'azienda sottoscrisse l'accordo con il Comune forse aveva già in mente dove andare a parare. Allora l'assessore Uva dichiarò: “Questa nuova organizzazione urbanistica è più razionale rispetto alla precedente, si applicano in maniera precisa le NTA, si dà una risposta definitiva ad un'emergenza ambientale data dalla presenza della fabbrica, si salvaguardano i posti di lavoro nel momento in cui la fabbrica potrà insediarsi in una zona compatibile”. Affermazione che sottintendeva l'impegno, almeno informale, dell'azienda a continuare l'attività. Questa vicenda però ha anche un risvolto pubblico o se vogliamo politico, perché è l'esempio di come la politica può indirizzare le scelte in campo economico. I proprietari che si apprestano a far il business del mattone, lo potranno fare, nei modi e nella sostanza, grazie ad un accordo con il Comune, il quale non era obbligato a farlo. Una scelta che ha reso più appetibile la speculazione edilizia rispetto all'attività produttiva. Ovviamente abbiamo cercato di sentire la Palbertig, ma la gentile consorte del sig. Pietro Palberti al telefono ci ha dichiarato: “L'azienda al momento non è disponibile a rilasciare nessuna dichiarazione o intervista”. In attesa di sentire la campana dell'azienda, è forte il sospetto che se Palbertig sparirà come impresa non sarà per motivi industriali (stabilimento improduttivo, criticità del mercato di riferimento e quanto altro), ma semplicemente perché i proprietari, soddisfatti del bussines edilizio, non hanno più voglia di continuare l'attività. È chiaro che nessuno può entrare nel merito di scelte private. Ciò che è antipatico è la mancanza di chiarezza nei confronti dei lavoratori, così come non è corretto inalberare un tabellone 6x3 che dice altro. BOX La vertenza Palbertig rompe un tabù sulla realtà operaia a Molfetta. Finora abbiamo affrontato le tematiche dello sviluppo, raccontando di imprese e imprenditori. Riteniamo che sia arrivato il momento di guardare l'altra faccia della medaglia, quella dei lavoratori. Giovani, uomini e donne, cui spesso sono negati diritti e dignità. Abbiamo incontrato Nicola Leone responsabile della Camera di Lavoro della CGIL di Molfetta, per venti anni segretario provinciale dei metalmeccanici. Signor Leone, partiamo dall'attualità, c'è una caso o una vertenza Palbertig? “Come sindacato siamo entrati da poco nella Palbertig. Accanto ad una vertenza legata a straordinari non pagati, c'è una questione più inquietante. L'impresa ha impiantato un tabellone in cui annuncia il trasferimento nell'Asi. I lavoratori non sanno nulla, e siccome nella zona industriale non si sta realizzando nessun stabilimento, temono di essere buttati in mezzo ad una strada da un momento all'altro. Sono curioso di capire se gli accordi tra proprietari e Comune per l'edificabilità dell'area in c'è la fonderia, sono stati fatti per favorire il trasferimento dello stabilimento o meno. Siamo in attesa di capire se la Palbertig avrà un futuro. Se ci sarà continuità, i lavoratori sono disponibili a fare la loro parte”. A Molfetta si parla tanto di imprese e imprenditori. Da un punto di vista dei lavoratori, rispetto dei contratti, tutele e sicurezza com'è la situazione in generale? “Rispetto ad altre realtà la situazione è più pesante. Molte volte ci troviamo di fronte più che ad imprenditori ad avventurieri, senza storia e senza cultura, che interpretano il libero mercato con la presunzione di poter fare tutto quello che vogliono nella loro azienda. Quindi lavoro nero, salari non corrispondenti alle ore lavorate, contributi versati in maniera saltuaria, il tutto aggravato spesso da atteggiamenti arroganti. I lavoratori spesso qui si sfogano, anche perché se non ci fossero le strutture sindacali i lavoratori sarebbero soli, ci raccontano di essere continuamente sotto ricatto, trattati verbalmente in modo indecente”. Quali sono i settori in sofferenza? “Nell'edilizia le violazioni sono una costanza, mentre nel settore metalmeccanico le cose vanno meglio, forse perché è un settore con una tradizione e gli imprenditori hanno una storia. Soprattutto con le aziende iscritte alle varie organizzazioni imprenditoriali si riesce a collaborare. Il sindacato è un alleato delle aziende. Quando ci siamo trovato in aziende in crisi, i lavoratori hanno sempre fatto la loro parte, rinunciando anche a parte del salario”. Secondo la sua esperienza l'amministrazione locale può giocare un ruolo tra gli imprenditori e il sindacato? “Il Comune ha un ruolo importante perché rilascia le licenze edilizie, sia per realizzare i palazzi, ma anche i capannoni. Quando si chiede una licenza edilizia, l'impresa deve anche dichiarare la sua capacità produttiva, quindi anche il numero delle maestranze. Secondo me il Comune ha il dovere di controllare se quando dichiarato dalle imprese corrisponde al vero. L'esigenza di creare un tavolo di concertazione locale emerge da una questione che riguarda la mobilità nella zona industriale. Il 97% dei lavoratori è costretto ad utilizzare l'auto, perché il trasporto pubblico non esiste. Nelle ore di punta, ingresso e uscita dalle aziende, si crea un lungo serpentone di macchine sia sulla statale 16 che sulla 16bis. Ci sono lavoratori che rimangono in fabbrica durate la sosta pranzo”. Come vogliamo chiudere questa intervista? “Il mio pensiero va ai lavoratori della Palbertig. Vivono la vicenda con tristezza, perché non si aspettavano una cosa del genere. Ci sono lavoratori che lì dentro hanno trascorso una vita e si sentono traditi da un'azienda, considerata per loro come una seconda famiglia. Mi auguro che non si arrivi all'irreparabile”.
Autore: Francesco Del Rosso
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